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Le dinamiche delle mafie: la proiezione internazionale è l’unicum della ‘ndrangheta

Nell’ultima relazione della Dia le cosche calabresi si caratterizzano per la spiccata propensione globale rispetto ai gruppi siciliani e campani

Pubblicato il: 07/05/2023 – 12:04
Le dinamiche delle mafie: la proiezione internazionale è l’unicum della ‘ndrangheta

La proiezione ella ‘ndrangheta oltre i confini italiani non ha eguali nel panorama criminale italiano. L’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia “fotografa” in modo preciso le dinamiche delle storiche organizzazioni mafiose evidenziando plasticamente il tratto che caratterizza le cosche calabresi dai gruppi di Cosa Nostra e della camorra: la dimensione transnazionale che le rende un vero e proprio network che si sostanzia nella leadership nel narcotraffico. Del resto, la conferma è l’attivazione, da alcuni anni, del progetto “I Can” che riunisce diverse polizie nel mondo per contrastare quella che è ritenuta il “nemico pubblico numero 1”. Un “gap” di pericolosità che si riscontra plasticamente nelle premesse della relazione della Dia.

La “fotografia” della Direzione investigativa antimafia

«La ‘ndrangheta – scrive la Direzione investigativa antimafia – trova il suo punto di forza, da un lato, nella fedeltà alle origini e nella solida strutturazione su base familiare e, dall’altro, nella massima flessibilitàà ed intuito affaristico-finanziario che la proietta all’esterno della regione di origine ed anche all’estero… Nonostante i dati statistici rivelino una sensibile e generalizzata diminuzione del reato di associazione per delinquere, dell’associazione di tipo mafioso e del riciclaggio, per quanto riguarda gli stupefacenti, invece, si assiste ad una decisa e crescente ripresa dei traffici internazionali da parte delle cosche calabresi che hanno, come baricentro logistico e punto privilegiato di ingresso, il porto di Gioia Tauro». Dinamiche che non si  ripetono per quanto riguarda le altre organizzazioni. «La criminalità organizzata siciliana – si legge nella relazione della Dia – continua ad annoverare, tra le principali fonti di guadagno il traffico di stupefacenti, la gestione del giro di scommesse on line, le estorsioni declinate in tutte le loro forme e, con particolare riferimento alla zona di Palermo, la ricettazione e il riciclaggio di metalli preziosi – provento di rapine e furti – mediante la complicità di imprese commerciali del tipo “compro oro”. Gli esiti investigativi e le dichiarazioni dei collaboratori documentano come cosa nostra incoraggi i suoi accoliti a “raccogliere” quanto più oro possibile in considerazione dell’alto valore del metallo… I sodalizi più strutturati, ai quali non manca la manovalanza criminale poiché attingono alle sacche di emarginazione radicate nelle periferie degradate delle città, risultano avere esteso la propria operatività in tutta Italia». Quanto alla camorra, la Dia descrive «un complesso sistema criminale permeato dall’operatività di storiche e consolidate compagini criminali e di aggregazioni dagli equilibri instabili che, non di rado, cercano di legittimarsi ricorrendo a metodi violenti per affermare il proprio controllo del territorio. Una criminalità sempre alla ricerca di nuove, migliori e più lucrose posizioni nei mercati illegali ma anche interessata alla espansione di una fitta rete di imprese. Le indagini hanno documentato la capacità, da parte dei sodalizi criminali di maggiore tradizione, di penetrare nell’alveo socio-economico imprenditoriale riuscendo spesso a consolidare posizioni monopolistiche in interi settori così da incidere significativamente nel tessuto economico del territorio. Non si può più parlare, dunque, di una camorra parassitaria ma di sedimentate organizzazioni divenute esse stesse protagoniste di sofisticati processi finanziari, potendo contare su una propria classe imprenditoriale e riuscendo così a sfruttare spazi criminali offerti dalle “maglie larghe” di frange colluse della pubblica amministrazione». (redazione@corrierecal.it)

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