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Il boss di ‘ndrangheta che rischia di morire nel carcere di Opera

Gaetano Bandiera, 75enne capoclan di Rho, rifiuta il ricovero nel reparto di Cospito. E i rimpalli di competenze ritardano la soluzione

Pubblicato il: 14/05/2023 – 8:53
Il boss di ‘ndrangheta che rischia di morire nel carcere di Opera

MILANO Gaetano Bandiera, 75enne boss di ‘ndrangheta e capo del “locale” di Rho, è un condannato per mafia “incompatibile al carcere”. E sta morendo a Milano. Il Fatto Quotidiano racconta questa «storia di cosche e galera» e ricorda che «il diritto alla salute deve essere concesso a tutti, persone perbene, corrotti o mafiosi». Bandiera, prima di essere arrestato il 22 novembre, era già stato condannato per mafia in via definitiva nel 2010. Nel 2013 le sue condizioni fisiche non sono buone, ma è compatibile col carcere. Fino al 2018 quando ottiene il differimento pena nella villa di Rho. Da qui, raccontano le inchieste, riprende i suoi traffici, lasciandosi scappare la frase, intercettata: «Con me è tornata la ’ndrangheta». Quella dei Bandiera non è una mafia da colletti bianchi: violenza e controllo del territorio sono priorità per il clan. Dopo l’arresto, però, restano il diritto alla salute da garantire e l’incompatibilità con il carcere. Storia complicata: il boss in cella usa il treppiede per spostarsi, «all’aria non ci va, non è autonomo, utilizza l’ossigeno notte e giorno». Il perito di parte Marco Scaglione, il 7 gennaio scrive, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano: «La situazione clinica è tale da dover prevedere una sua ubicazione extra-muraria». Anche anche i periti del Tribunale di Milano confermano e scrivono che «Bandiera va collocato nello stadio più grave, quello in cui la fatica respiratoria non abbandona il paziente neanche durante il riposo». La conclusione dei periti del giudice, il 14 febbraio, è netta: «Un pronto ospedaliero è necessario e non rinviabile, per tutelare il diritto alla salute di Gaetano Bandiera». Il giorno dopo il giudice dispone il ricovero nel “repartino carcerario” dell’ospedale San Paolo, lo stesso dell’anarchico Alfredo Cospito. Bandiera, però, non vuole andarci. Il suo legale Amedeo Rizza spiega al Fatto che si rifiuta «sue pregresse esperienze», dice che là «non lo curavano». Tra soluzioni complicate da attuare e il no al ricovero forzato, il primo marzo Bandiera rifiuta il ricovero. La direzione di Opera manda al gip che risponde: «Si comunichi al detenuto che non rientra tra le competenze del giudice la scelta delle strutture sanitarie esterne, che rientra tra le prerogative del Dap». Lo stesso giorno Bandiera al giudice: «Rifiuto categoricamente di essere portato al San Paolo (…). Chiedo di essere portato in qualsiasi altro ospedale». E il giudice chiarisce: «Non rientra nelle mie competenze l’individuazione delle strutture ospedaliere trattandosi di “scelte” del Dap. Il provvedimento è per la sua salute». Più di due mesi dopo la situazione non è cambiata. Il boss ‘ndranghetista di Rho rischia di morire nel centro clinico di Opera.

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