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Turboli è un ex pentito. Si ferma la collaborazione con la Dda di Catanzaro

L’annuncio nel corso dell’udienza del processo “Testa del serpente”. L’ex braccio destro del reggente Roberto Porcaro torna sui propri passi

Pubblicato il: 23/05/2023 – 15:33
di Fabio Benincasa
Turboli è un ex pentito. Si ferma la collaborazione con la Dda di Catanzaro

COSENZA «Voglio precisare che non voglio più collaborare». Danilo Turboli fa marcia indietro. Ad annunciarlo, in collegamento video, è lo stesso ormai ex pentito nel corso dell’udienza del processo “Testa del serpente” in corso al Tribunale di Cosenza. Dopo aver annunciato la collaborazione con la Dda di Catanzaro e fornito, attraverso alcuni verbali, informazioni sul gruppo degli “Italiani” guidato da Roberto Porcaro, nuovo collaboratore di giustizia, l’ex braccio destro del presunto reggente di uno dei clan più potenti del cosentino ha deciso di ritornare sui suoi passi. Turboli ha nominato l’avvocato Antonio Quintieri.

La “Testa del serpente”

Nell’ambito dell’inchiesta “Testa del Serpente“, scattata nel dicembre del 2019, viene eseguito il fermo di indiziato di delitto nei confronti di 23 indagati, accusati di una serie di reati aggravati dalle modalità e finalità mafiose. Dopo la fase cautelare è stata esercita l’azione penale, per una serie di reati rispettivamente contestati agli imputati, tra i quali figura proprio Danilo Turboli. Tra le imputazioni si segnalano la disponibilità delle armi rinvenute a via Popilia a Cosenza il 7 febbraio 2018, i tentati omicidi di Rocco Abbruzzese detto “Pancione” (2010) e di Salvatore Muoio (2011) e del concorso nell’omicidio di Luca Bruni avvenuto il 3 gennaio 2012.

Chi è Turboli, «il luogotenente di Porcaro»

La figura di Danilo Turboli come braccio destro di Porcaro emerge nei verbali dei pentiti Luca Pellicori e Francesco Noblea. Tra il 2018 e il 2019, i due tratteggiano il profilo dell’ex pentito e di suo fratello Alberto come quelli di due persone vicine al clan Lanzino-Ruà. «I fratelli Turboli sono da considerarsi indiscutibilmente come figure centrali, persone di assoluta fiducia di Porcaro, che concorrono materialmente, assieme al proprio entourage di fidati sodali, alla realizzazione del pactum scerelis con il dominus». Le valutazioni ricavate dai magistrati antimafia non lasciano dubbi sulla vicinanza di Turboli a Porcaro e alla sua famiglia. Un «inscindibile e indiscusso vincolo associativo» che lo avrebbe portato ad agire per conto dell’ex reggente «nell’usura, nelle estorsioni, oltre che nella consumazione di reati in materia di armi e narcotraffico».

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