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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Il “mal territorio” in Calabria. Abusi e pericoli in una regione a rischio (e senza difese)

La scomparsa della forestazione. La Platì del Nord senza sindaco. Gli Indiana Jones del cinema perduto calabrese. Una Primavera che dura da 23 anni

Pubblicato il: 27/05/2023 – 7:00
di Paride Leporace
Il “mal territorio” in Calabria. Abusi e pericoli in una regione a rischio (e senza difese)

L’alluvione in Emilia Romagna riaccende il dovere di porre moniti sui rischi idrogeologici della nostra Calabria. Negazionisti o meno dell’emergenza climatica, è sotto gli occhi di tutti che i diluvi universali sono tra di noi. La rassegnazione andrebbe messa da parte. E’ un classico, affrontando il tema, partire dal meridionalista Giustino Fortunato che nel lontano 1904 definì la nostra regione “sfasciume pendulo sul mare”, concetto ripreso in seguito da Piero Calamandrei e Manlio Rossi Doria. Voto “otto” ai meridionalisti di un tempo.
La questione, lo sappiamo tutti, è molto seria. Il rapporto Ispra del 2021 che studia il fenomeno indica in Calabria il 17,1 per cento delle aree allagabili in zone di pericolosità elevata. Vi sono posizionati oltre 236000 calabresi, 92000 famiglie, oltre 90000 edifici. Anche 804 beni culturali si ergono in territori fragili che eventuali alluvioni possono devastare per sempre.
Un servizio di buona fattura dell’Aria che tira su La7 ha segnalato 142000 case abusive in Calabria, quindi una casa su 4 nella nostra regione è stata costruita fuori da piani regolatori. Il suolo è stato occupato in modo creativo e pericoloso secondo esigenze private, non curandosi di rischi e pericolo. Le case sono in riva ai fiumi e ai torrenti.

Un muro di contenimento crollato a Gimigliano

La trasmissione televisiva ha mostrato il comune di Gimigliano, 3340 abitanti, dove la gran parte dell’abitato assediato da continue frane ricade in zona ad alto rischio geologico. Gimigliano riceve troupe televisive nazionali dopo grandi calamità nazionali. L’ultimo servizio era stato realizzato da Sky dopo il disastro di Casamicciola ad Ischia. Gimigliano è esposta ad una catastrofe su cui nessuno interviene o pone riparo in sicurezza.
Una grande questione su cui si continuano a registrare richieste di condono per il gran non finito calabrese. Servirebbero misure draconiane che leverebbero consensi.
Sul recente ponte di Longobucco crollato ad “Agorà” in tv abbiamo ascoltato il presidente Roberto Occhiuto riferire che non erano state costruite fondamenta. La legge non lo prevedeva (a chi dare voto “zero” ?).
A parlar di dissesto il riflesso condizionato fa scattare la professione di forestali. Erano 30000 negli anni Settanta. Il dibattito politico rubricò tutto ad assistenzialismo. Era vero in parte. Una costante polemica alimentata da giornali di destra del Nord e dal vittimismo calabrese di chi anche in queste ore spaccia per nuovo un vecchio servizio televisivo su alcuni forestali fannulloni (una minoranza non è una moltitudine) ha distratto dal fatto che la forestazione attiva ha limitato i danni al territorio curando argini e alberi. Oggi a guardia di 653000 ettari boschivi ne sono rimasti circa 4000 e con una età media di 62 anni e con un contratto fermo a dieci anni fa. Entro 5 anni potrebbero essere pochissimi. Tra le tante emergenze che ha la Calabria una forestazione produttiva, tecnologica e ringiovanita insieme a una seria cura del territorio potrebbe salvare vite umane e disastri prossimi venturi che altrimenti purtroppo avverranno. Il governo Meloni ha annunciato che vuole presentare il Piano per l’adattamento climatico fermo dal 2016. I parlamentari calabresi si preoccupino di tutelare la Calabria. C’è tanto lavoro da svolgere. Prendiamocene carico tutti. Anche questa volta a ciascuno il suo.

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Lona Lases sta in Trentino. Ne ho scritto per questa testata nella mia inchiesta sulla ‘ndrangheta al Nord. Meno di mille abitanti, Comune sciolto per infiltrazione mafiosa. Per la quarta volta consecutiva niente sindaco. Le altre tre volte nessuna candidatura per paura della Legge e della cosca. Questa volta per l’unica lista hanno votato meno del 50 per cento degli aventi diritto e quindi tutto da rifare. Le prossime elezioni si rifaranno tra un anno. Resta il commissario in questa Platì del Nord abitata da molti calabresi. A Rende intanto aspettano il responso del Viminale. Arriverà un commissario anche in questo municipio?

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Guardando la trasmissione “Geo” su Raitre ho scoperto un tesoro audiovisivo molto pregiato. La giovane Caterina Iannelli con il papà Pino e il fratello Domenico sono una sorta di Indiana Jones del cinema perduto calabrese. Vecchi supporti beta e umatic, nastri e pellicole sono stati recuperati all’oblio del tempo. Un lavoro di salvataggio e recupero straordinario. In tv sono state mostrate delle strepitose chicche. Le immagini del film del 1927 “L’estate silana” girato dallo sconosciuto ad oggi regista Tiberio Smurra, rinvenuto in un archivio di famiglia a Rossano.

Il film ripercorre un on the road dalla Sila al mare d’estate che all’epoca venne proiettato nelle sale cinematografiche. L’opera di digitalizzazione riguarda anche altre opere. In questo lavoro sono riemersi anche i documentari di un altro regista calabrese, Mario Palopoli, che negli Sessanta aveva aperto una casa di produzione in Piemonte, la Torino Film. Questi ed altri pregevoli reperti potranno essere fruiti dal prossimo 9 all’11 agosto a Bocchigliero dove si terrà la prima edizione del “The memories film fest” nella bella località della Sila. Bocchigliero è il paese di papà Pino Iannelli che con i figli Caterina e Domenico ha fondato l’Archivio audiovisivo Lastcam che gode del riconoscimento del Ministero dei Beni culturali. Voto “dieci” a questa famiglia appassionata di antiche immagini che ha scoperto incredibili giacimenti culturali da poter fruire tutti insieme davanti ad uno schermo.

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Apre oggi a Castrovillari il prestigioso Festival “Primavera dei teatri”. Prestigioso davvero. Secondo consuetudine, prima che mi arrivasse l’’invito ufficiale con il programma, ne ho potuto leggere sulla “Lettura” del Corriere della Sera di questa settimana. Scrivo consuetudine, perché “Primavera dei teatri” gode di ottima stampa, considerato che le migliori firme italiane della critica e della cronaca la seguono con attenzione e puntualità. Sono 23 edizioni che nella città del Pollino si possono vedere spettacoli in anteprima dedicati ai nuovi linguaggi, elemento che attrae gli esperti e gli addetti ai lavori. Saverio La Ruina, Dario De Luca e Settimio Pisano ebbero la ventura di costruire la loro fortunata compagnia teatrale “Scena verticale”, poi sbocciò il festival. Una creatura nata come “dovere morale verso i cittadini di una regione carente di offerta culturale”, erano i magnifici anni Novanta dell’altro secolo quando le forze giovanili cambiarono non solo le narrazioni ma anche le azioni. Quei giovani teatranti che andavano in giro per l’Italia a veder spettacoli innovativi oggi il nuovo che avanza della scena italiana lo propongono loro a Castrovillari. Non mi sembra poco. Voto “dieci” ai capataz della Primavera dei teatri. (redazione@corrierecal.it)

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