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Impianti pubblici e no alla sindrome “nimby”: le strategie della Regione per gestire il settore dei rifiuti

Nella documentazione allegata all’aggiornamento del piano si punta sulla valorizzazione del patrimonio esistente, sul termovalorizzatore di Gioia Tauro e sulla centralità di Arrical

Pubblicato il: 04/06/2023 – 14:55
Impianti pubblici e no alla sindrome “nimby”: le strategie della Regione per gestire il settore dei rifiuti

CATANZARO «Una delle cause determinanti il ritardo di attuazione del Piano del 2016, ma anche delle pianificazioni precedenti approvate nel 2002 e nel 2007 dal Commissario di Governo, è da ricondurre all’inadeguatezza nel contrapporre alla sindrome “nimby” (“non nel mio cortile”, ndr)  una capillare azione di coinvolgimento, di informazione e di educazione ambientale, in grado di indebolire e fiaccare con argomentazioni scientifiche, solide e trasparenti, le posizioni avverse, spesso fomentate da strumentalizzazioni di vario tipo». È quanto si legge nel Rapporto Vas dell’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti adottato di recente dalla Giunta regionale. Dopo aver esposto le linee strategiche per il futuro, la Giunta regionale si sofferma sul tema dell’impiantistica, storicamente un “vulnus” in Calabria.

Il ruolo di “Arrical”

«Il sistema impiantistico regionale, come nel Piano del 2016, rimane incentrato sulla creazione di una rete di infrastrutture di trattamento intermedio, finalizzate al riciclaggio, denominate ecodistretti», specifica la Giunta nel Rapporto Vas. «La pianificazione regionale definisce quindi il fabbisogno di trattamento dei flussi dei rifiuti urbani e, in continuità con il Piano del 2016 che ha dato centralità alla realizzazione di una rete impiantistica pubblica, punta alla conservazione e valorizzazione del patrimonio pubblico esistente, riproponendo il revamping e l’ammodernamento degli impianti di proprietà pubblica. La pianificazione regionale riconosce comunque l’autonomia organizzativa e gestionale dell’ente di governo di cui alla legge regionale 10/2022 – Arrical (Autorità Rifiuti e Risorse idriche della Calabria) – che potrà operare nel Piano d’Ambito scelte volte ad ottimizzare e razionalizzare la realizzazione della rete infrastrutturale nonché assolvere al compito di individuare i siti di nuova realizzazione». Per la Giunta regionale «nell’aggiornamento la priorità assegnata alla valorizzazione del patrimonio pubblico immobiliare esistente risponde a esigenze plurime, connesse alla minimizzazione del consumo di nuovo suolo, alla difficoltà di individuare nuovi siti idonei, alla mancata accettazione sociale per siffatte tipologie di opere, nonché ad aspetti di convenienza economica e finanziaria legati alla salvaguardia degli investimenti già realizzati. Ciò anche sulla base della valutazione e analisi delle ragioni che hanno determinato i ritardi nell’attuazione del Piano del 2016. Per le ragioni sopra enunciate, nel Piano d’Ambito, l’ente di governo dovrà definitivamente pronunciarsi sulla delocalizzazione, prevista nel Piano del 2016, per gli impianti di Crotone località Ponticelli e per l’impianto di Lamezia Terme località San Pietro Lametino, attualmente autorizzati e in esercizio».

«Colmare il gap infrastrutturale»

Il documento sottolinea che «la nuova organizzazione della rete impiantistica non dovrà più rispondere all’autosufficienza d’ambito provinciale, in quanto la nuova legge di riforma del settore – la legge regionale 10/2022 – ha individuato l’intero ambito regionale quale dimensione territoriale per la chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani, fermo restante la facoltà per l’ente di governo – Arrical – di una organizzazione gestionale in area più ristretta per le fasi intermedie di trattamento che minimizzi i trasporti e riduca la movimentazione dei rifiuti. A tal fine, nell‘aggiornamento del Piano è proposta un’organizzazione territoriale in aree omogenee di gestione, Area Nord, Area Centro e Area Sud, che potrà essere confermata ovvero modificata dall’ente di governo in occasione della stesura del Piano d’Ambito. Tali aree omogenee di gestione possono costituire altrettanti bacini di affidamento sulla base della previsione normativa dell’affidamento disgiunto dei segmenti che compongono». Per garantire elevati livelli del servizio e un contemporaneo contenimento dei costi per la Giunta «occorre superare l’attuale frammentazione degli affidamenti, spesso in regime di proroga, in modo da conseguire economie di scala e di densità in grado di assicurare migliori livelli del servizio. Contemporaneamente occorre colmare il gap infrastrutturale e dotare la regione Calabria di una rete di trattamento dei rifiuti urbani che garantisca in via prioritaria il recupero di materia finalizzato al riciclaggio, valorizzi il patrimonio pubblico esistente per minimizzare il consumo di nuovo suolo, crei un ciclo industriale in cui l’inceneritore di Gioia Tauro, anch’esso patrimonio pubblico, possa essere utilizzato al massimo, rendendo produttiva tutta l’area in cui esso sorge, anche quella che oggi è solo un cantiere dismesso e dove è stata parzialmente realizzata la cosiddetta “unità B”, concepita all’origine come gemella dell’unità A, l’unica attualmente in esercizio». Infine, un’ultima considerazione: «Uno dei nodi più importanti, che nel passato ha costituito una barriera per la realizzazione e il completamento del sistema impiantistico, è superare la ritrosia e la diffidenza delle popolazioni locali ad accettare nei loro territori l’impiantistica di trattamento. Una delle cause determinanti il ritardo di attuazione del Piano del 2016, ma anche delle pianificazioni precedenti approvate nel 2002 e nel 2007 dal Commissario di Governo,  è da ricondurre – conclude la Giunta regionale – all’inadeguatezza nel contrapporre alla sindrome “nimby” una capillare azione di coinvolgimento, di informazione e di educazione ambientale, in grado di indebolire e fiaccare con argomentazioni scientifiche, solide e trasparenti, le posizioni avverse, spesso fomentate da strumentalizzazioni di vario tipo». (c. a.) (fine)

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