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la confessione

Le mani della mala cosentina sui boschi della Sila. «Il referente» a Camigliatello per frenare i crotonesi

Porcaro: nella «tavernetta di Grande Aracri» dicevano che «i cosentini non erano né riconosciuti né criminalmente capaci»

Pubblicato il: 02/07/2023 – 15:00
di Fabio Benincasa
Le mani della mala cosentina sui boschi della Sila. «Il referente» a Camigliatello per frenare i crotonesi

COSENZA Un uomo di fiducia va piazzato in Sila, a Camigliatello Silano, un territorio spesso finito nelle mire delle cosche del crotonese. E’ questa l’idea dei clan cosentini decisi a mettere le mani sui boschi del polmone Parco nazionale. L’episodio, finito al centro dell’inchiesta denominata “Reset” e coordinata dalla Dda di Catanzaro è stato confermato e arricchito di dettagli dal collaboratore di giustizia Roberto Porcaro. L’ex reggente del clan degli “Italiani” ne parla ai magistrati antimafia il 30 maggio 2023. E cita un nome: Erminio Pezzi.

La rapina saltata sulla Silana

Erminio Pezzi incrocia il destino di Roberto Porcaro nel lontano 2009. I due organizzo insieme ad altri, una rapina ai danni di un portavalori sulla strada Silana che da Cosenza conduce a Crotone. «La rapina è stata ideata da Renato Piromallo e Umberto Di Puppo ed abbiamo partecipato, nelle fasi esecutive, io, oltre appunto ad Erminio Pezzi» ed altri soggetti. «La rapina – spiega – era stata organizzata nei minimi dettagli: avevamo rubato un mezzo pesante, ed una Passat e ci eravamo portati a Camigliatello in un casolare messo a disposizione da Erminio Pezzi dove abbiamo trovato pistole, kalashnikov, passamontagna e giubbini anti proiettili, procurate da Piromallo e Di Puppo».
Il racconto prosegue. «Attendevamo l’indomani il passaggio del furgone portavalori; tuttavia la rapina non è stata più portata a compimento perché per nostra sfortuna, sulla strada Silana», un soggetto, «aveva casualmente rinvenuto il mezzo pesante rubato alla stessa ditta». Nonostante il tentativo fallito, Pezzi e Porcaro faranno strada. Pezzi, in particolare, sempre secondo il pentito avrebbe «ricevuto nel 2019 da Michele Di Puppo la terza dote dello “Sgarro” e così formalmente collocato come referente dell’associazione criminale cosentina per la zona di Camigliatello Silano». La zona è importante, e Porcaro non ne fa mistero. «Si è reso necessario anche per collocare un affiliato cosentino in una zona di confine, vicino a San Giovanni in Fiore, territorio dove arrivano le mire criminali espansionistiche dei crotonesi soprattutto sugli affari legati al taglio dei boschi».

Patitucci è infastidito

Tra uomini di mala cosentini e crotonesi non sempre corre buon sangue. Porcaro rammenta «i commenti indispettiti di Francesco Patitucci quando lesse sul
giornale le conversazioni intercettate nella tavernetta di Grande Aracri
laddove, a
proposito del controllo criminale sul territorio di San Giovanni in Fiore, denigravano i
cosentini i quali non erano né riconosciuti né criminalmente capaci». Un giudizio che avrebbe infastidito il boss.

L’affare dei boschi

La scarsa considerazione del clan di Cutro nei confronti dei gruppi criminali cosentini, non avrebbe scosso più di tanto Pezzi, deciso a non mollare l’affare dei boschi. La circostanza emerge nelle carte dell’inchiesta “Reset”, quando chi indaga segnala un avvicinamento tra lo stesso indagato citato da Porcaro e Adolfo D’Ambrosio (ne abbiamo parlato qui). In questo caso è il collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti a riferire del presunto coinvolgimento di Adolfo D’Ambrosio «nell’affare dei boschi» e sugli accordi esistenti «tra i clan cosentini e crotonesi in merito alla spartizione dei proventi derivanti dall’infiltrazione di tale settore». Il pentito racconta: «Poco prima dell’arresto di Francesco Patitucci (dicembre 2011), ho saputo da Maurizio Rango che la nostra organizzazione criminale era stata trascurata, cioè non aveva avuto nessun introito relativamente ad un grosso disboscamento realizzatosi nella zona di Lattarico o comunque nella provincia di Cosenza e quindi nel territorio di nostra competenza. Su Erminio Pezzi alias «Erminio di Camigliatello», Foggetti precisa: «Dopo l’arresto di Patitucci non c’era arrivato nessun introito, pertanto vi fu una seconda riunione cui parteciparono Adolfo D’Ambrosio e un’altra persona incaricata da Rango». Entrambi furono accompagnati «da tale Erminio, che vive nelle zone vicine a Camigliatello». «I cosentini – continua Foggetti – ribadivano che pretendevano di partecipare a quello che definivano “l’affare dei boschi”. I cosentini come gli altri pretendevano di avere una parte sulla esecuzione dei lavori boschivi, ovunque fossero svolti, nell’altopiano Silano» (f.benincasa@corrierecal.it)

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