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Catanzaro, assolti dalla Corte d’appello gli imprenditori Eugenio e Sebastiano Sgromo

Al centro del processo ci sono i lavori di abbattimento del cavalcavia di via del Progresso di Lamezia Terme e una tentata estorsione

Pubblicato il: 03/07/2023 – 18:14
Catanzaro, assolti dalla Corte d’appello gli imprenditori Eugenio e Sebastiano Sgromo

LAMEZIA TERME Si conclude con un’assoluzione con formula piena perché «il fatto non sussiste» la vicenda che ha visto coinvolto gli imprenditori Eugenio Sgromo e Sebastiano Sgromo – difesi dagli avvocati Francesco Gambardella e Massimiliano Carnovale.  Gli imprenditori erano stati condannati in primo grado all’esito del giudizio abbreviato per  favoreggiamento personale aggravato dell’art. 7 L. 203/1991, aggravante c .d. di mafia oggi art. 416-bis, comma 1, c.p., in quanto asseritamente commesso per agevolare le attività dell’associazione ‘ndranghetistica denominata Cosca Giampà ed il solo Eugenio Sgromo anche per falsa testimonianza sempre aggravata.
Per tali capi di imputazione il Tribunale di Lamezia Terme, decidendo con il rito abbreviato, aveva condannato Eugenio Sgromo a 2 anni e 4 mesi e Sebastiano Sgromo a 1 anno e 4 mesi.
Al centro del processo ci sono i lavori di abbattimento del cavalcavia di via del Progresso di Lamezia Terme svolti dalle imprese edili riconducibili ai fratelli Sgromo e una tentata estorsione a danno degli stessi operatori economici. Secondo l’accusa, Giampà, Torcasio, Cosentino avrebbero costretto, mediante minaccia esplicita, gli imprenditori Sgromo a pagare una somma di 40 mila (o il 3% dell’importo dell’intero sub appalto) per poter svolgere in tranquillità (senza subire danneggiamenti) i lavori in prossimità del cavalcavia di via del Progresso di Lamezia Terme. La particolarità della vicenda risiede nella circostanza che i due imprenditori erano essi stessi le vittime della tentata estorsione ed avrebbero, peraltro, con le loro dichiarazioni, omissive e reticenti, agevolato la richiamata consorteria criminale. Con provvedimento del 3 luglio 2023 la Sezione Prima Penale della Corte di Appello di Catanzaro ha posto fine alla vicenda ed ha assolto i due imprenditori “dai reati loro ascritti in rubrica perché il fatto non sussiste”.

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