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“glicine-acheronte”

Il “panico” per le dimissioni di Giamborino. «Adamo e Oliverio avevano paura di perdere i suoi voti»

La telefonata a Devona per ufficializzare l’addio all’Avvocatura regionale. E la ricerca di un nuovo incarico legata al peso elettorale dell’ex consigliere

Pubblicato il: 10/07/2023 – 17:47
di Alessia Truzzolillo
Il “panico” per le dimissioni di Giamborino. «Adamo e Oliverio avevano paura di perdere i suoi voti»

CATANZARO Era già un personaggio chiacchierato Pietro Giamborino, ex consigliere regionale, quando era stato impiegato negli uffici dell’avvocatura regionale. Un impiego che aveva fatto insorgere il Codacons con un comunicato al vetriolo nel quale annunciava un esposto in Procura «per verificare la regolarità della nomina ed eventuali incompatibilità».
«Il nome di Giamborino – scrive il primo settembre 2017 Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale Codacons in una nota riproposta nella richiesta di misure cautelari dell’operazione Glicine-Acheronte –  è stato tirato in ballo dal collaboratore di giustizia Domenico Cricelli, ed è venuto fuori nell’ambito dell’operazione “Rima” condotta contro la cosca mafiosa dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona. Giamborino risulta essere stato deferito dalla Squadra Mobile di Catanzaro per associazione mafiosa unitamente ai boss Francesco, Diego, Antonio e Giuseppe Mancuso di Limbadi, ai Fiarè di San Gregorio d’Ippona nonché al cugino Giovanni Giamborino, il quale ha avuto numerosi guai legati all’usura, alle armi… In buona sostanza, per la polizia Giamborino “forte delle cariche politiche nel tempo rivestite, recitava un proprio ruolo nell’organizzazione mafiosa”».
Oggi Giamborino è uno dei principali imputati nel maxi processo Rinascita Scott con l’accusa di associazione mafiosa quale componente del locale di Piscopio, cosca che prende il nome da un quartiere di Vibo Valentia al quale l’ex esponente politico appartiene. Giamborino avrebbe ottenuto «a proprio vantaggio il voto elettorale procacciatogli da altri associati, impegnandosi in maniera fattiva, continuativa e concreta ad agire per gli interessi e vantaggi dell’organizzazione».
Nei suoi confronti sono stati chiesti 20 anni di reclusione.

La “causa” che accomuna Adamo, Oliverio e Devona

Il nome di Pietro Giamborino appare oggi in una nuova inchiesta della Dda di Catanzaro, “Glicine/Acheronte”. In questo caso l’ex consigliere regionale non è indagato ma la sua vicenda all’interno dell’avvocatura regionale è emblematica perché – scrivono i magistrati della Dda Domenico Guarascio e Paolo Sirleo – «dimostra chiaramente il modus operandi di Oliverio, Adamo e Devona, concordi nel piegare il sistema delle nomine pubbliche per soddisfare esigenze di natura politica, quale era quella di non perdere un importante referente sul territorio in grado di veicolare voti alla loro “causa”».
La “causa”, in questo come in molti altri casi in questa inchiesta è una sola: guadagnare pacchetti di voti.
Ma procediamo con ordine.

Dimissioni a sorpresa

Il 7 febbraio 2018 Giancarlo Devona, segretario particolare dell’allora governatore della Calabria Mario Oliverio, chiama Pietro Giamborino. «Nel corso della conversazione Devona, con enorme stupore, apprendeva dallo stesso Giamborino le dimissioni da questi rassegnate, il lunedì precedente, dall’incarico presso l’avvocatura della Regione Calabria», è scritto nei brogliacci dell’inchiesta.
«…ma che io mi ero dimesso lì… che mi sono dimesso dall’avvocatura, eh…», annuncia Giamborino.
«Ti sei dimesso? – chiede Devona – E quando… e quando?»
«…ehm, lunedì…lunedì…l’ho detto prima…l’ho fatto prima, sennò Nicola (Adamo, ndr) e lo stesso Presidente (Oliverio, ndr) me lo avrebbero impedito… ma… io non son servo di nessuno… sono il servo di amici se… Presidente, verso un amico… di Nicola, di chi voglio io…».
Giamborino dice di avere preso questa decisione perché in cattivi rapporti con l’allora coordinatore reggente dell’avvocatura regionale della Calabria, nominato dal presidente Mario Oliverio il 31 maggio 2016.
«… a questo che hanno messo lì… non si capisce chi l’ha messo… eh, tra le altre cose, te ne racconto una sola, una mattina sono arrivato lì… e non avevo nemmeno la sedia dove sedermi… mi ha preso in antipatia… io non sono di norma una persona scostumata… e allora me ne… ho preferito andarmene…», si sfoga Giamborino.

Alla ricerca di un nuovo incarico per Giamborino

Dopo la conversazione con Giamborino, Devona chiama uno dei più stretti consiglieri di Oliverio, Nicola Adamo.
Nicola Adamo accoglie la notizia imprecando: «Gesù Cristo, mannaggia… aspetta un attimo, aspetta un attimo…».
«Però non penso che ormai torni indietro… eh… sennò vediamo se gli troviamo un’altra collocazione…boh…», dice Devona proponendo di trovare un nuovo incarico per Giamborino.
Adamo si mostra d’accordo: «Ed ora… almeno risolviamo un altro problema, aspetta un attimo… aspetta un attimo… […] che ora arrivo… arrivo là, pomeriggio arrivo là, dai…verso le due sono li…».
La questione appare urgente. Ma perché tanta agitazione?
Perché, come emerge anche dalle indagini della Dda di Catanzaro «Giamborino, grazie alla sua ritenuta appartenenza ai “Piscopisani”, era capace di muovere grossi quantitativi di voti; infatti, per sua ammissione, questi spiegava che nel marzo 2018 si era pervenuti al successo elettorale, perché “loro” erano stati capaci di dirottare 5.000 voti sottraendoli al partito del Pd (partito di riferimento di Adamo e Oliverio)».
Devona avverte anche Oliverio il quale subito chiede se Giamborino avesse avanzato qualche richiesta: «Ma ti ha chiesto di… poterlo utilizzare diversamente
Devona: «E secondo me sì… me lo ha detto per… per questo motivo…»
Oliverio: «… che possiamo fare noi scusa? Vedi un poco… […] … dobbiamo vederla subito… dobbiamo trovare uno spazio… sennò che…».

Sforzi inutili

«Non è un caso – scrive la Dda – che tanto Adamo quanto Oliverio, appresa la notizia della decisione del Giamborino, abbiano immediatamente sollecitato il Devona a cercare subito una soluzione per non perdere il riferimento del politico vibonese».
«Malgrado gli sforzi di Adamo, Oliverio e Devona di accontentare subito Giamborino questi sarebbe rimasto fuori dai giochi elettorali, da cui la sua reazione con la quale avrebbe spostato il suo elettorato a favore di altre coalizioni nelle consultazioni parlamentari del marzo 2018». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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