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la requisitoria

Chieste pene pesanti per la ‘ndrangheta della Valle dell’Esaro – NOMI

Il pubblico ministero della Dda Riello ha invocato 30 anni per Antonio Presta e Mario Sollazzo. Undici anni la richiesta per Roberto Presta

Pubblicato il: 19/07/2023 – 15:18
di Fabio Benincasa
Chieste pene pesanti per la ‘ndrangheta della Valle dell’Esaro – NOMI

COSENZA Si è conclusa, questa mattina dinanzi al tribunale di Cosenza in composizione collegiale, la requisitoria del pm Alessandro Riello nell’ambito del procedimento scaturito dall’inchiesta “Valle dell’Esaro”. Figura chiave nel processo è sicuramente quella di Roberto Presta, vice del presunto gruppo criminale fondato da Franco Presta. Roberto, insieme a suo fratello Antonio, Francesco Ciliberti e Costantino Scorza, in base alle indagini condotte dalla squadra mobile di Cosenza, sarebbe stato al vertice dell’organizzazione ormai orfana dello storico boss, recluso al regime di carcere duro. Sulla Valle dell’Esaro, fino ai confini dell’area urbana di Cosenza, avrebbe operato una capillare organizzazione criminale garantendo l’arrivo di ingenti quantità di droga oltre che alla commissione di reati comuni.

Le richiesta di pena

Il pubblico ministero ha invocato pene pesanti per gli indagati. Ecco le richieste per ciascuno degli imputati:

Armando Antonucci, 26 anni
Lorenzo Arciuolo, 12 e 2 mesi
Alessandro Avenoso, 17 anni
Domenico Caputo, 12 e 2 mesi
Domenico Cesare Cardamone, 16 e 4 mesi
Augusto Cardamone, assoluzione
Sergio Cassiano, 16 anni e 6 mesi
Francesco Ciliberti, 24 anni
Rocco D’Agostino, 19 anni
Damiano Diodati, 16 anni e 6 mesi
Cristian Ferraro, 25 anni
Giampaolo Ferraro, 13 anni
Giuseppe Ferraro, 13 anni
Michele Fusaro, 17 anni
Roberto Eugenio Gallo, 16 anni
Cristian Garita, assoluzione
Giovanni Garofalo, 14 anni
Fabio Giannelli, 20 anni
Antonio Giannetta, 22 anni
Luigi Gioiello, 16 anni
Remo Graziadio, 18 anni
Erik Grillo, 13 anni
Francesco Iantorno (classe 68), 17 anni
Francesco Iantorno (classe 84), 12 anni
Roberto Iantorno, 16 anni e 2 mesi
Francesco Lamanna, 3 anni e 4 mesi
Raffaele Lanza, assoluzione
Gianfranco Mariotta, 4 anni e 8 mesi
Mauro Marsico, 25 anni
Attilio Martorelli, 16 anni
Salvatore Miraglia, assoluzione
Saverio Morelli, 2 anni
Antonio Orsini, 15 anni
Massimo Orsini, 19 anni
Filippo Orsino, 12 anni e 6 mesi
Antonio Pacifico, 12 anni e 2 mesi
Giuseppe Palermo, 12 anni e 6 mesi
Mario Palermo, 16 anni e 2 mesi
Marco Patitutcci, 16 anni
Giovanni Domenico Petta, assoluzione
Antonio Postorivo, 2 anni e 6 mesi
Antonio Presta, 30 anni
Roberto Presta, 11 anni
Giuseppe Presta, 27 anni
Sonia Presta, 4 anni e 8 mesi
Giovanni Sangineto, 18 anni
Vincenzo Santamaria, 18 anni
Alessandro Scalise, 4 anni
Costantino Scorza (disposto lo stralcio per sopraggiunta morte dell’imputato e il presidente del Collegio Carmen Ciarcia dichiara il non luogo a procedere)
Mario Sollazzo, 30 anni
Raffaele Sollazzo, 16 anni e 6 mesi
Sandro Vomero, 6 anni.

II controllo del territorio

La Valle dell’Esaro è dunque il vasto territorio all’interno del quale, la ‘ndrina si muove e fa affari. Nel controllo del sodalizio sarebbe ricompreso anche Spezzano Albanese. L’accusa lo desume da una conversazione tra Tonino e Roberto Presta, in cui i due fratelli parlano dell’intento espresso da un ragazzo di Schiavonea, titolare di una pescheria a Terranova di Sibari, di aprire un secondo esercizio a Spezzano Albanese. A tal proposito, Antonio confessa: «Come rientra Ciccilluzzo (Francesco Ciliberti, genero del boss Franco Presta) gli devi dire, che a Spezzano c’é un ragazzo …di Schiavonea che vuole aprire …ha già una pescheria a Terranova, però vuole aprire una pescheria pure a Spezzano … gli devi domandare se ci sono problemi… hai capito?». I fratelli sono ancora protagonisti di un altro episodio finito nell’inchiesta “Reset”. Nel conteggiare i soldi da destinare alle casse del presunto clan e da reinvestire, «parlano della possibilità di rilevare un negozio di articoli sportivi all’interno di un centro commerciale, estromettendo il titolare e intestando l’attività ad un prestanome». E’ Roberto Presta a parlare: «Hai visto che ti avevo detto per il fatto del locale … di 250 (duecentocinquanta) metri… nel centro commerciale… e coso… c’è un’altro negozio…Ora che vogliamo fare noi ! … Facciamo cacciare questo qua … l’intestazione sua!!!… E ci piazziamo … la cosa». L’acquisizione – sempre secondo l’accusa – sarebbe avvenuta attraverso una ditta la cui sede sarebbe stata trasferita a Brescia.

Il traffico di droga

«La droga la vendevo per conto mio, avendo una posizione di primo piano nei vertici dell’associazione finalizzata al traffico di stupefacente», sostiene Roberto Presta in uno dei verbali resi ai magistrati della Distrettuale di Catanzaro. Lo stesso aggiunge particolari sulla struttura del «suo gruppo». «Le persone dotate di potere decisionale all’interno dell’associazione erano mio fratello Antonio Presta e mio nipote Giuseppe Presta, cui aggiungo Francesco Ciliberti (sposato con la figlia di Franco Presta). Subito dopo ci sono io che opero in stretto contatto con Mario Sollazzo. Quest’ultimo prendeva la droga da noi e riforniva dei pusher a Roggiano Gravina, San Lorenzo del Vallo, Altomonte e Cosenza». Sulla figura di Francesco Ciliberti, il collaboratore precisa. «Non spacciava, ma era un elemento di vertice e aveva contatti con gli spacciatori. Andava spesso in provincia di Reggio Calabria per le gare con i suoi cavalli ed aveva contatti con Antonio Pelle e Antonio Giannetta». Da quanto emerge dalle confessioni del pentito e contenute nei verbali acquisiti nel procedimento in corso a Cosenza, «Ciliberti gestiva lo spaccio a Tarsia, Spezzano Albanese e San Lorenzo del Vallo. Essendo genero di Franco Presta veniva tenuto molto in considerazione». Non solo la vendita della polvere bianca, il gruppo gestiva altre attività illecite ma la droga era decisamente il core business. «Trattavamo tutti i tipi di droga eccetto l’eroina, ma era sicuramente quella che favoriva le migliori entrate economiche. Acquistavamo circa un chilo di cocaina al mese e Giannetta detto “il riggitano” veniva una o due volte al mese sia per trasportare la polvere bianca che per riscuoterne i pagamenti. La roba la trasportava in auto, abilmente nascosta nel cruscotto». Tutti erano particolarmente attenti alle conversazioni telefoniche e per questo motivo «i contatti li mantenevamo con i Black Berry». Sul suo ruolo, Roberto Presta aggiunge. «Mi occupavo del traffico di stupefacenti, acquistando la droga da mio fratello Antonio Presta che mi indicava dove andare a ritirare, di volta in volta, lo stupefacente dalla persona preposta. Mi mandava a San Lorenzo del Vallo ad incontrare Antonio Giannetta proveniente dalla provincia di Reggio Calabria. Altre volte andavano insieme a mio nipote Giuseppe Presta e Francesco Ciliberti che con mio fratello concordava acquisto e modalità di ritiro». La paga per il lavoro svolto era di «1.000 euro per ogni partita di droga» gestita da Roberto Presta «mentre per quella che vendevo trattenevo una percentuale». Chi erano i fornitori del gruppo? «Vi erano altri fornitori di cocaina oltre a Giannetta, tutti della provincia di Reggio Calabria, ma io non li ho mai visti». Dove veniva venduto lo stupefacente? «La droga si vendeva a Roggiano Gravina e paesi limitrofi. In zona, il punto di riferimento era Ciliberti e la droga in conto-vendita veniva ceduta dallo stesso a Costantino Scorza detto “il vecchio” o “peso morto”, ma tutti lo chiamano Costanzo».

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