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Alberto Sarra, “infiltrato” della ‘Ndrangheta nelle istituzioni per oltre un decennio

Il giudizio (durissimo) sull’ex assessore e sottosegretario regionale condannato a 13 anni. «”Mulo” per portare i voti e controllare Scopelliti». La promessa-minaccia all’ex sindaco: «Ti difenderò …

Pubblicato il: 02/08/2023 – 18:33
di Pablo Petrasso
Alberto Sarra, “infiltrato” della ‘Ndrangheta nelle istituzioni per oltre un decennio

REGGIO CALABRIA Consigliere, assessore e sottosegretario regionale. A lungo è stato uno degli esponenti più in vista della destra (e poi del centrodestra) calabrese: portatore di consensi e traino della “new wave” politica reggina tra gli anni 90 e i primi 2000. Alberto Sarra, però, aveva un lato invisibile al proprio elettorato o almeno a buona parte di esso. E, «nell’arco politico di oltre un decennio, è stato uno strumento nelle mani di Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, per garantire alla ‘ndrangheta di infiltrare gli enti pubblici locali e per ciò stesso realizzare la possibilità di interferirne sul regolare funzionamento». Condannato a 13 nel processo “Gotha”, Sarra sarebbe stato «espressione soggettiva della ‘ndrangheta, collaudato collettore di voti per sé e per gli altri candidati, transponder tra la classe politica e la criminalità organizzata dei tre mandamenti». Alle cosche, il politico avrebbe offerto «costantemente disponibilità a raccordare gli interessi privati della criminalità con l’azione degli enti pubblici, per il perseguimento di interessi particolari delle famiglie criminali, e conseguente condizionamento dell’attività amministrativa». Quello contenuto nelle motivazioni della sentenza “Gotha” – presidente Silvia Capone, giudice estensore Andreina Mazzariello – è un giudizio durissimo. Sarra è stato, per i giudici, un infiltrato della ‘ndrangheta nelle istituzioni, un uomo «in grado di mobilitare i voti di intere famiglie mafiose». Lui, per conto di Paolo Romeo e dei candidati individuati da Romeo, avrebbe fatto «da collettore dei voti della criminalità organizzata».  

I progetti di Romeo per Sarra: consensi e il “controllo” su Scopelliti

La ricostruzione dei rapporti pericolosi di Sarra affonda radici nel secolo scorso. Il futuro assessore regionale «era stato individuato da Paolo Romeo e da Giuseppe Valentino come il politico più spregiudicato a causa della sua capacità di interloquire con le famiglie criminali per la raccolta del consenso elettorale». E «sin dalle elezioni della fine degli anni 90 Sarra si era avvalso del sostegno elettorale di Mauro Audino (uomo delle cosche di San Giovannello a Reggio Calabria, ndr), assumendo l’impegno di controprestazioni». Con il passare del tempo, Paolo Romeo si accorge delle ambizioni del politico e lo «mobilita» affinché «si spendesse per la raccolta dei voti in favore di Scopelliti». Lui, pur non essendo candidato, si attiva per raccogliere consensi. Il suo metodo, per i giudici, sarebbe stato «quello della promessa di interventi presso autorità di pubblica sicurezza per il conseguimento delle revoche delle misure di prevenzione, oltre che di elargizione di somme di denaro per l’acquisto di voti». Nel 2002, Paolo Romeo ha progetti di diverso tipo per Sarra, che «non solo era il “mulo” che avrebbe dovuto tirare la volata per la raccolta dei voti (…) ma era anche lo strumento con cui avviare il successivo condizionamento dell’amministrazione facente capo a Scopelliti, sulla cui affidabilità all’asservimento al sistema nessuna certezza aveva Romeo, al punto che spregiativamente Scopelliti veniva definito in più occasioni “candelabro”».   

«Come si raccolgono i voti a Reggio Calabria»

Cinque anni dopo, nel 2007, in una tesa telefonata con l’allora sindaco di Reggio Calabria, appena eletto con un consenso plebiscitario, Sarra si dice deluso per come è stato trattato dopo il voto. La scarsa considerazione lo ferisce, rivendica una parte dei meriti per il successo e rimprovera Scopelliti «di averlo fatto trattare come uno “strofinaccio”, di essere stato sleale e irriconoscente». La conclusione è però in controtendenza rispetto al j’accuse: Sarra promette al sindaco «di difenderlo da possibili cattiverie, dandogli ancora prova della sua fedeltà». La ragione di questo atteggiamento, per i giudici, «non è comprensibile» e appare «illogica». Quali sono queste «cattiverie»? Sarra «rappresentava a Scopelliti di essere quello esposto a possibili implicazioni in relazione al metodo della raccolta del consenso elettorale, che a Sarra aveva procurato conseguenze indelebili, che lo stesso definiva cicatrici». Allo stesso tempo, con una certa prudenza, «non aveva mancato di rimarcare che Scopelliti non poteva non sapere come si raccoglievano i voti a Reggio Calabria, cioè garantendo favori agli elettori, per i quali tuttavia Scopelliti non era stato coinvolto». Ragionamento che andrebbe collegato a una precedente conversazione nella quale «Sarra aveva minacciato l’inaugurazione di una stagione “molto pericolosa” a causa del disvelamento da parte sua di come alcuni consiglieri fossero stati eletti e della provenienza dei voti conseguiti».

Il litigio con Scopelliti nel 2007 e le promessa-minaccia «di difenderlo dalle “cattiverie”»

Quella stagione pericolosa «non era un rischio per Scopelliti, ma non perché estraneo al metodo praticato, ma perché Sarra sul suo conto garantiva che non avrebbe mai denunciato nulla e anzi si sarebbe speso» per proteggerlo, «assumendo su di sé le conseguenze della pratica del metodo». Una manifestazione di fedeltà che «conferma» il ruolo di Sarra nel sistema. «Peraltro – si legge ancora in sentenza – anche semplicemente esplicitare la minaccia certamente era sufficiente, specie nel contesto di un rapporto personale più volte incrinato, a ingenerare in Scopelliti un timore di essere denunciato per essere stato eletto con i voti della ‘ndrangheta». Il futuro sottosegretario alla Regione, secondo quanto risulta dal materiale probatorio acquisito, avrebbe effettuato «una capillare ricerca del consenso elettorale, interagendo soprattutto con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, specie se con ruolo verticistico, a cui prometteva favori in termini soprattutto di occupazione lavorativa per i diretti interessati e i soggetti intranet o contigui alle organizzazioni criminali, ma anche di agevolazione di pratiche relative a commesse pubbliche». (p.petrasso@corrierecal.it)

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