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quattro anni in fuga

La latitanza di Crea nel feudo del clan Mancuso con il placet del “Supremo”

Dal settembre 2017 al dicembre 2018 il boss fuggitivo si sarebbe nascosto tra Nicotera e Limbadi. Gli undici viaggi del suo braccio destro nel Vibonese e le passeggiate in spiaggia con il capoclan

Pubblicato il: 11/08/2023 – 16:44
La latitanza di Crea nel feudo del clan Mancuso con il placet del “Supremo”

REGGIO CALABRIA Più di un anno – dal mese di settembre 2017 al dicembre 2018 – nascosto tra Nicotera e Limbadi, «in una località non individuata». Con l’aiuto del “Supremo” Luigi Mancuso, capo del clan che “governa” su quel fazzoletto di Calabria. Domenico Crea, boss di Rizziconi, aveva bisogno di un posto sicuro per sfuggire a quattro ordinanze di custodia cautelare. Quattro anni da latitante prima della cattura avvenuta a Ricadi il 2 agosto 2019 e una rete di fiancheggiatori estesa, frutto di un patto tra cosche, e coordinata da Domenico Pillari. Al braccio destro di Crea – arrestato assieme a sette persone – il compito di curare gli interessi della ‘ndrina in quel momento delicato occupandosi della compravendita di terreni nel territorio di influenza della cosca e di mantenere «i rapporti con le altre consorterie criminali tra i quali i Mammoliti, gli Sposato e i Mancuso di Limbadi».

Gli undici viaggi di Pillari per Nicotera e Limbadi

In «almeno undici» occasioni Pillari avrebbe raggiunto Nicotera e Limbadi per incontrare Domenico Crea o Luigi Mancuso, che «non solo aveva autorizzato la presenza del latitante in quel territorio e messo a disposizione un sito sconosciuto dove trascorrere la latitanza», ma avrebbe «anche trasmesso e ricevuto messaggi per il latitante» sempre attraverso Pillari. Quei viaggi sono documentati nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip distrettuale di Reggio Calabria dal 22 settembre 2017 al 29 novembre 2018. Incontri nelle campagne di Limbadi, nei terreni di proprietà del luogotenente di Mancuso, Pasquale Gallone, e poi ancora in un lido gestito da alcuni familiari dello stesso Gallone. Tra le trasferte ce n’è anche una del 20 agosto 2018 nella quale Pillari «si intrattiene a discutere e passeggiare, in spiaggia e riservatamente, con Luigi Mancuso».

Il frantoio a Taurianova per nascondere l’auto della moglie di Crea

Lo scopo, per gli inquirenti, è quello di organizzare al meglio la latitanza del boss, che gli inquirenti considerano «riferimento assoluto all’interno della ‘ndrangheta di Rizziconi». Domenico Crea, all’epoca, cercava di sfuggire a una condanna a 15 anni nel procedimento scaturito dall’operazione “Toro”. Nella prima fase della latitanza si sarebbe fermato nella Piana di Gioia Tauro. Logistica di campagna, lontana da occhi indiscreti. A Taurianova, Bruno Andreacchio, uno degli indagati nell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, avrebbe offerto un frantoio come luogo in cui nascondere la Panda utilizzata dalla moglie del boss latitante nel periodo in cui – tra il 10 dicembre 2016 e il 6 gennaio 2017 – la donna si sarebbe assentata da Rizziconi «per raggiungere il rifugio del marito». Feste di Natale in famiglia in un luogo sconosciuto per sfuggire alle ricerche delle forze dell’ordine. (ppp)

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