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l’intervista

Cavallaro a Occhiuto: «Cisal pronta al confronto, lui si è chiuso nelle stanze del potere con altri sindacati»

Il segretario generale della Cisal ospite di Radio Onda Verde. «Sulla sicurezza sul lavoro siamo davanti a una strage, tre morti al giorno»

Pubblicato il: 12/08/2023 – 15:56
Cavallaro a Occhiuto: «Cisal pronta al confronto, lui si è chiuso nelle stanze del potere con altri sindacati»

VIBO VALENTIA Il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro a Vibo Valentia ospite di “Pagina Protetta” la rubrica curata da Nicolino La Gamba in onda su Radio Onda Verde a diffusione regionale. Precarietà, salari bassi, pensioni, sicurezza, fisco, sanità, turismo, Pnrr, i temi approfonditi nel corso dell’intervista in cui Cavallaro non ha mancato di lanciare una stoccata al governo regionale guidato dal presidente Roberto Occhiuto.
«Sulla sanità, sul turismo, sul Pnrr, siamo pronti a confrontarci, condividere le nostre idee, le nostre proposte, dire con grande libertà ciò che non va bene come avvenuto nei giorni scorsi in merito alla carenza di organico nelle sale operative della Protezione Civile Regionale, tutto alla luce del sole. Non siamo abituati a chiuderci nelle sale del potere, come il governatore ha fatto con qualche altro sindacato, determinando scelte poco condivisibili».

Lavoro e salari bassi. «In Italia anche chi lavora è povero. Il problema del lavoro, va letto non solo da un punto di vista occupazionale, ma anche salariale. Solo nell’ultimo anno gli stipendi sono calati del 7,5%, messi in ginocchio dall’inflazione ma anche dal cronico ritardo dei rinnovi contrattuali. Chi arrivava filo filo a fine mese oggi al 15 del mese è già in seria difficoltà. Basta andare a fare la spesa per accorgersene».

Salario minimo. «Condividiamo la proposta del premier Meloni di coinvolgere il Cnel e le parti sociali che in esso sono rappresentate per addivenire ad una proposta valida sul lavoro povero e salari bassi. Una indicazione molto vicina alla nostra richiesta di istituire un Osservatorio Nazionale sulle Retribuzioni che, in sinergia con il Cnel, vada a rilevare le modalità di intervento per migliorare le retribuzioni e verificare la congruità dei contratti collettivi di lavoro, indicando, lì dove necessario, un intervento per innalzare i salari. La via maestra resta potenziare la contrattazione collettiva supportandola con normative fiscali e contributive, soprattutto quando essa promuove modelli virtuosi, legati a produttività, innovazione, welfare aziendale e partecipazione dei lavoratori. E poi bisogna rivedere le norme sull’indennità di vacanza contrattuale. Incrementandola progressivamente in relazione al ritardo con cui si rinnovano i contratti si potrebbe, da subito, tutelare la retribuzione di milioni di lavoratori ma soprattutto stimolare le parti datoriali a dare seguito ai rinnovi medesimi».

Politiche attive. «Dobbiamo dirci con franchezza che le politiche attive sul lavoro in questo Paese non hanno funzionato». A sostegno della sua tesi il Segretario generale della Cisal ha citato i dati di Eurostat, secondo cui i ragazzi italiani inattivi sono il 17,7%, il tasso più alto tra i ventisette Paesi UE. Stando alle statistiche i NEET (i ragazzi che né studiano né lavorano) in Italia sono il 19%, pari a 1,6 milioni di giovani. Un dato che Cavallaro definisce «immorale, perché indica in maniera netta che bisogna assolutamente cambiare, rilanciando la centralità dell’occupazione giovanile, potenziando strumenti come l’apprendistato, promuovendo gli Istituti tecnici superiori e investendo su formule in grado di trattenere i talenti migliori, come ad esempio i dottorati industriali».

Sicurezza sul lavoro. «È una vera e propria strage. Quotidiana. Parliamo di tre morti al giorno. Nei tavoli di confronto con il governo abbiamo ribadito la necessità di una riforma organica della materia con l’estensione anche ad altri settori, non solo a quello dell’edilizia, del sistema di qualificazione delle imprese e la patente a punti. La proposta della Cisal – ha spiegato – è quella di realizzare un unico modello da applicarsi obbligatoriamente a tutti i settori in relazione alla tipologia ed alle dimensioni aziendali, al fine di consentire una valutazione dinamica del possesso dei requisiti di idoneità. Un “passaporto di qualità” consultabile dai soggetti interessati, che premi le imprese virtuose che investono in prevenzione e sicurezza e penalizzi quelle non in regola. Uno strumento indispensabile, anche per l’alternanza scuola lavoro, attraverso il quale selezionare le imprese con alti standard di sicurezza in grado di accogliere i nostri studenti senza rischi. Insieme alla richiesta di rottamazione delle apparecchiature obsolete, di un bonus sicurezza per le imprese, della semplificazione amministrativa e di uno sportello unico per la sicurezza, abbiamo proposto -ha sottolineato Cavallaro – di destinare l’avanzo finanziario dell’INAIL, che secondo il Bilancio di previsione per il 2023 si attesterà circa intorno ad 1 miliardo di euro e le somme in giacenza, alla ricerca, alla prevenzione ed alla realizzazione di interventi necessari a garantire i più alti standard di sicurezza sul lavoro nel nostro Paese».

Fisco. «Abbiamo condiviso le misure adottate dal governo alla vigilia del Primo Maggio che andavano nella direzione da noi auspicata, come quelli che riguardano il taglio al cuneo contributivo ed il reddito di inclusione. L’auspicio è di trovare soluzioni strutturali per rimettere in piedi il Paese anche alla luce degli aumenti di materie prime, energia e carburanti, per mettere più soldi in tasca a lavoratori e pensionati e allo stesso tempo consentire agli imprenditori di investire su nuova forza lavoro».

Pensioni. «Serve più lavoro di qualità ed una riforma complessiva del sistema previdenziale che dia dignità a chi ha lavorato una vita e renda meno fosco il futuro delle nuove generazioni. Il quadro normativo attuale, in tale prospettiva, si mostra inadeguato e ingiustamente punitivo: la tenuta del sistema infatti – continua Cavallaro – implica un blocco del ricambio generazionale. Parlare di uscite anticipate e pensioni integrative è importante ma sono solo palliativi. Il vero problema è l’importo dell’assegno che verrà corrisposto ai pensionati futuri, integralmente disciplinati dal sistema contributivo, che subiranno uno svantaggio durissimo rispetto alle generazioni precedenti. Per noi l’obiettivo resta quello di condividere e definire interventi e soluzioni che portino ad una riforma strutturale del sistema pensionistico  che, tuttavia, non potrà prescindere dall’incremento dell’occupazione e dei livelli retributivi, dalla riduzione dei fenomeni di evasione ed elusione contributiva e da una corretta separazione tra previdenza e assistenza. Ci ritroviamo da una parte i lavoratori che hanno paura di andare in pensione per il taglio all’assegno previsto dal sistema contributivo e dall’altra i giovani che, di conseguenza entrano sempre più tardi e ad intermittenza nel mondo del lavoro. Giovani che secondo le ultime proiezioni, infatti, potrebbero andare in pensione a 74 anni, oltretutto con assegni bassissimi. Contratti a termine e discontinuità lavorativa, associata a retribuzioni basse e mancanza di garanzie sociali, non aiutano. E con salari bassi e discontinui le pensioni future, se non si interviene, saranno letteralmente da fame».

Pnrr. «Condividiamo la strategia del Governo volta ad una rimodulazione del Pnrr con l’obiettivo di intervenire sulle criticità e coordinare tutti gli interventi in campo, in un’ottica di complementarità tra PNRR e gli altri i fondi di sviluppo e coesione. Riteniamo necessaria una parziale revisione di alcuni interventi con la possibilità di creare osmosi tra PNRR e RePowerEU all’interno di un partita complessiva da vincere per il contrasto alla povertà energetica, il sostegno agli investimenti produttivi, nelle infrastrutture e negli impianti energetici”. Prioritario per noi è che le risorse del Pnrr siano destinate per colmare il divario nord-sud ed evitare così la desertificazione socioeconomica del nostro mezzogiorno, a forte rischio. Centrale è il lavoro – ha rimarcato Cavallaro. Destinare risorse per avere più occupazione, che sia di qualità ed in grado di dare valore aggiunto non solo oggi ma anche nel medio lungo termine. Senza dimenticare la necessita di potenziare l’apparato della pubblica amministrazione, in forte sofferenza al sud, in modo che possa rispondere in maniera più efficace ai progetti che dovranno essere gestiti».

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