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l’inchiesta

«Quattro faccendieri potevano aprire alla ‘Ndrangheta le porte delle piattaforme finanziarie occulte»

Il cassiere del clan Grande Aracri, oggi pentito, svela i nomi dei professionisti coinvolti nel sistema. «Così si ottenevano false fideiussioni internazionali, è avvenuto anche per i debiti del Par…

Pubblicato il: 18/08/2023 – 14:49
di Pablo Petrasso
«Quattro faccendieri potevano aprire alla ‘Ndrangheta le porte delle piattaforme finanziarie occulte»

CROTONE Le dichiarazioni di Paolo Signifredi, pentito dal 2015 e considerato il cassiere della cosca Grande Aracri, aiutano i magistrati della Dda di Catanzaro a muoversi nel magma degli investimenti finanziari della ‘Ndrangheta. Fornisce nomi e circostanze che chiariscono l’«esistenza di piattaforme finanziarie di portata mondiale, in numero limitatissimo e in mano a pochissimi broker internazionali, capaci di generare utili addirittura dell’80 per cento mensile».
Il collaboratore di giustizia offre ai magistrati titolari dell’inchiesta – Domenico Guarascio e Paolo Sirleo – spunti che mirano direttamente al cuore del patto stretto tra le cosche crotonesi e alcuni colletti bianchi capaci di muovere milioni di euro. Materiale delicatissimo che conferma l’utilizzo, nei sistemi di riciclaggio del denaro, di «alcune Fondazioni create ad hoc». Davanti alla difficoltà di monetizzare le linee di credito, «la criminalità organizzata sviluppava un “business plan” umanitario», come la creazione di ospedali, «che aveva come conseguenza l’apertura di una linea di credito che, proprio per motivi umanitari, veniva monetizzata da una banca».

I legami tra l’«affarista» di Parma e il clan Grande Aracri

Sarebbe stato Francesco Grande Aracri, fratello di Nicolino “mano di gomma”, a seguire alcune operazioni finanziarie per conto della famiglia di ‘ndrangheta. C’è stato un periodo, ricorda Signifredi, in cui la cosca trafficava in won coreani. È in quell’epoca che il commercialista scopre i legami tra un «affarista» di Parma a cui aveva lasciato utilizzare il proprio ufficio e i cutresi. Il faccendiere, con il quale l’incontro avviene a Brescello, gli dice «che stava investendo soldi dei Grande Aracri in una piattaforma finanziaria, collaborato da Francesco Grande Aracri. Anche quest’ultimo mi spiegava che aveva richiesto soldi a Nicolino Grande Aracri, per farli fruttare in questo investimento». Quello delle piattaforme finanziarie è un tema che torna spesso nelle parole dei collaboratori di giustizia. Signifredi entra nel dettaglio di uno strumento che pare riservato soltanto a chi è in possesso di enormi quantità di capitali. «Sono piattaforme che generano tra il 70 e l’80 per cento di interessi settimanali, rispetto all’investimento effettuato e, per parteciparvi, bisogna investire almeno 10 milioni di euro», racconta Signifredi. Il faccendiere parmense in contatto con i Grande Aracri gli avrebbe spiegato che «esistono solo 5 piattaforme al mondo, reali, capaci di generare davvero questo profitto, e sono gestite da 5 broker».

I quattro faccendieri capaci di aprire le porte delle piattaforme finanziarie

Il pentito non conosce i nomi dei broker ma dà ai magistrati antimafia i nomi «di alcuni faccendieri che, almeno su Parma, sono capaci di contattare tali broker e accedere a queste piattaforme». Sono quattro: uno di origine siciliana, un «arabo conosciuto a Parma con il nome di Nabil» e poi un ingegnere di Torino e un altro uomo «sulla piazza di Trento». L’interrogatorio di Signifredi è del 10 settembre 2020; nessuno dei broker citati è indagato nell’inchiesta della Dda di Catanzaro. Dell’imprenditore trentino menzionato dal collaboratore di giustizia c’è traccia, però, in un’inchiesta per truffa. Un raggiro iniziato con la promessa di decuplicare i propri investimenti “estraendo” criptomoneta e che avrebbe portato un migliaio di persone in Italia, Svizzera, Germania e Austria a versare risparmi nelle casse di un consorzio di società finanziarie internazionali con uffici a Trento. L’imprenditore avrebbe così raccolto 2,2 milioni di euro in quella che, per gli inquirenti, sarebbe una classica truffa piramidale.

Il business plan di un ospedale per monetizzare le fideiussioni

Gli intermediari rivestono, nel sistema “disegnato” da Signifredi, un ruolo centrale. Servono ad aprire le porte degli istituti di credito anche creando garanzie anche fittizie. Il suo amico affarista di Parma avrebbe svolto questo ruolo per conto di Nicolino Grande Aracri. Una volta trovato un intermediario per agevolare l’ottenimento di fideiussioni internazionali (ad esempio da banche «come HSBC Londra o la Shangai Bank di Hong Kong»), «il problema – spiega il collaboratore di giustizia – è monetizzare queste fideiussioni, ossia trovare una seconda banca che si faccia pagare dalla banca che ha concesso la garanzia: parliamo infatti di fideiussioni di grosso importo, che servono anche per accendere linee di credito». Per riuscire nell’intento «occorre fare dei business plan, da offrire alla banca ricevente al momento in cui si garantisce, con la fideiussione, la linea di credito». Per realizzare i business plan potevano essere create «Fondazioni che servivano all’esecuzione di un’opera, come la costruzione di un ospedale». Una volta ottenuta la garanzia e messo in piedi un meccanismo che lascia credere alle banche che si voglia realizzare un’opera umanitaria, il gioco è (quasi) fatto: il denaro arriva sul conto corrente. Dietro questa complessa architettura, però, non c’è un ente benefico ma la ’Ndrangheta. Ovviamente, servono «le entrature giuste». Se non c’è alcuna opera umanitaria, la banca che eroga il credito viene truffata. E «se la fideiussione è falsa, l’intera operazione risulta truffaldina».

Il meccanismo usato per i debiti del Parma Calcio

Signifredi non sa «essere più specifico» riguardo ai rapporti tra il suo “amico” affarista e i Grande Aracri. Riferisce, però, che tra queste fideiussioni, «una di 600 milioni di euro fornita dalla HSBC di Londra» sarebbe stata ottenuta attraverso un faccendiere siciliano e sarebbe stata utilizzata «per far fronte ai debiti del Parma Calcio». Informazione da riscontrare. In teoria il metodo sarebbe lo stesso descritto finora, diverse le finalità (il salvataggio della squadra, faccenda su cui in passato è stata aperta un’inchiesta) e i protagonisti. Signifredi sottolinea anche il periodo di quell’operazione spericolata, il dicembre 2014. Il suo interrogatorio si ferma qui. (p.petrasso@corrierecal.it)

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