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La favola triste di Berardi, profondo rosso Viali e Catanzaro a testa alta (e bassa per Mazzone)

Il talento calabrese è stato tradito dal suo Sassuolo, giallorossi con personalità a Cremona, Cosenza troppo perfetto per essere vero

Pubblicato il: 20/08/2023 – 8:21
di Francesco Veltri
La favola triste di Berardi, profondo rosso Viali e Catanzaro a testa alta (e bassa per Mazzone)

Questa rubrica, più o meno sportiva, esordisce trattando in apertura la vicenda di Domenico Berardi. Il talento di Cariati, Bocchigliero, Longobucco, Mirto Crosia e, perché no, anche di Cosenza, ci ha messo un po’ a capire che vale molto di più di una carriera intera dedicata al Sassuolo. Che, con tutto il rispetto di questo mondo per le piccole favole di provincia (quasi sempre più appassionanti dei successi scontati e noiosi delle multinazionali del Nord), non ha niente a che vedere, per esempio, con la poesia del Cagliari di Gigi Riva, del Torino di Sala, Zuccarelli, Pulici e Graziani oppure, scendendo alle nostre latitudini, con il Catanzaro di Palanca e col Cosenza di Marulla.
Dagli inizi della sua carriera ad oggi, l’esterno calabrese che ha appena compiuto 29 anni, per un motivo o per un altro si è lasciato sfuggire volutamente – con la complicità interessata del Sassuolo – occasioni più uniche che rare per dare una svolta alla sua esperienza calcistica. Dalla Juventus (che anni fa deteneva metà del suo cartellino) all’Inter, dal Milan, alla Roma, dalla Fiorentina alla Lazio, il legame con la città e la società neroverde aggiunto alla sua scarsa propensione a mettersi in gioco in un grande club, hanno sempre spinto il ragazzo a rifiutare l’irrifiutabile. La riconoscenza nei confronti del Sassuolo ha fatto il resto. Ma quando si pensava che ormai il suo percorso di bandiera di periferia a tempo indeterminato fosse già scritto, ecco spuntare nuovamente il diavolo tentatore: la Juventus (ma poteva essere qualsiasi altra big e sarebbe cambiato poco).

La maglia che il Cosenza calcio ha regalato a Berardi dopo la partita di Coppa Italia con il Sassuolo


Berardi stavolta si sente pronto per il grande salto ed è convinto che il Sassuolo saprà comprenderlo, gli sarà a sua volta riconoscente per gli anni dedicati alla causa. Non ha dubbi che lo lascerà partire facilmente. Invece no. La Juve, che pare non essere più quella dissennata ed insensata dei tempi di Andrea Agnelli, Paratici e Cristiano Ronaldo, offre poco più di 20 milioni e punta soprattutto sulla convinzione del ragazzo di giocarsi la chance della vita. Il ricco Sassuolo, dal canto suo, infischiandosene della volontà del calciatore, non cede e alza la posta fino a chiudersi a riccio, fino a togliere il numero dieci dal mercato, fino a mostrarsi insensibile, cinico, egoista, venale. Fino a negare al suo campione (a questo punto infuriato a tal punto da mettersi da solo fuori rosa) l’ultimo e unico desiderio mai espresso in dodici anni trascorsi pacificamente in Emilia-Romagna. E così, quella che fino a circa un mese fa sembrava avere i connotati di una storia romantica di calcio d’altri tempi, rischia ora di trasformarsi in una convivenza forzata, un matrimonio da separati in casa, in un fine pena mai. Insomma, una favola triste, moderna, che di provinciale ha tutto e niente.

Profondo rosso Viali

La gioia del Cosenza

Per William Viali il ritorno a Cosenza è stato un po’ come scendere a fare una gita in un girone a caso dell’inferno. A parte la tribuna B a favore di telecamera desolatamente inagibile, al “San Vito Marulla” il tecnico di Vaprio d’Adda ha trovato poco altro di ciò che aveva lasciato nel giugno scorso. Gli sono bastati, infatti, i primi 45 minuti di gioco per realizzare che sarebbe stata una serata da dimenticare in fretta: tre gol e tre espulsioni rimediati, quasi a voler colmare la carenza di rosso, presente sulle nuove maglie del Cosenza a piccole dosi rispetto al blù. L’Ascoli ha pagato a caro prezzo un’aggressività eccessiva e fuorilegge con tre provvedimenti disciplinari che hanno pochi precedenti nella storia. Merito, però, anche dell’atteggiamento mentale di un Cosenza che ha ottenuto il massimo col minimo sforzo, di un Tutino che (solo?) a Cosenza sa fare Tutino e di un D’Urso ispirato (a proposito, lasciarlo andare via sarebbe un peccato mortale). Senza dimenticare i giovani Arioli e Zilli, il primo schierato a sorpresa da Caserta e autore di un bel gol al volo, il secondo tornato alla gioia personale dopo più di 15 mesi (Cosenza-Cittadella 1-0 del 6 maggio 2022). Chissà cosa avrà pensato Viali, suo allenatore un anno fa, dopo averlo visto segnare con tanta facilità. Magari, per un paio di secondi, si sarà pentito di aver lasciato la Calabria.

Il “tiki-taka” del Catanzaro

Una fase di gioco di Cremonese-Catanzaro

Bene il Cosenza ma bene anche il Catanzaro che a Cremona, contro una corazzata del torneo, ha dimostrato, pur non vincendo, che nella serie B appena ritrovata, con questo organico quasi simile a quello dei record in serie C, può starci eccome. Anzi, con un pizzico di fortuna in più i giallorossi avrebbero potuto portare a casa l’intera posta in palio (l’occasione di Iemmello a due passi dalla porta grida ancora vendetta). Ma, rimpianti a parte, ciò che ha sorpreso della squadra di Vivarini è stata soprattutto la personalità con cui ha affrontato questa sfida esterna che alla vigilia pareva proibitiva, con un possesso palla – ma sì, esageriamo – quasi barcelloniano (58 per cento contro il 42 della Cremonese) e 558 passaggi. Numeri da big, in attesa dei migliori Iemmello – che non doveva neanche giocare per un fastidio alla caviglia – e Donnarumma. Certo, è solo calcio d’agosto e il discorso vale per tutti, Cosenza compreso. Però, in attesa di smentite, è giusto godersi il momento fino in fondo.

Mazzone e Zorzi, allenatori mai banali di Catanzaro e Viola

Carlo Mazzone

Questo weekend si è aperto con due notizie dal sapore amaro: nello stesso giorno sono morti Carletto Mazzone e Tonino Zorzi, allenatori nazionalpopolari di calcio e basket che anche in Calabria – al Catanzaro e alla Viola Reggio Calabria – hanno scritto pagine importanti. In serata se n’è andato anche il soveratese Francesco Scorsa, ex di Catanzaro e Vigor Lamezia.
Sulla scomparsa di Mazzone è intervenuta addirittura la premier Giorgia Meloni con un sentito messaggio di cordoglio.
Il Catanzaro, col suo presidente Floriano Noto, prima di concentrarsi sulla partita di Cremona, ha ricordato in una nota le due stagioni vissute in giallorosso dal tecnico romano, dal 1978 al 1980. In quelle annate il club calabrese riuscì a mantenere la serie A e a centrare una storica semifinale di Coppa Italia. Strano caso del destino che oltre al Catanzaro, il nome di Mazzone (così come quello di Scorsa, prima calciatore e poi allenatore dei bianconeri) sia da sempre legato anche e soprattutto all’Ascoli, avversario ieri sera del Cosenza. “Sor Carletto” è morto proprio ad Ascoli Piceno, città in cui viveva dalla fine degli anni Sessanta e di cui era diventato cittadino onorario. In quella realtà aveva conosciuto Maria Pia, sua moglie, e insieme avevano formato una famiglia numerosa.
Mazzone e Zorzi, due personaggi carismatici, di cuore e non di plastica, mai banali, longevi e vincenti, anche quando non hanno vinto niente. Sarà impossibile, e non solo per gli sportivi, dimenticarli.

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