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Rinascita Scott

Pittelli, lo scontro con un pm di Catanzaro e la nascita della «diceria sull’appartenenza alla Massoneria deviata» – VIDEO

L’imputato ha rilasciato questa mattina spontanee dichiarazioni: «Non sono e non sarò mai un mafioso. La fola sul mio conto nasce nel 2007 ma io non mi sono arricchito né con la politica, né con la…

Pubblicato il: 31/08/2023 – 15:12
di Alessia Truzzolillo
Pittelli, lo scontro con un pm di Catanzaro e la nascita della «diceria sull’appartenenza alla Massoneria deviata» – VIDEO

LAMEZIA TERME «Io intendo ribadire quest’oggi quello che ho avuto modo di dire nel corso delle mie precedenti dichiarazioni spontanee. Non ho partecipato al dibattimento non per mancanza di fiducia nel collegio o per motivi diversi ma ho cercato, in questi anni, di rimettere insieme i cocci di una vita disintegrata e ho avvertito anche la mortificazione e il dolore di dover partecipare a un processo a mio carico». La voce bassa e l’atteggiamento dimesso, Giancarlo Pittelli si è presentato questa mattina in aula bunker a Lamezia Terme con l’avvocato Giandomenico Caiazza, l’avvocato Guido Contestabile e una manciata di avvocati della Camera Penale di Catanzaro. I rappresentanti della Camere Penali erano presenti, seduti alle spalle dell’avvocato, ex parlamentare ed ex massone, oggi imputato nel maxi processo Rinascita Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Caiazza, presidente dell’Unione Camere penali, è il terzo difensore che ha preso la parola in difesa di Pittelli, dopo la discussione di Guido Contestabile e quella, accennata giovedì, di Salvatore Staiano. Il legale ne ha chiesto l’assoluzione per insussistenza dei fatti.

Un breve estratto dell’intervento dell’avvocato Caiazza in aula bunker

Perché non ho reso interrogatorio ed esame

«Ovviamente – dice Pittelli – sono a disposizione del collegio per qualsiasi chiarimento necessitasse. Devo chiarire che non ho inteso sottopormi a esame perché ritenevo che l’istruttoria dibattimentale avesse definitivamente chiarito gli aspetti essenziali della mia posizione. Non ho reso interrogatorio di garanzia perché nella impossibilità, in una notte, di rendermi conto delle ragioni dell’accusa. In una notte avrei dovuto leggere 30mila pagine. In sede di interrogatorio ex 415 bis (la conclusione delle indagini, ndr) fu lo stesso pubblico ministero di Nuoro, delegato all’atto istruttorio, a riferirmi che non era a conoscenza di alcuna ragione e non era in possesso di alcuno documento, per cui entrambi convenimmo sul fatto della inutilità di un interrogatorio a scatola chiusa».
«Sin dall’avvio di questa vicenda tristissima – sottolinea – sono stato dipinto come persona di collegamento tra la criminalità organizzata, il mondo politico, il mondo degli affari, il mondo della Massoneria. Ebbene, io qui intendo dire e confermare che non sono stato, non sono e non sarò mai un mafioso. Penso che sia l’accusa più terribile, se così si può dire, che possa essere lanciata nei confronti di un cittadino di questo Paese. Nella mia vita professionale, politica, umana, non ho mai agito in violazione della legge. Dapprima mi sono state mosse specifiche accuse in relazione a singoli fatti. Mano a mano che l’istruttoria dibattimentale fluiva, con i suoi accadimenti di prova e gli incidenti cautelari smontavano le singole questioni, si è cercato di dipingermi come colui il quale era in grado di aggiustare processi. Ebbene, di questi processi io non so assolutamente nulla e quando si è riusciti a individuare uno specifico processo, che io avrei accomodato, si è scoperto che i magistrati che avrei corrotto sono tra le persone più oneste e più integerrime del Distretto e non solo».
«Tengo a precisare a questo proposito – afferma Pittelli – che con riguardo all’accusa di corruzione del giudice Petrini, è stato prodotto dall’ufficio di Procura un avviso ex 415 bis che ha avuto un esito un po’ diverso: per il giudice Petrini è stata formulata una richiesta di rinvio a giudizio, la mia posizione è stata stralciata dopo aver reso interrogatorio e dimostrato che era impossibile un incontro collusivo, corruttivo con lo stesso giudice Petrini».

La “diceria” sull’appartenenza alla Massoneria deviata

«Io sono stato iscritto alla Massoneria dal 1988 al 1993 – dice ancora Pittelli –. Ho qui il certificato rilasciato dalla istituzione. Non mi residuava del tempo per dedicarmi all’istituzione quindi decisi di smettere la mia iscrizione. Poi iniziai a far politica per cui non mi pareva opportuno rientrare nella istituzione massonica. Nel 2017, a seguito di insistenze di alcuni amici professionisti, capii che una nuova associazione, un rientro nell’associazione avrebbe potuto crearmi dei rapporti diversi vista la cessazione dell’attività politica e un decremento importante degli affari del mio studio. Avevo deciso di trasferirmi a Roma tant’è che negli atti e nelle intercettazioni telefoniche ritrovate dei miei contatti con esponenti del mondo massonico romano finalizzati al mio trasferimento a Roma. Non ho mai fatto parte di logge segrete massoniche, o irregolari o occulte delle quali io disconosco anche l’esistenza. Ma io so da dove proviene questa fola sulla Massoneria segreta, o deviata come si voglia chiamare. È nata nel 2007 a seguito di un episodio di scontro che io ebbi con un pubblico ministero di Catanzaro il quale inviò un’informazione di garanzia al procuratore generale di Potenza accusandolo di corruzione. E il prezzo della corruzione era rappresentato da quattro bypass aortocoronarici subiti in occasione di un infarto. Il mio atto di ribellione nei confronti di questo pubblico ministero, con esposti alla Procura Generale, alla Cassazione e al Consiglio superiore della magistratura, culminarono con l’invio di una informazione di garanzia nei miei confronti per appartenenza a loggia massonica segreta e al riciclaggio di un assegno a firma di mia madre. Prontamente archiviata l’indagine, su richiesta dell’attuale procuratore di Salerno, dottor Borrelli (all’epoca procuratore aggiunto a Catanzaro, ndr) e l’attuale procuratore di Lamezia Terme, dottor Curcio, per mancanza di notizia di reato, non per mancanza di indizi. Naturalmente quell’informazione di garanzia fece il giro del mondo e per 20 anni mi sono portato appresso la diceria sull’appartenenza ad una loggia massonica deviata e quindi alla violazione della legge Anselmi».
«Io non ho avuto vantaggi né dalla Massoneria né dalla politica – conclude Pittelli non mi sono arricchito. I miei conti correnti sono sotto gli occhi di tutti».  (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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