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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Cecè Barretta il cantautore della Calabria reale

I bambini l’adorano, gli anziani ripetono le sue strofe. È morto Vattimo, il padre del post moderno

Pubblicato il: 23/09/2023 – 10:40
di Paride Leporace
Cecè Barretta il cantautore della Calabria reale

Nel bus di linea sulla Basentana l’autoradio diffonde la musica di Radio Potenza Centrale, emittente che da mezzo secolo predilige musica cantata in dialetto, e rimbalza all’orecchio “chisti e vinu i Cirò ca nun tramunta mai”. Prova provata che la musica del cantautore Cecè Barretta ha valicato i confini della sua Calabria per andare a conquistare chi ama la musica leggera venata di folk e contaminata da Flamenco.
Un fenomeno underground, ma visibile e molto popolare, quello di Cecè Barretta da Rocca di Neto. Racconta molto della Calabria postmoderna che difende la sua identità poco rivelata diffondendola sui nuovi canali della comunicazione. Tour nei paesi della Calabria più remota con feste di piazza strapiene organizzate da Pro Loco e comitati parrocchiali che risparmiando i cachet delle star ottengono maggior successo con Barretta. Da Nocara a San Giorgio Albanese, da Morano a San Marco Argentano, e via a Pallagorio, Bocchigliero, e tante piazze calabresi “tutti lo vogliono, tutti lo cercano” come il Barbiere di Siviglia. Non solo piazze ma anche lidi, club, musica per cena e già New York e Atlantic city lo hanno avuto come cantore tra i calabresi della dispora. Molto si deve ai social. Milioni di visualizzazioni su Youtube, foto condivise su Instagram, oltre 80000 follower su Facebook per il proprio cantautore di riferimento che il mainstream ancora non ha intercettato e che il diretto interessato non ha intenzione di raggiungere, ma che è sicuramente un fenomeno musicale e di grande interesse culturale, senza tralasciare l’aspetto di costume.
Cecè Barretta, 54 anni, fisico aitante, chitarra gitana in mano si esibisce da solo con le basi in playback in show rodati che scatenano entusiasmo.

Aveva iniziato come Fiorello con il karaoke, e da quel gioco musicale ne ha tratto trucchi felici nell’intrattenimento di massa. Poi si era messo a imitare il genere Gypsy King calabrogitano e ora ha contaminato il suo repertorio composto da 80 song, con molti cavalli di battaglia diventati celebri. Un suo scatenato fan del passato, Gianluca Sconza, è diventato il suo manager. Gli cura tutto in maniera certosina accompagnandolo al successo sempre crescente nell’ultimo lustro. Pubblico da 0 a cento anni. I bambini l’adorano, gli anziani ripetono le sue strofe. Famiglia, tradizione, buoni sentimenti i temi proposti a volte in italiano e spesso in dialetto contaminato con le aree di flamenco e il ritmo di tarantella che nei live fa ballare le prime quindici file di spettatori. Sorprende con le rare cover, cantando gli hit siciliani di Rosa Balestrieri celebre star del tempo che fu del folk revival. La figlia Suamy si esibisce nello show del papà e compare spesso nei suoi video, non poteva mancare la canzone a lei dedicata “Figghia mia” e ovviamente “ti vulimu bena assai nun tu scurdare mai”. I fan lo chiamano Cecè il cantautore che trova il successo con il brano identitario “Terra mia”.

Lontano anni luce dai canti malavita che mai appare nei suoi testi, ma anche dalla rivendicazione terronista alla Profazio. Era il 2016 quando appariva su Youtube un video artigianale con immagini di Calabria antica e da cartolina con le parole “e minni viagnu per sta cu amici e parenti. L’è fatto sulu per a famiglia mia”. Il nostos della tristezza, della “fatiga” di un popolo migrante che ha cambiato la valigia di cartone con il trolly ma che la sua Calabria la deve ricreare a sua immagine e somiglianza. Un milione di visualizzazioni e aggiornamenti della sua celebre hit riattualizzata con la cover a due con la cantante Isabella Longo. I nuovi video hanno location studiate, regie essenziali, droni, il cantante a cavallo, partecipazioni di comparse. Nella “Tarantella i da famijia” oltre 3 milioni di visualizzazioni, girato in un agriturismo di Calopezzati, si esalta l’età di Carosello, ma anche gli anni Ottanta, con esaltazione dei “valori” dati dai genitori. Altro brano “Duvi si va a finiri” le foto antiche contrappuntano il testo di pane e zucchero e feste patronali. Per richiamare “di una bella vita fatta in povertà” tendendo inconsciamente alla decrescente felicità. Canzoni d’amore in italiano contaminato sussurrate sul Mar Jonio: “Lasciami stare, io nu ti puzzi aviri, nun ti puazzu amari”. Modello regia e allestimento “Linea verde” per l’esaltazione del vino Cirò con donna calabrisella che pesta l’uva, ballerine rotanti per il nettare, “allegricori” che “su vivano malati e dottori”.
E’ nata una stella: Cecè Barretta. La locandina spartana dei concerti lo mostra di spalle contenere il suo profilo live. Il cantautore di riferimento della Calabria reale.

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Dal basso all’alto avrebbe detto il suo caro amico Umberto Eco. Il filosofo Gianni Vattimo è morto all’età di 86 anni. Il padre del postmoderno ha avuto un rapporto molto stretto con la nostra regione. Non un calabrese per caso, ma due identità ben saldate utili al suo gigantesco pensiero. Figlio di un poliziotto calabrese e di una sarta torinese, perde il papà a 16 mesi. Nell’infuriare della guerra la mamma lo porta in salvo a Cetraro, dai nonni paterni a 7 anni. E’ una sorta di alieno, i coetanei quel bambino biondo lo chiamano “cozzabianca”. A quel periodo risale l’ispirazione di un romanzo breve in cui due ragazzi a Cetraro vogliono costruire un modellino di aereo. Vattimo impara il dialetto calabrese del Tirreno cosentino. Se lo riporterà a Torino nel 1946. Sono i piemontesi ora che chiamano “terrone” il fu “cozzabianca”. Ebbene quelle due diversità penso abbiano molto influenzato il romanzo di formazione del titanico Vattimo. Ancora più titanica la vicenda del filosofo famoso e adulto che tra la sorpresa generale, su guizzo del nostro Emiliano Morrone (voto 10 per intuito e Utopia), lo convince a candidarsi a sindaco nel 2005 a San Giovanni in Fiore. Nasce “Vattimo per la città” e i grandi giornali danno risalto alla notizia e al luogo; la campagna elettorale è vivace con la presenza utopica di chi attualizza al postmoderno Gioacchino Da Fiore. Vattimo sarà avversato dalla sinistra ufficiale e dalla Chiesa locale. E’ stato per breve tempo consigliere comunale di opposizione, alimentando non poco la strutturazione culturale e politica dei giovani che lo hanno sostenuto. Vanno ricordate anche le sue lezioni all’aperto alla Scuola estiva di Filosofia “Scholè” di Roccella Jonica. Bene ha fatto la sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, ad annunciare l’intitolazione di una strada a Vattimo. Mi sembra il minimo, aggiungo che bene sarebbe riprendere il pensiero politico del filosofo nella sua stagione sangiovannese non tenera nei confronti del potere locale di destra e di sinistra. Ritengo inutile assegnare il voto pieno a uno dei maggiori filosofi italiani. Si aggiunge al solco dei conterranei Telesio e Campanella.

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La Calabria insiste con le pale eoliche e fotovoltaici di ampie dimensioni infischiandosene delle opposizioni di Italia Nostra. Ho molto apprezzato il sottosegretario ai Beni culturali Vittorio Sgarbi, molto amico di Occhiuto, che ha scritto: «Si poteva sperare che dopo anni di speculazioni sbagliate la Calabria puntasse sulle sue bellezze naturali, sul Paesaggio, invece è vero il contrario» proponendo l’esempio del Lazio dove le autorizzazioni sono sospese. Chapeau.
Ho molto apprezzato anche l’intervento sul nostro Corriere del già direttore del Dipartimento dell’Unical, Paolo Veltri, che è rimasto molto meravigliato che la sua ex università non sia nel Comitato Scientifico per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Al dipartimento di Ingegneria civile di Arcavacata “che si fa, che si pensa?”. Parliamone. A Veltri voto “dieci” per onestà intellettuale.

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In un bar di un’area di servizio di Soverato i carabinieri hanno arrestato il gestore che aveva sul bancone un vasetto di cannabis con tanto di etichetta: “Maria 5 euro al grammo”. Certo sprovveduto il signore che si era costruita la sua personale Olanda. Ho pensato ad un eventuale depenalizzazione della sostanza. Nei bar e nei coffe shop sai quanti turisti in vacanza nella nuova Giamaica d’Europa? (redazione@corrierecal.it)

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