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La figlia di Donata Bergamini: «Mia madre ha sacrificato tutto per scoprire la verità» – VIDEO

Lo psichiatra Verri: «Dal 2020 ha avuto una grave malattia depressiva». Acquisite le dichiarazioni rilasciate nel 1989 da Isabella Internò

Pubblicato il: 26/09/2023 – 15:55
La figlia di Donata Bergamini: «Mia madre ha sacrificato tutto per scoprire la verità» – VIDEO

COSENZA Quella di oggi sarebbe dovuta essere l’udienza di Isabella Internò, l’unica imputata del processo in corso al tribunale di Cosenza per la morte dell’ex calciatore rossoblù Denis Bergamini, avvenuta a Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989. Ma, come annunciato nei giorni scorsi, la donna ha deciso di non sottoporsi alle domande del pm Luca Primicerio e dei legali di parte e di rilasciare dichiarazioni spontanee quando il dibattimento in Corte d’Assise si avvierà alle battute finali. Per questa ragione, oggi il pm ha chiesto alla Corte presieduta da Paola Lucente l’acquisizione di tutti i verbali di deposizioni, spontanee dichiarazioni e sit rilasciate da Isabella Internò nel corso degli anni. Primicerio, nello specifico, ha chiesto sei acquisizioni, due risalenti al 1989 (una della sera della morte di Bergamini rilasciata al brigadiere Francesco Barbuscio e l’altra del 23 novembre rilasciata all’ex pm di Castrovillari Ottavio Abbate, cinque giorni dopo la morte del calciatore), e poi ancora una del luglio del 1990 rilasciata sempre ad Abbate, una del maggio 1991 nel corso del primo processo sulla morte di Bergamini, una del 2011 rilasciata al procuratore Franco Giacomantonio e una del 2014 (un verbale nel corso del quale Internò si è avvalsa dalla facoltà di non rispondere).
Dopo l’opposizione, alla richiesta del pm, degli avvocati della difesa Pugliese e Cribari, la Corte ha deciso di acquisire due soli verbali: le spontanee dichiarazioni rilasciate il 18 novembre 1989 al brigadiere Barbuscio e le sommarie informazioni del novembre 1989 rilasciate ad Abbate. Il resto dell’udienza di oggi è stata dedicata alle testimonianze di Alice Dalle Vacche, figlia maggiore di Donata Bergamini, sorella di Denis, e dello psichiatra Paolo Verri, consulente dello studio legale di Fabio Anselmo al quale l’avvocato ha chiesto una consulenza sulle condizioni di Donata Bergamini.

Alice Dalle Vacche: «Mia madre fortemente provata da questa vicenda»

Il 18 novembre del 1989, la sera della tragica morte di Bergamini, Alice Dalle Vacche aveva appena 5 anni. La donna, oggi 38enne, si è sottoposta alle domande dell’avvocato di parte civile Alessandra Pisa. «Denis era il mio unico zio e ogni volta che tornava a casa, per me era un regalo. L’ultimo che mi fece per il compleanno furono degli scarponcini che non mi piacquero. Lui lo capì e corse a comprarmi un gioco». Alice Dalle Vacche ha ricordato come dopo la morte di Bergamini, i genitori e i nonni partirono più volte per raggiungere Cosenza per capire cosa fosse accaduto allo zio. «Mi lasciavano con i nonni paterni – ha detto –, la nostra vita da quel momento è cambiata drasticamente. Dopo le prime archiviazioni, i loro viaggi sono diminuiti, per poi riprendere dopo la pubblicazione del libro di Petrini che ha riacceso i riflettori sul caso. Alcuni dettagli di quel libro hanno fatto molto male ai miei, ma hanno accolto di buon grado la possibilità che si tornasse a parlare del caso». Dal 2007 fino alla riapertura delle indagini, Alice Dalle Vacche, nel frattempo diventata mamma, pur vivendo altrove ha avvertito l’estraniarsi della madre Donata. «Pur essendo sempre presente con noi figli e con i nipoti – ha evidenziato la donna – non lo era necessariamente con la testa. Il suo unico obiettivo era scoprire la verità sulla morte dello zio. Anche quando stavamo insieme, spesso si assentava per rispondere al telefono o per cercare informazioni online sul caso. Non è stato un periodo facile, anche dal punto di vista economico. La nonna ha smesso di vivere e di avere relazioni, il nonno, invece, ha cercato di tenersi impegnato. Ha investito tutto il suo patrimonio per la ricerca della verità, anche per questo dopo la sua morte e il rinvio a giudizio della Internò, mia madre è crollata. Si sentiva tutta la responsabilità addosso. Oltre allo stress emotivo, è stata messa a dura prova dall’idea di sostenere economicamente un processo con avvocati e trasferte da pagare. Non usciva di casa, non voleva vederci, stava sempre a letto, si era chiusa in sé stessa. Lentamente, grazie al sostegno di uno psicologo, sembrava esserne uscita per poi avere una ricaduta nella primavera del 2022. Ma la sua tenacia le ha permesso di uscirne ancora una volta e ora grazie a Dio, sta bene».

Lo psichiatra Paolo Verri: «Dal 2020 Donata ha avuto una grave malattia depressiva»

Lo psichiatra Paolo Verri ha rivelato di aver avuto con Donata Bergamini dei «colloqui clinici per comprendere la natura dei suoi disturbi in seguito ai quali, anche grazie alla documentazione del C.s.m. ho potuto distinguere due periodi. Dal 1989 al 2020 Donata è stata per lo più ansiosa, ha somatizzato ma è stata capace di reagire. Dopo il 2020, invece, ha avuto una malattia depressiva grave con manifestazioni psicotiche, manie persecutorie e sensazioni di minaccia. Grazie a una cura farmacologia, ha ridotto il suo malessere ma resta comunque un soggetto fragile e vulnerabile. L’omicidio di Bergamini è un evento che ha caratterizzato la sua esperienza, con un riacutizzarsi di fenomeni depressivi nel momento in cui sono state riaperte le indagini». L’avvocato della difesa Angelo Pugliese, ha chiesto allo specialista se sia possibile una familiarità di fenomeni depressivi o istinti suicidari. «La trasmissibilità di problemi psicopatologici non esiste», ha risposto Verri. Sollecitato dalla presidente Paola Lucente sulle condizioni mentali di Donata bergamini nel corso dell’udienza dello scorso marzo che l’ha vista protagonista, lo psichiatra ha affermato che dopo una ricaduta nel 2022, la donna si è ripresa e nel marzo 2023 era assolutamente in grado di testimoniare». La prossima udienza si terrà il 10 ottobre. (redazione@corrierecal.it)

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