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L’ombra della ‘ndrangheta sui cantieri ferroviari: la Nicofer dei Giardino e i subappalti di Rfi

Report si concentra sulla società “interdetta” dalla Prefettura per presunte infiltrazioni mafiose e i rapporti con la Gcf di Rossi

Pubblicato il: 09/10/2023 – 10:46
L’ombra della ‘ndrangheta sui cantieri ferroviari: la Nicofer dei Giardino e i subappalti di Rfi

Appalti ferroviari con Rfi, denunce e presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta calabrese. L’inchiesta di “Report”, programma d’inchiesta della Rai, ha acceso i riflettori sulla GCF, la Generali Costruzioni Ferroviarie di Edoardo Rossi. Il tema è cruciale perché Rfi avrebbe appaltato 224 lotti negli ultimi 15 anni a cordate promosse, direttamente o indirettamente, da Gcf per oltre 9,2 miliardi di euro.

La “Nicofer”

L’inchiesta di Report si spinge fino a Verona e si concentra sulla collaborazione di Gcf con ditte contigue alla criminalità organizzata e la ‘ndrangheta. E, in particolare, con la “Nicofer” di Daniel Nicoscia, originario di Isola Capo Rizzuto. «Dalla Danimarca sono arrivate alcune segnalazioni – spiega il giornalista Daniel Belloni – in cui si sottolineava la collaborazione di alcune ditte venete su cui c’erano pesanti sospetti di protagonismo mafioso. Ricostruendo i rapporti delle proprietà e delle persone che gravitavano attorno alla Nicofer, emerge la famiglia Giardino». I Giardino sono una famiglia di costruttori originaria del Crotonese e, da tempo, vivono a Verona. Molti di loro hanno precedenti alle spalle e, secondo l’inchiesta, i legami con la Nicofer sono individuabili a cominciare dalla stessa sede legale, sede di altre società dei Giardino e legate all’armamento ferroviario. La società Gcf, ricostruisce Report, avrebbe utilizzato spesso alcuni lavoratori della Nicofer “in distacco”, meccanismo consentito quando alcuni lavori richiedono specifiche competenze da parte delle maestranze. «Erano però persone improvvisate – racconta a Report un ex operaio Gcf – il vero motivo per cui lavoravano andrebbe chiesto al signor Rossi». «Veniamo a sapere – racconta a Report il giornalista Belloni – di una fortissima frequentazione dei Giardino con un politico locale veronese al quale chiedono una serie di favori. Ad un certo punto ai Giardino viene risposto di rivolgersi a “quella persona che loro conosco e sta a Roma e che si occupa di ferrovie”». Questo tipo di imprese che gravitano attorno ai Nicoscia e ai Giardino hanno un salto di qualità nel momento in cui riescono a lavorare in sub appalto alla Gcf.

L’interdittiva

Poi c’è un evento spartiacque: il primo giugno 2017 la Nicofer viene colpita da una interdittiva antimafia per il «rischio di infiltrazione della ‘ndrangheta» perché, secondo la Prefettura di Verona, contigua alle attività imprenditoriali della famiglia Giardino, una famiglia di costruttori calabresi che hanno alle spalle diversi procedimenti penali. L’interdittiva, in particolare, punta il dito contro il fratello del titolare dell’azienda, Francesco Nicoscia, registrato come semplice dipendente ma che, secondo la Prefettura, sarebbe stato l’effettivo dominus dell’impresa. «Rossi – racconta Belloni – ha sempre detto di non conoscere queste problematiche e se, le avesse sapute, non avrebbe continuato questo rapporto». Eppure, anche dopo l’interdittiva, la Gcf ha continuato a lavorare con la Nicofer: un documento esclusivo di Report, un piano operativo di sicurezza, trasmesso il 9 giugno 2017 trasmesso da Gcf a Rfi. Nell’elenco delle maestranze ci sono i dipendenti per distacco della Nicofer, compreso Francesco Nicoscia. E lo dimostra un documento esclusivo che vi mostra Report: il piano operativo di sicurezza che GCF trasmette a RFI. E, lo stesso giorno, l’ingegner Giulia Moro di RFI approva il piano e lo definisce idoneo, senza colpo ferire. 

L’inchiesta della Procura di Milano

Qualche mese fa, il mondo degli appalti della manutenzione ferroviaria è stato messo sotto accusa dalla Procura di Milano. Sotto indagine sono finite le aziende degli Aloisio e dei Giardino, fornitori di manodopera alla Gcf di Rossi, anche questa sotto indagine. Per gli Aloisio che hanno scelto il rito abbreviato, nella sentenza di primo grado è stata accertata la vicinanza della ‘ndrangheta e situazioni di sfruttamento e di minacce per i lavoratori che non volevano sottostare a turni di lavoro massacranti. «L’inchiesta – spiega il giornalista di Milano Today Alfredo Faieta – riguarda la Gcf, accusati di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, aggravata da una serie di reati finanziari a valle dei lavori per costituire crediti fiscali o per riottenere parte del denaro in contante che rifornivano agli Aloisio o ai Giardino». «Preferiamo non rispondere anche per rispetto del nostro committente – ha spiegato Rossi raggiunto telefonicamente – non rilascio alcuna dichiarazione». (redazione@corrierecal.it)

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