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Rapporto tra avvocatura e magistratura, le Camere penali: «Difendiamo tutti»

Evento nell’Aula Magna della Corte d’Appello di Catanzaro. Il monito degli avvocati calabresi: «Il nostro unico faro è la Costituzione»

Pubblicato il: 12/10/2023 – 19:00
Rapporto tra avvocatura e magistratura, le Camere penali: «Difendiamo tutti»

Riceviamo e pubblichiamo la nota delle camere penali calabresi

Lo scorso 5 ottobre, nell’Aula Magna della Corte di Appello di Catanzaro si è tenuto un evento organizzato dai COA del Distretto di Catanzaro, dal titolo “Il rapporto etico tra Magistratura e Avvocatura”.
A discutere del tema non si è ritenuto di invitare la magistratura giudicante (se non per un mero indirizzo di saluto) né l’avvocatura penalista.
Nei giorni successivi, sui giornali locali sono stati riportatati gli stralci più significativi dell’evento; si è affermato, in via generale, che negli ultimi anni nella nostra società si è assistito a un abbassamento morale ed etico, oltre che culturale, che ha coinvolto tutto il mondo delle professioni, ivi comprese magistratura e avvocatura. Ancora, che educazione e correttezza deontologica sono in crisi e, pertanto, bisognerebbe metterci tutti in discussione, magistrati e avvocati. Tutto condivisibile, sino alla oramai consueta reprimenda rivolta -neppure in maniera tanto larvata- alle camere penali, di cui siamo talmente assuefatti che nessuno scalpore ha suscitato, se non per il silenzio assordante delle istituzioni forensi presenti.
Ci siamo chiesti: chi difende l’Avvocato? Ecco la ragione del presente contributo. Una difesa in assenza di difesa. Nell’unico modo in cui siamo abituati. Esercitando critica e dissenso costruttivi.
Non si parla mai male degli assenti, di cui si assume sempre la difesa in quanto privi della possibilità di esercitarla. È un vecchio adagio dei saggi, che avrebbe dovuto ispirare i lavori dell’incontro. Ma così non è stato.
La circostanza che sia stato giudicato il non invitato impone qualche riflessione.
È a tutti noto che, all’interno del sistema penale, si è da anni spezzato l’equilibrio tra le esigenze di difesa sociale e le istanze di tutela delle libertà individuali con grave sofferenza dei diritti e delle garanzie. L’accertamento giudiziario si è, infatti, allontanato dall’orizzonte valoriale del processo come disegnato dalla nostra Costituzione.
La ragione di fondo dell’esistenza delle camere penali è contrastare con ogni strumento legittimo – in primo luogo, il libero esercizio della critica – la deriva autoritaria spinta energicamente dalle pratiche del processo come strumento “di lotta” governato dall’accusa e con garanzie svuotate di effettività dal “giudice di scopo”.
È oramai patrimonio comune tutto quello che accade nei luoghi in cui – la Calabria e il distretto di Catanzaro in particolare – tali prassi diventano pervasive a misura della pervasività del fenomeno che con il processo si pretenderebbe di eradicare. E così le vittime innocenti non si contano tra individui, patrimoni e aziende esposti ai danni collaterali del conflitto.
Nella nostra terra, dove tutto è (diventato) mafia, abbiamo assistito a un uso intensivo della leva cautelare, alla spettacolarizzazione mediatica degli arresti che ha di fatto obliterato la presunzione di innocenza, all’utilizzo dell’istituto della connessione “mafiosa” che ha attratto nell’orbita dei processi del doppio binario anche soggetti indagati per reati comuni, alle priorità degli appelli cautelari (sebbene la materia sia presidiata dal favor libertatis), alle ingiuste detenzioni (che sono in controtendenza rispetto al criterio della speditezza dei procedimenti), all’uso intensivo delle misure interdittive, in elevato numero revocate nelle successive fasi di giudizio ma che hanno inferto ferite mortali a imprese e professionisti, che hanno visto giustizia soltanto dopo mesi di mortale inattività, all’esecuzione penale condizionata dalla dimensione carcerocentrica che regola il sistema penitenziario.
Di fronte a tali “sbilanciamenti”, le Camere penali hanno assunto doverose e precise prese di posizione sui principi, mai sulle persone, ricordando a tutti che compete funzionalmente all’Avvocatura, specie a quella rappresentativa, assicurare al cittadino l’effettivo esercizio dei diritti di libertà.
Chi osserva gli ultimi anni con obiettività e guarda ai numeri (basti considerare che la percentuale dei cautelati in Calabria è pari al doppio del resto d’Italia) non può non comprendere che le nostre iniziative sono sempre state ispirate, nel rispetto dei valori costituzionali, da esigenze di fedeltà al nostro ministero a tutela dei diritti di tutti e mai di singole vicende processuali.
Come avvocati penalisti rivendichiamo la libertà e l’indipendenza del pensiero posto a base dei nostri scritti, mai affrettati, sicuri di aver risposto con coraggio alla chiamata di «difendere tutti» e di «appartenere a nessuno», parafrasando le felici espressioni di Gian Paolo Zancan, avvocato e Senatore della Repubblica: «ho difeso tutti, non sono appartenuto a nessuno».
Ma ci sia consentito ritornare su una riflessione: quale il motivo per cui non è stato possibile dialogare insieme, tra procura, magistratura giudicante e avvocatura penalista?
Non pensiamo che i colleghi organizzatori ci abbiano ritenuti inidonei al dibattito; indossiamo tutti la stessa toga e con la magistratura siamo gli attori della giurisdizione. Non attribuiamo alla scelta alcuna particolare volontà. Si è trattato certamente di un errore. Ma di un errore di metodo e di prospettiva che merita attenta riflessione da parte delle istituzioni forensi organizzatrici dell’evento. Poiché soltanto a un errore, infatti, può essere posto rimedio.
Pur fermi sui principi, non ci stancheremo mai di rinnovare l’invito a recuperare la dimensione del confronto comune, a individuare punti di incontro su cui edificare il miglioramento della qualità della risposta alla domanda di giustizia, nella consapevolezza che la vera unità che dobbiamo perseguire e pazientemente cercare, alimentandola anche nel discorso pubblico e nel ragionamento collettivo, è quella tra avvocatura, magistratura e interessi del cittadino.
In questa direzione le Camere penali saranno sempre francamente aperte al leale confronto e al dialogo costruttivo.

Camera Penale di Castrovillari
Il Presidente – Avv. Liborio Bellusci

Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora ”
Il Presidente – Avv. Francesco Iacopino

Camera Penale di Cosenza “Avvocato Fausto Gullo”
Il Presidente – Avv. Roberto Le Pera

Camera Penale di Crotone “G. Scola”
Il Presidente – Avv. Romualdo Truncè

Camera Penale di Lamezia Terme “Avvocato Felice Manfredi”
Il Presidente – Avv. Renzo Andricciola

Camera Penale di Locri “G. Simonetti”
Il Presidente – Avv. Antonio Alvaro

Camera Penale di Palmi “V. Silipigni”
Il Presidente – Avv. Giuseppe Milicia

Camera Penale di Paola “E. Lo Giudice”
Il Presidente – Avv. Massimo Zicarelli

Camera Penale di Reggio Calabria “G. Sardiello ”
Il Presidente – Avv. Pasquale Foti

Camera Penale di Rossano
Il Presidente – Avv. Giovanni Zagarese

Camera Penale di Vibo Valentia “F. Casuscelli”
Il Presidente – Avv. Giuseppe Mario Aloi

Il Coordinatore delle Camere Penali Calabresi
Avv. Giuseppe Milicia

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