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“L’egemonia culturale” della destra di governo e il Museo Archeologico di Reggio Calabria

Nelle prossime settimane verrà nominato il nuovo direttore. Meloni: «La cultura non è più appannaggio di una sola parte politica»

Pubblicato il: 21/11/2023 – 12:46
“L’egemonia culturale” della destra di governo e il Museo Archeologico di Reggio Calabria

ROMA La partita dell’egemonia culturale in Italia si gioca intorno a dieci musei. Tra questi figura anche il Museo Archeologico di Reggio Calabria. E’ quanto viene evidenziato oggi su Repubblica nell’articolo firmato da Emanuele Lauria, il quale evidenzia come da qui a fine anno verranno scelti i nuovi direttori (a Reggio, in attesa di conoscere il nome del successore di Malacrino a conclusione delle procedure concorsuali, è stato nominato direttore Filippo Demma direttore ad interim). Repubblica sottolinea come lo scopo del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sia quello di garantire ciò che la premier Giorgia Meloni ha affermato ieri in un post: “La cultura non è più appannaggio di una sola parte politica”, con tanto di video della sua visita privata alla mostra di Tolkien, assurto da qualche tempo a icona della Destra (si tratta dell’autore del “Signore degli Anelli” tanto caro a Meloni) che mercoledì scorso, scrive Lauria, «è stato trasformato in una parata di fedelissimi».
Il cambio di rotta, si legge sempre nell’articolo di Repubblica, si è già visto con le nomine recenti dei responsabili della Biennale di Venezia (affidata a Pietrangelo Buttafuoco) e del Maxxi di Roma (ad Alessandro Giuli). Le prossime assegnazione che, appunto, comprendono anche l’ambito Museo di Reggio Calabria, diranno molto su quella che è l’impronta che il governo vuole dare a un settore che ritiene strategico come quello della cultura. Dopo le prime selezioni con relativi colloqui, si attende ora l’esito finale. A sovrintendere sarà una speciale commissione definita da fonti ministeriali “autonoma e indipendente”, il cui presidente è Francesco Di Ciomma, docente universitario di Diritto privato, non proprio un esperto del settore, ma «che tanto distante da Palazzo Chigi non è», scrive ancora Repubblica. A fine aprile 2022, infatti, ha preso parte alla convention di Fratelli d’Italia che lanciò la candidatura di Meloni. «La Consulta universitaria per la storia dell’arte e la Società italiana di storia della critica d’arte in una lettera hanno già denunciato il fatto che fra i cinque membri della commissione c’è una sola critica d’arte (Daniela Porro) e che altri due componenti sono dirigenti del ministero “che non potranno ignorare le indicazioni della struttura cui fanno capo”».

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