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l’indagine

Bancarotta fraudolenta, inchiesta della Procura di Catanzaro: Pittelli ai domiciliari – I NOMI DEGLI INDAGATI

Disposto il sequestro preventivo di un terreno edificabile a Stalettì e di denaro per oltre 1,5 milioni di euro. Otto indagati

Pubblicato il: 24/11/2023 – 10:14
Bancarotta fraudolenta, inchiesta della Procura di Catanzaro: Pittelli ai domiciliari – I NOMI DEGLI INDAGATI

CATANZARO I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione all’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica guidata dal facente funzioni Vincenzo Capomolla, ha applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un indagato per più ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale, in quanto amministratore di fatto di una società già in liquidazione e, successivamente, dichiarata fallita. Si tratta del noto penalista di Catanzaro, Giancarlo Pittelli. Contestualmente, il gip ha disposto il sequestro preventivo di un terreno edificabile, sito nel comune di Stalettì e di denaro per circa 1,5 milioni di euro, quale profitto del reato ipotizzato. L’avvocato Pittelli è stato condannato a 11 anni, al termine del processo di primo grado scaturito dall’inchiesta “Rinascita Scott” (qui la notizia).

Gli indagati

Questi i soggetti indagati nell’inchiesta: Giancarlo Pittelli (cl. ’53), Saverio Francesco Nitti (cl. ’68) commercialista, Salvatore Domenico Galati (cl. ’67), Monica Albano (cl. ’79), Caterina Concolino (cl. ’59) amministratori unici della società At Alberghiera Turistica srl che si sono succeduti dal 2006 al 2018, Antonio Marchio (cl. ’89), liquidatore della stessa società; Rita Tirinato (cl. ’61) amministratore unico della società Sarusi srl, Sebastiano Panzarella (cl. ’69), notaio.

Le accuse

Secondo l’ipotesi di reato formulata, allo stato ritenuta dal gip assistita da gravità indiziaria, e che necessita della successiva verifica processuale in contraddittorio con la difesa, l’indagato, in concorso con altri, avrebbe distratto l’unico bene della società di cui era amministratore di fatto, ossia il predetto terreno, che, contestualmente all’avvio della liquidazione, veniva ceduto ad altra società appositamente costituita, anch’essa riconducibile all’indagato, nonché il corrispettivo della cessione del predetto bene. Sono stati ritenuti sussistenti anche i gravi indizi in ordine ad un ulteriore episodio di bancarotta fraudolenta consistente nella mancata richiesta di restituzione di un credito di oltre 800.000 euro vantato dalla società fallita nei confronti di un’ulteriore società, anche quest’ultima poi dichiarata fallita, pur in presenza di un debito, verso la Regione Calabria, di oltre un milione di euro derivante dall’anticipo di un contributo pubblico ottenuto nel 2005 per la realizzazione sul terreno sequestrato di un complesso alberghiero, finanziamento poi oggetto di rinuncia e mai restituito. A carico di un altro soggetto è stato disposto il sequestro preventivo, anche nella forma per equivalente, della somma di circa 77.000 euro in relazione all’ipotizzato reato di indebita compensazione di debito IVA, in quanto il debito IVA, in capo alla società fallita, sarebbe stato illecitamente neutralizzato con crediti riconducibili alla nuova società appositamente costituita. (redazione@corrierecal.it)

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