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il processo

Bergamini, gli appunti di Toschi e la relazione del maresciallo Ingrosso su Padovano

Udienza dedicata all’avvocato della famiglia dell’ex calciatore del Cosenza negli anni ’90. «Nella stesura finale il suicidio non era plausibile»

Pubblicato il: 27/11/2023 – 18:14
di Francesco Veltri
Bergamini, gli appunti di Toschi e la relazione del maresciallo Ingrosso su Padovano

COSENZA Difficile, alla vigilia della 51esima udienza del processo Bergamini, ipotizzare che l’avvocato Andrea Toschi potesse restare seduto sul banco dei testimoni per più di cinque ore. Proveniente da Ferrara, il primo legale della famiglia Bergamini dopo la morte del calciatore del Cosenza avvenuta nel novembre 1989 si è sottoposto con calma serafica alla raffica di domande dei colleghi cosentini (Pugliese e Cribari) che difendono l’unica imputata del processo, Isabella Internò, oggi presente in aula. Toschi, a quell’epoca lavorava per il prestigioso studio legale Cavallari di Ferrara e proprio insieme a quest’ultimo e agli avvocati calabresi Franz Caruso (da Cosenza) ed Eugenio Donadio (da Castrovillari), seguì la vicenda fino all’Appello del procedimento che vide il camionista Raffaele Pisano imputato per omicidio colposo. A Toschi, durante l’udienza, sono stati mostrati numerosi documenti agli atti della procura di Castrovillari, tra questi, molti suoi appunti riguardanti le fasi in cui ha lavorato per la famiglia Bergamini.

Damatiana De Santis e i rapporti con la Procura di Castrovillari

La strategia della difesa, in special modo di Angelo Pugliese, è stata chiara fin dalle prime battute: dimostrare l’omissione di diverse informazioni raccolte dai legali della famiglia Bergamini nei giorni successivi alla tragedia di Roseto Capo Spulico. Il legale di Isabella Internò ha chiesto delucidazioni sulla figura di Damatiana De Santis, ragazza con cui Bergamini più volte si sarebbe confidato. Negli appunti di Toschi raccolti nel 1991, vengono riportati alcuni dettagli, su tutti una presunta minaccia che De Santis avrebbe subìto da un uomo di 50 anni nel caso avesse continuato a intromettersi nella vicenda. «Ricordo di aver ricevuto la ragazza una sola volta in un albergo di Rende – ha detto Toschi – ma mi diede l’impressione di una persona che volesse accreditarsi come amica di Bergamini per acquisire visibilità». Pugliese, a questo punto, ha chiesto a Toschi se la strategia del pool di avvocati della famiglia Bergamini fosse quella di mantenere buoni rapporti con la Procura di Castrovillari. Una domanda che ha provocato la reazione della presidente della Corte Paola Lucente che si è rivolta così a Pugliese: «Perché avrebbero dovuto tenere rapporti cattivi con la Procura?». «Con la procura – ha spiegato poi Toschi – avevamo un rapporto collaborativo, il nostro obiettivo era quello di ottenere più informazioni possibili sulla morte di Bergamini».

L’ex maresciallo Ingrosso, Padovano e la malavita di Castellaneta

Nel corso dell’udienza è emerso poi il nome dell’ex maresciallo dei carabinieri Giuseppe Ingrosso, contattato nel 1989 da Domizio Bergamini (padre di Denis) per investigare sulla morte del figlio. «Stilò un’informativa che ci sembrò inconcludente», ha rivelato Toschi. Pugliese a questo punto ha mostrato al teste una serie di documenti, partendo da lettera inviata nel marzo del 1990 a Ingrosso in cui gli avvocati gli chiedevano di indagare sulle scarpe di Bergamini, consegnate a un tifoso del Cosenza da un personaggio misterioso, e su una presunta indagine personale svolta dal calciatore Michele Padovano. Successivamente a Toschi è stata mostrata una relazione (inviata ai legali di Bergamini) dell’ex maresciallo Ingrosso risalente al maggio del 1990. In quello scritto, Ingrosso raccontava che Michele Padovano aveva coinvolto il compagno di squadra Bergamini nelle sue «azioni losche» con personaggi malavitosi di Castellaneta, in provincia di Taranto. Ingrosso scriveva che Padovano riceveva istruzioni sul traffico di droga e Bergamini, non riuscendo a staccarsi da quell’ambiente perché altrimenti lo avrebbero ucciso, si sarebbe deciso a compiere «l’insano gesto». Una versione, questa, valutata sempre come poco attendibile dalla famiglia Bergamini e dai loro legali. Come evidenziato da Pugliese, Toschi avrebbe chiesto a Ingrosso di non fare uscire quelle notizie su indicazione della famiglia Bergamini. «Ci era stato detto – ha ricordato il teste di giornata – che questo Ingrosso faceva un po’ troppe chiacchiere e non era molto credibile. Noi volevamo raccogliere fatti, non chiacchiere». Toschi, però, non ha saputo dire con certezza se quell’informativa dell’ex maresciallo fosse stata comunicata alla Procura di Castrovillari. «Non saprei – ha ammesso –, dovreste chiedere ai colleghi cosentini».

Il medico legale Dell’Erba

Pugliese ha chiesto a Toschi del perché avessero chiesto al medico legale di Ferrara Dell’Erba di indagare, tramite i reperti, su una possibile malattia di Donato Bergamini. «Nell’ambiente cosentino – ha replicato Toschi – in quei giorni giravano strane voci. Molte persone si chiedevano come mai un calciatore all’apice del successo, potesse essersi suicidato. Per questo chiedemmo a un professionista di fiducia come Dell’Erba di accertare che Bergamini non avesse un tumore o non avesse contratto l’Hiv. Non volevamo escludere alcuna ipotesi. Dall’autopsia non emersero tracce tumorali, mentre sugli esami relativi all’Hiv dell’Erba ci disse che si era ancora in fase sperimentale. Ma, successivamente, abbandonammo quella pista perché ci rendemmo conto che poco aveva a che fare con la realtà dei fatti». Dell’Erba stilò una relazione tecnica anche sulle dinamiche dell’incidente del 18 novembre del 1989 che per Pugliese danno manforte alla teoria del suicidio. Sempre Pugliese ha sottolineato come Toschi non abbia mai comunicato alla procura alcune informazioni su una zia di Bergamini che in passato aveva avuto una forte crisi depressiva che poi l’avrebbe portata al suicidio. «Non abbiamo ritenuto questa vicenda come importante a fini dell’indagine, ma sinceramente non so dire con certezza se queste informazioni sono state fornite alla procura oppure no», ha ribadito Toschi. Quest’ultimo nel 1990 fece un sopralluogo a Roseto Cap Spulico con gli avvocati Caruso e Donadio sul punto esatto della tragedia. Nei suoi appunti scrisse due frasi: “Non si vede dove si è” e “Non si vede dove si mettono i piedi”.

Le domande di Primicerio e le precisazioni della parte civile

Dopo le domande della difesa, il pm Luca Primicerio ha chiesto a Toschi delucidazioni su una stesura finale delle loro indagini del 3 luglio 1990 che non risulta agli atti della procura di Castrovillari. «L’idea – ha detto Toschi – era quella di depositarla, anche in questo caso per saperne di più bisognerebbe chiedere ai colleghi cosentini». In quella relazione il suicidio, alla base delle informazioni raccolte, veniva valutato come non plausibile. In un’altra lettera spedita a Toschi dall’avvocato Donadio, quest’ultimo lo informava di aver parlato con il pm che gli aveva confidato come ci fosse una discordanza tra le versioni del camionista Raffaele Pisano e Isabella Internò. Sempre Primicerio ha mostrato al teste un altro documento depositato alla procura, a sua firma, in cui, a proposito della morte di Bergamini, parlava di “lesività da causa chimica”. «Non si escludeva neppure l’ipotesi avvelenamento del calciatore?», ha chiesto il pm. «Non ricordo – ha risposto Toschi –, è passato troppo tempo, ma non lo escludo».
Gli avvocati di parte civile Anselmo e Galeone si sono soffermati sul fatto che in quei giorni, tra Toschi e l’ex maresciallo Ingrosso fossero state diverse le interlocuzioni. «Sicuramente ci siamo sentiti anche per telefono alcune volte – ha confermato Toschi». L’escussione dell’altro teste di giornata, Alfredo Iuliano, è stata rimandata al prossimo 9 gennaio 2024. Per domani è fissata una nuova udienza.

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