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Il Ponte fa lievitare i costi delle opere strategiche

Secondo il rapporto Cresme la spesa per le infrastrutture è aumentata in pochi mesi di 54 miliardi. Cosa prevede la Manovra di bilancio

Pubblicato il: 27/11/2023 – 6:38
di Lucia Serino
Il Ponte fa lievitare i costi delle opere strategiche

Il Ponte sullo Stretto, sospeso a 65 metri di altezza tra la Calabria e la Sicilia, per ora fa lievitare il costo della programmazione delle infrastrutture strategiche del Paese. L’opera è inserita tra quelle prioritarie ma fuori dal Pnrr Pnc (cioè il piano di ripresa e resilienza e il piano complementare aggiuntivo che fu voluto dal governo Draghi). In realtà è aumentato il costo di tutte le opere pubbliche, esattamente come il latte o le verdure.
In pochi mesi, da maggio ad agosto 2023 c’è stato un balzo di 54 miliardi. Di questi circa 40 miliardi sono riconducibili, per l’appunto, all’aggiornamento dei quadri economici per l’aumento dei prezzi. I restanti 14 miliardi e mezzo, circa, sono sotto la voce Ponte sullo Stretto.

Il rapporto

Lo dice il Cresme (centro di ricerche di mercato) che ha realizzato insieme ad Anac (l’autorità nazionale anticorruzione), per il Servizio studi della Camera, il rapporto che analizza l’evoluzione delle opere strategiche e prioritarie sulla base dei dati e dei documenti disponibili al 31 agosto 2023.
Il rapporto evidenzia che, a questa data, ammonta a 448 miliardi di euro il costo delle opere, rispetto alle quali le disponibilità finanziarie sono invece 315 miliardi, pari al 70% del costo previsto. Per capire meglio i numeri bisogna tener conto che alcune opere sono considerate prioritarie, altre no. Inoltre alcune sono inserite nel Pnrr Pnc, altre devono trovare risorse altrove, come il caso del Ponte. Dice il Cresme che 411 miliardi di euro ricadono all’interno delle infrastrutture prioritarie mentre i restanti 37 miliardi sono destinati alle opere strategiche ma non prioritarie. Tra le infrastrutture prioritarie, 221 miliardi di euro riguardano opere inserite nella programmazione Pnrr-Pnc o commissariate e 190 miliardi per altre priorità. Rispetto alla precedente rilevazione, fatta a maggio 2023, si vede dunque che i costi sono aumentati di circa 54 miliardi (+15%).
Le altre infrastrutture prioritarie, non commissariate o inserite nel Pnrr-Pnc hanno, a fine agosto, un costo pari a 190 miliardi di euro, in aumento di circa 23 miliardi (+13,7%) rispetto alla precedente. Al netto della variazione dei prezzi l’incremento della spesa è dovuto ai 13,5 miliardi programmati per il nostro Ponte. In più c’è un altro miliardo (per la precisione 1,1 miliardi) previsti per la ottimizzazione alle connessioni ferroviarie, lato Sicilia e lato Calabria, che dovranno essere oggetto del contratto di programma tra il Mit e Rfi. Non è invece compreso il costo delle opere di ottimizzazione e complementari per le connessioni stradali che sono di minore impatto economico e verranno meglio definite e dettagliate nell’ambito dei prossimi contratti di programma tra il Mit e Anas. (Qui si possono leggere le opere previste).

Dove si prendono i soldi che mancano?

Per quanto riguarda le infrastrutture strategiche non prioritarie, sempre secondo il Cresme, sono meno di 37 miliardi di euro i costi, con copertura finanziaria dell’89%.Dove si prendono i soldi che mancano? Ulteriori nuove risorse per le infrastrutture sono previste dal disegno di legge di bilancio per il 2024 in corso di esame parlamentare e sono destinate primariamente all’avvio dei lavori di costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Per quest’ultimo la legge di bilancio prevede che nelle more dell’individuazione di ulteriori fonti di finanziamento atte a ridurre l’onere a carico del bilancio dello Stato, è autorizzata la spesa di 780 milioni di euro per il 2024, un miliardo per il 2025 e poi cifre tra gli 1,3 e gli 1,8 miliardi all’anno fino al 2032. In totale, 11,6 miliardi di euro. Più in particolare: 1,3 miliardi di euro nel 2026, 1,78 miliardi di euro nel 2027, 1,88 miliardi di euro nel 2028,1,7 miliardi di euro nel 2029, 1,43 miliardi di euro nel 2030, 1,46 miliardi di euro nel 2031, 260 milioni di euro nel 2032, quando il Ponte dovrebbe diventare operativo.

Le scadenze

Entro il 30 giugno di ogni anno e fino all’entrata in esercizio dell’opera, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti presenta informativa al CIPESS sulle iniziative intraprese ai fini del reperimento di ulteriori risorse a copertura dei costi di realizzazione dell’opera. Secondo una ricostruzione dettagliata pubblicata su “Il Sole 24 Ore“, tra il 1981 e il 1997 sono stati spesi 135 miliardi di lire per vari studi di fattibilità. Sul ponte correranno sei corsie stradali, 3 per ciascun senso di marcia (veloce, normale, emergenza) e due binari ferroviari. L’opera nei piani deve avere una capacità di seimila veicoli e 200 treni al giorno.

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