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La ricorrenza

Cent’anni di Interpol, il ruolo nella lotta alla ‘ndrangheta

Cerimonia a Vienna per celebrare la ricorrenza dell’Organizzazione internazionale di polizia

Pubblicato il: 30/11/2023 – 14:53
Cent’anni di Interpol,  il ruolo nella lotta alla ‘ndrangheta

ROMA L’Interpol, organizzazione internazionale di cooperazione tra forze di polizia, celebra 100 anni di attivita’ con un’assemblea generale alla quale prendono parte un migliaio di responsabili giunti a Vienna, luogo di nascita dell’istituzione. Una storia fatta di successi e di tante polemiche, in particolare per la strumentalizzazione politica dell’organizzazione attraverso i suoi famosi “avvisi di ricerca rossi”, noti con la la dicitura “Wanted Persons”, per facilitare il loro arresto in quanto ricercate da uno o più Stati. La missione principale dell’Interpol, sin dalla sua nascita nella capitale austriaca, nel 1923, su iniziative di 20 Paesi, è proprio quella di trasmettere alla sua rete mondiale avvisi di ricerca diramati dalla giustizia di un determinato Stato nei confronti di uno o piu’ individui sospettati di aver commesso gravi reati.
Tra i principali successi dell’Interpol c’e’ stata la cattura nel 2008 dell’ex dirigente politico serbo di Bosnia, Radovan Karadzic, dopo una fuga durata 13 anni, e ancora del killer seriale francese Charles Sobhraj, noto come “Il serpente”. Con l’aiuto di Interpol, negli ultimi anni l‘Italia ha anche cercato di rafforzare il proprio controllo sulla ‘ndrangheta, la mafia piu’ potente e radicata ai quattro angoli del pianeta.
«Aiutiamo a connettere i vari continenti per identificare e localizzare i criminali in fuga. Dobbiamo garantire che nessun luogo al mondo sia un rifugio per questi», ha sottolineato Jurgen Stock, segretario generale di nazionalità tedesca, a capo di quella che di fatto e’ una piattaforma di scambio di informazioni, trasferita in Francia a Lione dopo la Seconda guerra mondiale. Il suo database e’ impressionante: l’Interpol possiede circa 125 milioni di fascicoli di polizia, per 16 milioni di ricerche giornaliere. Un dato in costante aumento anche perché gli Stati membri sono passati da 20 a 196.
Oltre al suo lavoro di lotta alla criminalità, l’Interpol ha lanciato lo scorso maggio una campagna senza precedenti invitando il grande pubblico a identificare i corpi di 22 donne ritrovate nel corso di diversi decenni in Germania, Belgio e Paesi Bassi. Di una di loro, conosciuta come “la donna dal fiore tatuato” uccisa nel 1992, è riuscita recentemente a ritrovare il nome: Rita Roberts.
L’organizzazione internazionale per la lotta alla criminalità, talora accusata di strumentalizzazione da parte di alcuni Stati, ha istituito un controllo degli avvisi per arginare critiche, polemiche e scandali sul proprio operato. Tra i suoi compiti, appunto, c’è quello di evitare di diramare i famigerati avvisi rossi rivolti agli oppositori politici, o meglio di esercitare una maggiore verifica su questo tipo di richiesta da parte dei governanti, che in alcuni casi proteggono i propri dissidenti. In carica dal 2014, il segretario Stock ha formato un team di diversi esperti incaricati di monitorare gli avvisi di ricerca prima della loro pubblicazione. «Per questo motivo analizziamo la situazione geopolitica nel mondo e verifichiamo la sintesi delle nostre opinioni. Se dietro ai fascicoli ci sono questioni politiche, militari, religiose oppure se ci sono dubbi, l’Interpol si ritira immediatamente», ha assicurato il segretario generale, precisando di aver fatto istituire “una nuova politica per i rifugiati”, a tutela di quanti hanno ottenuto questo status. Numeri alla mano, nel 2022 sono stati cancellati 1.465 avvisi di ricerca, su un totale di 70mila validi.
La sorveglianza di Interpol si può anche applicare a un intero Paese, come sta accadendo attualmente con la Russia, che non può trasmettere avvisi direttamente ad altri membri da quando ha invaso l’Ucraina. Ora le petizioni di Mosca passano prima per la segreteria generale dell’organizzazione internazionale.
Tuttavia «possono verificarsi errori, semplicemente perche’ non esiste una definizione comunemente accettata di terrorismo», ha riconosciuto Stock, in risposta ad alcuni casi denunciati dalla ong londinese Fair Trials. L’altro motivo di preoccupazione riguarda l’elezione, nel 2021, a presidente dell’Interpol del generale emiratino Ahmed Naser Al Raisi, oggetto in Francia di un’indagine per presunta complicità in torture. Di fronte a questa controversia, l’organizzazione difende la propria indipendenza e sottolinea che il ruolo del presidente è essenzialmente protocollare.
Da “Interpol: l’Enquete”, libro inchiesta del giornalista francese Mathieu Martinie’re, emerge infine la mancanza di finanziamenti dell’organizzazione – dotata di un budget annuo di 155 milioni di euro – che si ripercuote sui mezzi a disposizione, a cominciare dai propri dipendenti, in numero insufficiente. L’operato dell’Interpol non è poi esente da errori giudiziari e da falsi successi: centinaia di innocenti finiscono intrappolati nella rete di ricerche ogni anno e possono essere estradati e incarcerati a torto.

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