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La nuova vita in Colombia per il «trafficante invisibile» in affari con la ‘Ndrangheta

Per le autorità colombiane, Massimo Gigliotti stava organizzando una rete internazionale con legami in Italia e a Milano. Si muoveva liberamente grazie a documenti falsi e affitti su Airbnb

Pubblicato il: 03/12/2023 – 17:00
di Giorgio Curcio
La nuova vita in Colombia per il «trafficante invisibile» in affari con la ‘Ndrangheta

Alle forze dell’ordine che lo hanno prima individuato e poi catturato ha consegnato un documento intestato a Pedro Zambrano, di fatto il suo “alter ego”, nato a Jáuregui, nello stato di Táchira, in Venezuela. I poliziotti, però, sapevano benissimo di avere tra le mani Massimo Gigliotti, classe ’68, ricercato internazionale sul quale pendeva una “red notice” dell’Interpol, l’alert condiviso dalle polizie a livello internazionale per fermare persone di interesse investigativo. Così come scrive “El Heraldo”, infatti, Pedro Zambrano era il nome con il quale il presunto broker e narcotrafficante di origini calabresi si muoveva in Colombia e nella città di Barranquilla, proprio dove in un blitz eseguito dalla forze di polizia locali, con il supporto della Guardia di Finanza e i Carabinieri del Comando provinciale di Bologna, lo hanno arrestato. Lo hanno trovato in un’abitazione nel quartiere “Altos del Limón”, tra Carrera 52 e Calle 94, a nord di Barranquilla.

Il «trafficante invisibile»

Che cosa ci facesse in Colombia Gigliotti lo chiarirà presto ma, secondo le forze di polizia, non ci sarebbero dubbi sulle intenzioni di gestire, proprio dalla Colombia, il mercato del narcotraffico in continua espansione verso l’Italia e, in questo caso, la piazza di Milano, sfruttando amicizie e contatti. Anche perché, secondo la polizia colombiana, Massimo Gigliotti sarebbe un vero e proprio «trafficante invisibile» proprio lì, in Sud America, dove da tempo ormai la ‘ndrangheta, attraverso i broker, è in grado di trattare con i più importanti produttori di droga, essenzialmente cocaina.

Barranquilla
Vista dall’alto di Barranquilla

Il mercato sudamericano

E gli esempi recenti non mancano. Basta fare un salto temporale all’indietro e tornare a luglio di quest’anno quando in Paraguay furono catturati due Giuseppe Giorgi di 26 e 22 anni, anche loro considerati «narcotrafficanti legati alla ‘ndrangheta». Sulle loro teste, così come nel caso di Gigliotti, pendeva una “red notice” dell’Interpol. Segnali che la Colombia sia diventato un pezzo fondamentale nel puzzle del narcotraffico internazionale legato alle ‘ndrine arrivano, poi, dalla recente inchiesta con al centro la figura di Bartolo Bruzzaniti. Si parlava, in quell’occasione, di un movimento di coca dai 2mila chili in su e di una «vasta compagine criminale, tra cui Bruzzaniti, il boss dei Van Gogh Raffaele Imperiale, il broker Bruno Carbone e altri personaggi sudamericani presumibilmente colombiani».

La fuga «anomala»

In questo contesto, dunque, si inserisce la figura di Massimo Gigliotti alias “Zambrano”, per gli inquirenti «latitante» dal 2018. Secondo le fonti di polizia, citate ancora dal sito sudamericano, il «potente signore della droga» si muoveva liberamente attraverso gli esercizi commerciali e manteneva persino un basso profilo, guidato auto poco costose «per non attirare l’attenzione». Secondo il legale italiano di Gigliotti, contattato dal Corriere della Calabria, il 55enne di origini calabresi in realtà non era affatto un latitante. Abbiamo già scritto, infatti, della sua partenza per il Sud America per festeggiare il 50esimo compleanno, prima che scattasse il blitz “Ichnos”. In mezzo il processo con rito abbreviato e la condanna a 8 anni e 8 mesi, senza mai fare ritorno in Italia, e soprattutto senza essere individuato in Sud America. Secondo quanto riferisce “El Heraldo”, poi, le ricerche su Gigliotti sarebbero iniziate proprio dal 2018, quando l’Interpol, su input delle autorità italiane, aveva ricevuto informazioni sulla presenza del broker nel territorio colombiano mentre gli spostamenti sarebbero stati “intermittenti” con passaggi tra Venezuela, Brasile e Santo Domingo mentre solo dal 2020 sarebbe stata più stabile la presenza di Gigliotti in Colombia. Qui, infatti, scrive ancora El Heraldo, l’uomo avrebbe soggiornato in hotel o affittando appartamenti con Airbnb.  

(Foto da El Heraldo)

Una nuova vita a Barranquilla

Insomma, secondo fonti di intelligence e quelle di polizia Gigliotti era pronto a stabilirsi, forse definitivamente, a Barranquilla. Nuovo nome, nuovi documenti ma stessi interessi, ovvero il business legato al narcotraffico internazionale, per nome e per conto della ‘ndrangheta calabrese, coordinando dalla Colombia le attività del trasporto della droga in Italia attraverso i container. «Gigliotti ha approfittato dei legami con la ‘ndrangheta e con i trafficanti di droga in Colombia, diventando un anello di congiunzione essenziale. Prima della sua cattura. (g.curcio@corrierecal.it)

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