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‘Ndrangheta a Mileto, la decisione del prefetto dopo l’operazione “Maestrale-Carthago”

La commissione d’accesso al Comune avrà il compito di fugare ogni dubbio sulla penetrazione delle ‘ndrine nella gestione dell’Ente

Pubblicato il: 11/12/2023 – 18:44
di Giorgio Curcio
‘Ndrangheta a Mileto, la decisione del prefetto dopo l’operazione “Maestrale-Carthago”

VIBO VALENTIA Le inchieste e i processi hanno consentito di certificare la presenza sul territorio di diverse consorterie criminali, tutte unite nel locale di ‘ndrangheta di Mileto, corrispondenti alle quattro frazioni che compongono la municipalità: Calabrò-Centro, Paravati, Comparni e San Giovanni dove insistono le famiglie Mesiano, Galati (ceppo di San Giovanni), Galati (ceppo di Comparni) e Pititto-Prostamo-Tavella-Iannello. A mettere in ginocchio ulteriormente le ‘ndrine presenti sul territorio sono state le due operazioni “Maestrale” coordinate dalla Dda di Catanzaro in pochi mesi. Inchieste che, coinvolgendo ex esponenti attivi della politica di Mileto, hanno gettato forse più di un’ombra sulla vita amministrativa, sebbene l’attuale sindaco e l’attuale amministrazione non siano coinvolti in nessuna indagine. Da oggi, però, il Prefetto di Vibo, Giovanni Paolo Grieco, ha disposto l’invio di una Commissione di accesso agli atti. Commissione che avrà tre mesi di tempo per accertare eventuali condizionamenti, pressioni, contiguità e situazioni di vicinanza alla locale criminalità organizzata da parte del Comune di Mileto alla cui guida si trova l’avvocato penalista Salvatore Fortunato Giordano, eletto sindaco nel 2019.

Gli ex politici di Mileto

Nelle migliaia di pagine dell’inchiesta spiccano, con particolare riferimento al Comune di Mileto, le figure di Vincenzo Nicolaci, Antonio Gaetano Prestia, Domenico Colloca e Leopoldo Giulio Valente, tutti indagati, i primi tre per tanti anni con ruoli politici proprio nel Comune di Mileto ovvero consigliere comunale, assessore e vicesindaco. Colloca, poi, è considerato dall’accusa «imprenditore di riferimento della ‘ndrina di Paravati, Valente genero di “Saro U Vecchiu” ovvero Rosario Arcuri, anche lui inserito nella vita politica del Comune di Mileto». Coinvolto, poi, anche l’ex assessore Antonino Fogliaro, accusato dalla Dda di essere «partecipe attivo della ‘ndrina di San Giovanni di Mileto, alle dirette dipendenze dei sodali sovraordinati, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici della società e dell’associazione». Il suo nome era emerso anche nell’inchiesta “Stammer” e considerato dall’accusa quale «uomo vicino a Salvatore Pititto, quest’ultimo esponente di spicco dell’omonimo clan di San Giovanni di Mileto». Tutti i soggetti secondo la Dda farebbero «attivamente parte del locale di ‘ndrangheta di Mileto e sono in stretto connubio con Michele Galati». Sarebbe stato proprio Nicolaci – secondo l’accusa – attraverso le sue conoscenze politiche, a “pilotare” l’appalto per la gestione dei rifiuti solidi urbani nei comuni di Briatico, Mileto e Rizziconi e sarà lo stesso, insieme a Leopoldo Giulio Valente, a riscuotere gli utili della società appaltante del servizio e consegnarli a Michele Galati, Giuseppe Accorinti, Francesco “Carnera” Barbieri e ai vertici della struttura di ‘ndrangheta attiva a Rizziconi.

comune di mileto
Il Comune di Mileto

La vita politica di Mileto

Gli ultimi anni non sono stati affatto semplici per la vita politica di Mileto. Nel 2012, ad esempio, il consiglio comunale fu sciolto per infiltrazioni mafiose quando alla guida dell’Ente c’era il sindaco Vincenzo Varone. Ad agosto del 2018, invece, fecero scalpore le dimissioni, a sorpresa, dell’allora neo sindaca Rosetta Mazzeo, a soli due mesi dalla sua elezione. Le prime indiscrezioni parlarono, all’epoca, di problemi di salute ma i veri motivi non vennero mai del tutto chiariti.

procura di catanzaro

Le accuse della Dda

 Secondo gli inquirenti Vincenzo Nicolaci alias “l’assessore” in qualità di «partecipe attivo della ‘ndrina di Paravati», alle dirette dipendenze dei sodali sovraordinati e, in particolare, di Michele Galati, si sarebbe posto come «personaggio di riferimento del sodalizio, soprattutto nel settore dello smaltimento rifiuti, sebbene ex assessore comunale, favoriva il sodalizio anche nei periodi in cui non ricopriva alcuna carica pubblica, sfruttando le sue entrature, informandosi sui bandi di gara nell’interesse dell’organizzazione; partecipava anche alla consumazione di specifici delitti, quali spedizioni punitive». Domenico Colloca, invece, si sarebbe posto come «imprenditore di riferimento del sodalizio, soprattutto nel settore della gestione dei catering, delle mense scolastiche e ospedaliere, della distribuzione pasti ai centri immigrati». In questo settore, in particolare, l’azienda di Colloca grazie al ruolo centrale nella ‘ndrina di Mileto sarebbe riuscita a garantirsi «opportunità di infiltrazione, controllo, sfruttamento di tale ambito imprenditoriale alla criminalità organizzata del vibonese».

Le “intromissioni” di Pititto

Nell’inchiesta “Maestrale Carthago 2”, in particolare, gli inquirenti della Distrettuale antimafia di Catanzaro individuano Salvatore Pititto, tra gli indagati, considerato «appartenente al locale di ‘ndrangheta» di Mileto per il conto del quale avrebbe «esercitato il controllo assoluto di tutte le attività imprenditoriali ed economiche della zona». Nel mirino di Pititto sarebbe finita anche la “Eurocoop Srl”, ditta che – con il suo potere – «poteva accedere o meno agli appalti relativi alla gestione dei rifiuti del Comune di Mileto». Sempre secondo gli inquirenti, inoltre, Pititto avrebbe costretto «il titolare della società “Eurocoop Srl” a versargli una cospicua somma di denaro, quale quota parte del compenso percepito dalla parte offesa per la gestione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani del Comune di Mileto». Una somma da corrispondere per «mettersi a posto con la ‘ndrangheta vibonese» ai referenti delle ‘ndrine del territorio. Ma, non riuscendo in questo intento la Eurocoop Srl sarebbe stata soppiantata «da altra società maggiormente accondiscendente ai desiderata della criminalità organizzata».

«Al Comune di Mileto ci sono i carcerati»

«Vedi che nel comune di Mileto ci sono anche i carcerati (…) dagli quanto vuoi! Quello che si sente il cuore gli porta e se li dividono (…) 500 euro l’uno ai carcerati del comune di Mileto…». È questa una delle frasi intercettate dagli inquirenti nel corso dell’inchiesta “Maestrale Carthago 2” e finita agli atti. A pronunciarla è Michele Galati ai titolari delle due società che si erano aggiudicati i lavori per il passaggio della fibra ottica nella frazione Comparni di Mileto. Un tentativo però fallito a causa della «vicinanza degli imprenditori a esponenti vicino alla più potente cosca dei Mancuso». È ancora Michele Galati – secondo gli inquirenti – il protagonista di un altro episodio che coinvolge il Comune di Mileto. Secondo l’accusa, infatti, insieme ad «Angelo Bartone e Antonio Gaetano Prestia si sarebbe introdotto all’interno dei locali del Comune, si sarebbero diretti all’ufficio Anagrafe e avrebbero asportato 128 matrici in bianco di documenti di identità e oltre 450 euro in contanti, custodite all’interno di un armadio blindato» allo scopo di «reperire somme di denaro e altri beni da impiegare nella falsificazione di documenti di identità, nel finanziamento e organizzazione delle attività illecite della consorteria», scrive poi il gip nell’ordinanza.

Bartolomeo Arena pentito
Il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena

Il pentito

«So che a Mileto c’era ancora una società di ‘ndrangheta, situazione protrattasi almeno fino all’epoca della mia collaborazione. Questa società riuniva le zone di Mileto centro, San Giovanni di Mileto, Calabrò e, se non erro, anche la zona di Comparni, anche se c’erano stati accesi contrasti, nel tempo, tra le varie famiglie». A parlare è il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena in un interrogatorio reso il 7 dicembre del 2022. «Tramite Luca Lo Bianco “il rozzo” avevo saputo – spiega ancora il pentito – che un ruolo di rilievo lo ricopriva tale Corso, genero di Giuseppe Mesiano, il quale aveva un incarico importante, o “contabile” o addirittura “capo società”, anche se questo ruolo è stato ricoperto per molto tempo da Pasquale Pititto (Pititto, Prostamo, Iannello e Mesiano sono alleate comunque), cosa che so da tantissimo tempo e che mi fu di recente confermato da Francesco Antonio e Damiano Pardea che si riforniva di droga dai Pititto». (g.curcio@corrierecal.it)

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