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il processo

L’omicidio Pagliuso e le «clamorose» bugie di Luciano Scalise sul killer Marco Gallo «prestanome della cosca»

Tra le pagine delle motivazioni dei giudici, le ricostruzioni «fantasiose» per dissimulare l’amicizia di vecchia data con l’omicida

Pubblicato il: 12/12/2023 – 6:56
di Giorgio Curcio
L’omicidio Pagliuso e le «clamorose» bugie di Luciano Scalise sul killer Marco Gallo «prestanome della cosca»

CATANZARO Un lungo elenco di bugie e omissioni, tentavi di offuscare una verità giudiziaria cristallizzata, invece, dalle sentenze. Perché le nubi sull’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, freddato davanti alla propria abitazione mattina del 9 agosto del 2016 si diradano sempre di più, sentenza dopo sentenza. Anche nell’ultima arrivata a giugno di quest’anno e che ha visto la condanna all’ergastolo di Luciano Scalise, considerato il mandante dell’omicidio e la rideterminazione della pena per il padre, Pino, condannato a 23 anni, 10 mesi e 20 giorni di carcere e assolto da tre reati, tra i quali l’omicidio dell’avvocato.

I rapporti tra gli Scalise e Marco Gallo

È proprio il rapporto tra la affermata cosca di ‘ndrangheta degli Scalise e il killer dell’avvocato Pagliuso, Marco Gallo, che le motivazioni dei giudici si concentrano in un particolare capitolo, mettendo a nudo tutte le false verità emerse nel corso del dibattimento. Per i giudici, infatti, non si tratta soltanto di «rapporti amicali di lunga data», ma molto di più. I rapporti criminali tra gli Scalise e il killer Marco Gallo, infatti, risalgono già all’inizio del 2000, richiamando le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Rosario Cappello. La linea difensiva, scrivono i giudici nelle motivazioni, è stata «clamorosamente smentite dallo stesso Luciano Scalise». Il riferimento è alla data del 6 dicembre del 2017, quando erano già stati uccisi sia l’avvocato Pagliuso che Mezzatesta a Catanzaro e per i quali lo stesso Gallo era già stato arrestato. Nel corso di una perquisizione a casa di Luciano Scalise, proprio perché quest’ultimo era inizialmente indagato insieme alla moglie Antonella Molinaro, insieme a Gallo e alla compagna, Federica Guerrise «spontaneamente e senza essere sollecitati sul punto negavano l’esistenza di qualunque frequentazione o rapporto di amicizia con Marco Gallo e Federica Guerrise».

omicidio decollatura

Le bugie e l’assegno

In quel contesto, però, Luciano Scalise ha mentito nell’ottica di precostituire «una strategia che la difesa avrebbe poi seguito anche durante il processo, per giustificare i rapporti economici, oltre ad un’amicizia di lunga data», parlando di alcuni lavori eseguiti da Gallo riguardanti l’istallazione di un impianto di videosorveglianza nella sua abitazione e al bar Reventinum, gestito dalla convivente. Nelle sue dichiarazioni spontanee, rese in aula il 2 febbraio del 2023, Luciano Scalise in parte «fornisce una versione diversa» scrivono i giudici. Si parla, infatti, dell’assegno da 7.500 euro, emesso a favore di Marco Gallo il 20 gennaio 2017, dunque solo qualche giorno dopo l’omicidio di Francesco Berlingeri, come «corrispettivo dei lavori eseguiti a casa sua, precisando che i lavori nel bar Reventinum in realtà risalissero al 2012». Agli atti c’è una intercettazione risalente al 14 ottobre del 2017. A parlare è Luciano Scalise che chiama la convivente Molinaro mentre quest’ultima si trovava in compagnia del tecnico che stava installando le videocamere di sorveglianza nella loro abitazione. Una telefonata che, rimarcano i giudici nella sentenza, «dimostra come non possa essere stato Marco Gallo ad eseguire i lavori» in quanto quest’ultimo «era già stato arrestato per l’omicidio di Gregorio Mezzatesta». Per i giudici, dunque, «anche su questo punto Luciano Scalise ha mentito, adducendo intenzionalmente e spontaneamente il falso» per allontanare da sé i sospetti derivati dalla «stretta contiguità temporale tra il rilascio dell’assegno in favore di Gallo e l’omicidio di Francesco Berlingeri.

Gallo prestanome

Nel corso del processo sono emersi complessi rapporti finanziari tra Marco Gallo e Luciano Scalise e che niente hanno a che fare con l’installazione del sistema di videosorveglianza mentre lo stesso Gallo sarebbe a tutti gli effetti un prestanome di Scalise. Particolarmente importante la testimonianza la deposizione, in aula, del maresciallo della Guardia di Finanza Margiotta. «In prossimità dell’omicidio di Francesco Berlingeri, Marco Gallo incassava un assegno da 7.500 euro emesso da Luciano Scalise (…) un assegno postale emesso il 21 gennaio 2017». «Emergeva che Marco Gallo beneficiava di provvidenze finanziarie dagli Scalise, compreso il pagamento dell’avvocato (…) compreso il rinvenimento di un testamento olografo a casa di Gallo in cui si attribuiva a Scalise Luciano il ricavato di una polizza vita stipulata a nome di Gallo Marco e un terreno acquistato nell’anno 2015 e 2016». Secondo il maresciallo è stato possibile stabilire che la «titolarità di quel terreno andava a capo di Luciano Scalise» un terreno particolarmente distante dall’abitazione di Marco Gallo e vicino, invece, agli immobili della famiglia Scalise che, in quel periodo, erano oggetto di una misura di prevenzione emessa dal Tribunale di Catanzaro e quindi impossibilitati ad accedere ai propri conti.

L’avvocato ucciso Francesco Pagliuso

Le conoscenze degli Scalise

In una conversazione intercorsa tra Luciano Scalise, Salvatore Mingoia e Andrea Scalzo, lo stesso Scalise si mostrava particolarmente preoccupato perché potrebbe essere collegato all’omicidio di Francesco Pagliuso. I tre commentano l’arresto di Marco Gallo avvenuto il giorno prima. «Mi inguaio buono buono» spiega Scalise «(…) non mi spavento di niente però, hai capito come? Come quella mi chiama… tranquilla no… e loro hanno preso questa cosa, che sennò non ne hanno trovato cose!». In questo caso Scalise allude agli sms «scambiati con l’utenza di Marco Gallo il 9 agosto 2016, poco dopo l’omicidio di Pagliuso, e la convivente Antonella Molinaro. Ma non è tutto. Il giorno dell’arresto di Marco Gallo, infatti, gli appartenenti alla cosca degli Scalise – intercettati – si lasciano andare a diversi commenti dopo aver visto il video comparso sugli organi di stampa in cui proprio Gallo si era recato a fare jogging nei pressi dell’abitazione dell’avvocato Pagliuso. «(…) dice che lo hanno preso perché ha fatto un sacco di errori» commenta un uomo e Pino Scalise risponde: «Andava a correre vicino questo… questo è proprio uno scemunito di prima categoria… dolori per tutti ci sono» «…la macchina, no… uhuh hanno preso la macchina, l’ha parcheggiata vicino…» dimostrando, scrivono i giudici «di riconoscere l’auto di Marco Gallo senza avere ancora a disposizione informazioni e contezza degli accertamenti e dei collegamenti effettuati dalla PG». (continua…) (g.curcio@corrierecal.it)

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