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Il report Istat

Calo delle nascite e invecchiamento, l’Italia decresce

Calabria e Sicilia più colpite per perdita di residenti a favore di altre regioni

Pubblicato il: 18/12/2023 – 12:52
Calo delle nascite e invecchiamento, l’Italia decresce

ROMA In Italia continua il calo delle nascite: nel 2022 i nati residenti in Italia sono 393mila, con un tasso di natalità del 6,7 per mille. Si tratta di quasi 7mila nascite in meno rispetto al 2021 (-1,7%), e ben 183mila in meno (-31,8%) rispetto al 2008, anno in cui il numero dei nati vivi registrò il più alto valore dall’inizio degli anni Duemila. Il dato emerge dal report Popolazione residente e dinamica demografica dell’Istat, secondo cui il calo di natalità è dovuto, oltre che alla continua diminuzione della fecondità, anche dal calo della popolazione femminile in età riproduttiva (dai 15 ai 49 anni).

Decessi legati al clima

Nel 2022 i decessi sono stati 715mila, 342mila dei quali (il 48%) hanno interessato gli uomini e 373mila (il 52%) le donne, per un tasso di mortalità complessivo pari al 12,1 per mille. Rispetto all’anno precedente il numero dei morti cresce di quasi 14mila unità (+2%), in linea con l’intrinseca tendenza all’aumento, sottostante il progressivo invecchiamento della popolazione. Il più alto numero di decessi si è avuto durante i mesi più rigidi, gennaio e dicembre, e nei mesi più caldi, luglio e agosto. In questi soli quattro mesi si sono rilevati 265mila decessi, quasi il 40% del totale, dovuti soprattutto alle condizioni climatiche avverse che hanno penalizzato, nella maggior parte dei casi, individui anziani e/o fragili dal punto di vista delle condizioni di salute.

Prosegue invecchiamento della popolazione

A fine 2022 l’età media è pari a 46,4 anni per il totale della popolazione (47,8 anni per le donne 44,9 anni per gli uomini). Rispetto al 2021, quando l’età media era pari a 46,2 anni si consegue un ulteriore passo in avanti nel processo di invecchiamento della popolazione. L’invecchiamento della popolazione – nota l’Istat – è un processo che accomuna tutte le realtà del territorio pur in presenza di una certa variabilità. La Campania, con un’età media di 43,9 anni (era 43,6 nel 2021), continua a essere la Regione più “giovane” mentre la Liguria, con un’età media di 49,5 anni (era 49,4 nel 2021) si conferma quella più “anziana”.

Scende ancora la popolazione: sotto la soglia di 59 milioni

Al 31 dicembre 2022 la popolazione in Italia conta 58.997.201 residenti. Rispetto al 2021 si registra una flessione pari a -32.932 individui, a sintesi di un calo significativo dovuto a una dinamica demografica ancora negativa pari a -179.416 persone e di un recupero censuario pari a +146.484 persone. La flessione della popolazione, sottolinea l’Istat, si mantiene contenuta grazie alla dinamica positiva della popolazione straniera. Gli stranieri censiti sono infatti 5.141.341 (+2,2% rispetto al 2021), con un’incidenza sulla popolazione residente dell’8,7%.

Migrazione interna

Tra gli spostamenti interregionali, uno su tre interessa la tradizionale direttrice dei flussi che dal Mezzogiorno si dirige verso il Centro-nord (129 mila, +15,2 per cento rispetto al 2021). Il Mezzogiorno è l’area del Paese meno attrattiva: nel 2022 il tasso migratorio interno e’ pari al -3,4 per mille. Al Nord e al Centro, invece, i tassi migratori interni sono positivi e pari, rispettivamente, al 2,1 per mille e allo 0,8 per mille. L’Emilia-Romagna e la provincia autonoma di Trento evidenziano i tassi migratori interni piu’ elevati (rispettivamente pari al +3,8 per mille e al +3,0 per mille), la Basilicata e la Calabria i più bassi (-5,3 per mille per entrambe).
Complessivamente tutte le Regioni riescono a compensare le perdite di popolazione dovute ai movimenti interregionali grazie ai guadagni ottenuti dallo scambio con l’estero, a eccezione di Campania, Calabria e Sicilia. Il saldo migratorio totale (interno piu’ estero) è pari al 7,1 per mille al Nord, al 5,9 per mille al Centro e al -0,1 per mille nel Mezzogiorno.

Stranieri residenti: al Nord il 58,7%

Il Nord è la ripartizione geografica con più stranieri: il 58,7% della popolazione straniera censita (circa 3 milioni). In particolare, il Nord-ovest, con oltre un terzo dei cittadini stranieri censiti, rappresenta l’area con la maggiore presenza di stranieri. Il Centro (circa 1 milione 267mila) accoglie quasi il 25,0% di stranieri, il Sud e le Isole, rispettivamente, l’11,9% e il 4,7%. L’incidenza sul totale della popolazione residente si attesta attorno all’11% per il Nord e il Centro e su valori di gran lunga al di sotto della media nazionale (8,7%) per Sud e Isole (rispettivamente 4,5% e 3,8%).

In crescita i matrimoni

Matrimoni in lieve crescita,+32% le unioni civili Nel 2022 sono stati celebrati in Italia 189.140 matrimoni, il 4,8% in più rispetto al 2021 e il 2,7% in più in confronto al 2019, anno precedente la crisi pandemica durante la quale molte coppie hanno rinviato le nozze. È quanto emerge dal Report dell’Istat. Nei primi otto mesi del 2023 i dati provvisori indicano una nuova diminuzione dei matrimoni (-6,7%) rispetto allo stesso periodo del 2022. Nei primi nove mesi del 2022 i dati provvisori indicano un lieve aumento dei matrimoni (+4,8%) dovuto esclusivamente alla crescita dei matrimoni civili (+10,8%). Crescono in misura marcata (+32%) le unioni civili.
Nel 2022 le seconde (o successive) nozze sono state 42.918, finora il valore più alto mai registrato. La quota è pari al 22,7% del totale dei matrimoni. L’aumento delle seconde nozze è del 12,9% rispetto al 2021, del 13,1% rispetto al 2019. La tendenza all’aumento, quindi, appare confermata mentre gli effetti congiunturali della pandemia risulterebbero superati. I matrimoni successivi al primo sono più diffusi nei territori in cui si registrano tassi di divorzio più elevati, cioè nelle regioni del Centro-nord. Le percentuali più alte di matrimoni con almeno uno sposo alle seconde nozze sul totale delle celebrazioni si osservano in Liguria (34,5%), Friuli-Venezia Giulia (32,6%) e Valle d’Aosta (32,1%). Le incidenze più basse si rilevano, invece, in Basilicata (9,5%) e Calabria (10,9%). 

Le donne sono il 51,2% della popolazione

Le donne, superando gli uomini di 1.367.537 unità, rappresentano il 51,2% della popolazione residente. Il rapporto di mascolinità (che esprime il rapporto percentuale tra le componenti maschile e femminile della popolazione) è pari a 95,5 uomini ogni 100 donne. Il peso della componente femminile è progressivamente maggiore man mano che cresce l’età, per via della maggior longevità femminile. Se nelle classi di età più giovani (fino alla classe 35-39 anni) si registra una leggera prevalenza della componente maschile, si raggiunge l’equilibrio tra i sessi nella classe 40-44 e, progressivamente, si rileva una presenza sempre maggiore di donne a partire dalla classe 45-49 che esplode tra i grandi anziani: nella classe 80-84 anni le donne sono il 58,0%, fino ad arrivare al 69,9%, al 77,9% e all’83,3%, rispettivamente, nelle classi 90-94, 95-99 e 100 e più.

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