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Distanze e incomprensioni, le “piazze” del malessere del centrosinistra ancora campo “stretto”

La costruzione di una coalizione unitaria in Calabria fondata sull’alleanza Pd-M5S è ancora in alto mare. E sui territori sono tanti i nodi irrisolti

Pubblicato il: 03/01/2024 – 14:33
di Antonio Cantisani
Distanze e incomprensioni, le “piazze” del malessere del centrosinistra ancora campo “stretto”

CATANZARO L’ultima in ordine di tempo è Reggio Calabria, ma c’è anche Vibo Valentia, e prima c’è stata (e per certi versi ancora c’è) Catanzaro, e poi c’è la Regione. Per il centrosinistra in Calabria le “piazze” del malessere continuano a essere tantissime. Difficoltà nelle città che pure sono amministrate dal centrosinistra, difficoltà però anche laddove c’è da fare opposizione al centrodestra, come avviene in Consiglio regionale: il campo largo progressista in Calabria è ancora un miraggio, come del resto è un miraggio a Roma, le cui dinamiche del resto si riproducono perfettamente anche sui territori. Del resto, c’è un disallineamento anche tra le forze che compongono lo schieramento che rende la costruzione di una vera e propria alleanza estremamente complicata: perché in Calabria, a esempio, il Pd è presente dappertutto ma non altrettanto lo è il Movimento 5 Stelle. In più ci sono i rapporti sempre molto ondivaghi con l’area centrista che in genere guarda al centrosinistra a e che invece in Calabria guarda più altrove: Azione, a esempio, vanta due consiglieri regionali alleati con il centrodestra che governa con Roberto Occhiuto e anche Italia Viva, pur non avendo rappresentanza alla Regione, sembra guardare con favore all’azione del governatore.

I banchi del centrosinistra in Consiglio regionale

Le dinamiche nei territori

A complicare il quadro, le dinamiche interne ai singoli partiti, spesso molto tese. E’ il caso del Pd, con la rigenerazione portata avanti dal segretario regionale Nicola Irto che ancora si scontra con il correntismo e con la logica dei capibastone sui territori. Emblematico è il caso di Cosenza, con la tregua armata tra l’area Adamo-Guccione e quella Bevacqua-Iacucci, o anche la stessa Reggio, con lo scontro tra il sindaco Falcomatà e il suo partito, il Pd, per il varo della nuova Giunta comunale. I democrat invece sembrano compatti in Consiglio regionale, con un’opposizione piuttosto ruvida a Occhiuto, ma non sempre incontrano su questa linea oltranzista gli alleati, a volte nemmeno con il Movimento 5 Stelle, che vive al proprio interno la dicotomia tra l’ortodossia incarnata dal capogruppo Davide Tavernise e l’atteggiamento più morbido verso il centrodestra dell’altro consigliere regionale Francesco Afflitto. Non sempre inoltre c’è sintonia nell’opposizione in Consiglio regionale con un’altra area dell’opposizione, quella che fa riferimento ad Antonio Lo Schiavo e quella, rimasta con De Magistris, impersonata da Ferdinando Laghi. Il risultato è che spesso a Palazzo Campanella le opposizioni votano in modo diverso – si è arrivati anche a tre modi diversi – sui provvedimenti, rendendo ancora più agevole il lavoro del centrodestra, già forte di suo. In generale, c’è davvero da ricostruire quasi dalle fondamenta un centrosinistra in Calabria ma non è facile: lo si sta riscontrando tra l’altro nelle prime trattative per la scelta del candidato sindaco a Vibo Valentia, con il Pd da una parte e il M5S e Lo Schiavo dall’altro, due pianeti che hanno persino interrotto il dialogo, o a Catanzaro, dove l’accordo per la nuova Giunta comunale tra il sindaco Fiorita e un’area di centrodestra guidata dal consigliere regionale Antonello Talerico al momento ha messo in un angolo sia il Pd sia il M5S e il resto del centrosinistra, che hanno sempre più spazi di manovra ridottissimi. In più negli ultimi mesi si sta saldando un asse tra i sindaci d’area delle grandi città – gli stessi Fiorita e Falcomata, Franz Caruso di Cosenza e poi Vincenzo Voce di Crotone– che hanno lanciato battaglie comuni su grandi temi come il no all’autonomia differenziata nella versione turbo leghista: i sindaci hanno escluso un senso politico a queste iniziative in un recente incontro a Catanzaro ma Caruso ha esplicitamente detto che «il centrosinistra deve ripartire da qui”. Se non è un passaggio politico questo…   E all’estrema sinistra si muove anche l’ex sindaco di Riace e simbolo dell’accoglienza dei migranti Mimmo Lucano, che si sta ritagliando il ruolo di “federatore” dei mille pezzi sparsi della sinistra. Il tavolo per la costruzione anche in Calabria di un centrosinistra campo largo e progressista – con Pd, M5S e anche Sinistra Italiana – starebbe iniziando a prendere forma ma al momento la strada è in salita ripidissima, e le Europee, dove ognuno correrà per sé, certo non aiuteranno un percorso di ricomposizione della coalizione. Ma per il 2014 è questa la sfida che attende il centrosinistra in Calabria. (a.cantisani@corrierecal.it)

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