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Klaus Algieri: «Il futuro della nostra regione? Stop agli interventi spot»

I timori e le aspettative del 2024 nelle parole del presidente di Confcommercio: «I piccoli segnali di speranza del 2023 sono un buon inizio»

Pubblicato il: 07/01/2024 – 6:59
di Roberto De Santo
Klaus Algieri: «Il futuro della nostra regione? Stop agli interventi spot»

COSENZA Un’economia fragile quella calabrese che risente per questo delle congiunture sfavorevoli che investono il Paese. Pagandone più di altre gli effetti. Fragilità strutturali che affliggono il sistema imprenditoriale ed un mercato del lavoro asfittico sono le principali cause di questa debolezza. Come una rete di infrastrutture digitali e di collegamento lacunoso che impedisce di fatto alle aziende di competere alla pari. Aspetti messi in luce da Klaus Algieri, presidente di Confcommerio Calabria e che destano preoccupazione anche per il futuro. Per superare questi ostacoli il leader regionale della Confederazione chiede un maggiore impegno da parte di tutti. E fa anche autocritica: «C’è bisogno di un cambio di mentalità, smettendola di fare solo i propri interessi». Anche se per il 2024, Algieri si professa «ottimista». «Il vittimismo e l’autocommiserazione – sottolinea – non ci portano da nessuna parte»

I dati dello scorso anno indicano una regione ancora in affanno sul piano della ripresa. Secondo lei, perché la Calabria più di altre regioni risente delle fibrillazioni economiche?
«Sono diversi i fattori strutturali che rendono la regione particolarmente fragile. Un’economia che si basa su settori tradizionali e poco innovativi, come l’agricoltura, il turismo e l’edilizia. Questi settori sono particolarmente esposti alle fluttuazioni del mercato e alla concorrenza internazionale. E poi in Calabria si registra un tasso di disoccupazione elevato, che nel terzo trimestre del 2023 si è attestato al 14,1%, il secondo più alto d’Italia. La disoccupazione è un fattore che limita la domanda aggregata e frena la crescita economica. A cui si aggiunge un tessuto produttivo frammentato e poco competitivo. Le imprese calabresi sono spesso di piccole dimensioni e hanno difficoltà a competere con le imprese di altre regioni e di altri Paesi. Senza contare che la regione paga scotto per un sistema infrastrutturale inadeguato che ostacola gli scambi commerciali e gli investimenti. Questi fattori, combinati tra loro, rendono la Calabria una regione che ha necessità di un intervento strutturale importante per poter puntare a crescere».

Tra Pnrr e Fondi strutturali la Calabria ha ottenuto miliardi di euro

Eppure le risorse per sostenere il sistema imprenditoriale ci sono. Cosa non sta funzionando?
«Sicuramente la mancanza di strategia di lungo periodo. Occorre concludere la stagione dei finanziamenti “una tantum” ed avviare un piano di sostegno strutturale delle imprese a partire dagli investimenti. Le tante risorse a disposizione della Calabria spesso vengono spese male, non guardando a quelle che sono le reali necessità del nostro tessuto economico-produttivo. Si finanzia spesso la “grande” industria, ma in Calabria dov’è? Eccetto poche realtà il nostro è un tessuto fatto di piccole se non micro imprese. La regione vive di commercio, servizi, turismo settori spesso assenti dall’agenda economica. Tuttavia, non possiamo accusare sempre la politica. Mi chiedo cosa fanno i corpi intermedi? Il nostro compito è quello di condurre battaglie politiche ma non di sostenere questo o quel partito. Dobbiamo aiutare la politica a costruire una visione strategica della regione facendo proposte serie, non criticando e basta. Dobbiamo supportare chi governa sensibilizzando su quelle che sono le concrete necessità delle realtà che rappresentiamo. Osservo invece alcuni rappresentanti di corpi intermedi che pur di finire in prima pagina affermano cose contraddittorie. Sostengono idee confuse senza comprendere gli effetti che queste possono generare. Ritengo che questi interventi non rappresentano critiche costruttive che fanno crescere i settori produttivi, ma sono solo strumentalizzazioni. Bisogna smetterla di uscire sulla stampa solo per il gusto di vedersi pubblicati in giacca e cravatta».

Lei fa una precisa denuncia, cosa occorrerebbe fare?
«C’è bisogno di un cambio di mentalità, smettendola di fare solo i propri interessi. E poi occorre iniziare ad occuparsi delle materie di cui si ha una diretta conoscenza e non di altro. Quanti tavoli tecnici ho visto che erano pieni di persone che stavano lì, tanto per esserci, senza rappresentare nessuno. Quanti accordi sono stati fatti con i governi regionali. Basta guardare solo agli ultimi quattro. È cambiato qualcosa? No. Perché? Perché non sono stati coinvolti i veri attori portatori degli interessi collettivi, ma solo dei club privati. Questo non è solo un problema dei corpi intermedi ma anche della stampa, compresa quella di Stato, che spesso invita a parlare persone che non rappresentano nessuno, se non loro stessi. Tutti devono fare la loro parte con umiltà, trasparenza, senso del dovere, coraggio e responsabilità. Questa è una grande autocritica a tutti coloro i quali hanno ruoli nei corpi intermedi calabresi, nessuno escluso, neppure quello che rappresento».

Il basso livello infrastrutturale è tra le criticità che sconta la Calabria

Ma secondo lei quali sono le priorità per mettere in condizioni le aziende calabresi di competere fin da subito alla pari con il resto del Paese?
«Per superare il divario con altre aree del Paese, la Calabria ha bisogno di un piano di rilancio che affronti i fattori strutturali che la rendono vulnerabile alle fibrillazioni economiche. Un piano che dovrebbe includere misure volte a sviluppare i settori produttivi innovativi, come l’industria e il turismo sostenibile. Ma anche a ridurre il tasso di disoccupazione, attraverso la formazione e l’inserimento lavorativo dei giovani e dei disoccupati. Abbiamo bisogno di manodopera qualificata per le nostre imprese. C’è la necessità di stimolare la crescita delle imprese, attraverso la riduzione della burocrazia e l’accesso ai finanziamenti. Così come occorrerebbe migliorare le infrastrutture, sia fisiche che digitali della regione».

Tra le priorità annoverava interventi per sostenere l’occupazione. Ma dal vostro punto di osservazione, come sta ora il mercato del lavoro calabrese?
«Qualcosa si è mosso. La Calabria nel corso del 2023 ha registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente, con un aumento del tasso di occupazione e una diminuzione della disoccupazione. Secondo i dati del Sistema informativo sulle statistiche del lavoro, il tasso di occupazione nei primi sei mesi del 2023 ha raggiunto il 43,5%, lo 0,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2022. Il tasso di disoccupazione, invece, è sceso al 14,4%, dal 15,3% del 2022. Questi dati sono in linea con quelli del Mezzogiorno, dove il tasso di occupazione è stato del 46,9% e il tasso di disoccupazione del 13,6%, e con quelli del valore nazionale, dove il tasso di occupazione è stato del 51,6% e il tasso di disoccupazione del 12,8%. Ma c’è anche da rilevare che il miglioramento osservato nell’ultimo biennio nei tassi di occupazione e disoccupazione è dovuto tuttavia anche alla contrazione della popolazione attiva, che riflette sia il mancato recupero nei tassi di partecipazione al mercato del lavoro osservati, prima della pandemia, ma soprattutto al calo demografico in atto. Ciò rafforza dunque l’importanza di realizzare pienamente gli interventi di politica attiva previsti pure nel Pnrr, volti a favorire una maggiore e migliore partecipazione al mercato del lavoro».

Sono dunque diverse le fragilità che si riscontrano nel sistema imprenditoriale calabrese: polverizzazione delle aziende, poca propensione all’internazionalizzazione e all’innovazione. Voi, come organizzazione quale supporto offrite per potenziare le imprese?
«Come Confcommercio siamo da sempre al fianco delle imprese: questa è la nostra missione, non come tanti club privati che si travestono da associazioni di categoria. Noi offriamo un supporto concreto alle imprese calabresi, attraverso le nostre ramificazioni territoriali, che mira a superare le fragilità che si riscontrano nel sistema imprenditoriale regionale. In particolare, ci concentriamo su tre aree: il sostegno all’internazionalizzazione, all’innovazione e alla crescita delle imprese. Sotto il profilo del sostegno all’internazionalizzazione, offriamo servizi di consulenza e assistenza alle imprese che vogliono scommettere nei mercati internazionali. Questi servizi includono la formazione sulle normative e le procedure internazionali, l’assistenza nella ricerca di partner commerciali e la promozione dell’export. In tema di processi di innovazione garantiamo, attraverso i nostri sportelli digitali, servizi di consulenza e assistenza alle imprese che vogliono innovare i propri prodotti, servizi o processi produttivi. Questi servizi includono la formazione sulle tecnologie innovative, l’assistenza nella ricerca di finanziamenti e la promozione dell’innovazione. Mentre per sostenere la crescita delle imprese, offriamo servizi di consulenza e assistenza alle imprese che vogliono crescere e consolidarsi sul mercato. Questi servizi includono la formazione sulla gestione aziendale, l’assistenza nella ricerca di finanziamenti e la promozione della crescita delle imprese. Inoltre offriamo servizi di formazione e assistenza su misura per le imprese calabresi. Questi servizi mirano a superare le barriere culturali e linguistiche, e a fornire alle imprese le competenze necessarie per operare sui mercati internazionali. Ma collaboriamo anche con altre organizzazioni per offrire un supporto ancora più completo alle imprese calabresi. Ad esempio, cooperiamo con università e centri di ricerca per offrire servizi di formazione e consulenza avanzata. Collaboriamo anche con associazioni di categoria e altri enti per promuovere l’internazionalizzazione e l’innovazione delle imprese calabresi. Crediamo che il supporto alle imprese sia fondamentale per lo sviluppo economico e sociale della Calabria. Per questo motivo, ci impegniamo a offrire alle imprese calabresi un supporto concreto e qualificato, per aiutarle a superare fragilità e a crescere e consolidarsi sul mercato».

Dal 2023 sono arrivati alcuni segnali incoraggianti per l’economia calabrese: la crescita del turismo ed il trend positivo sull’export. Come interpretate questi segnali e come li sostenete?
«La crescita del turismo è un segnale importante, perché il turismo è uno dei settori economici più trainanti della Calabria. La regione ha un patrimonio naturale e culturale di grande valore, che può rappresentare un volano per lo sviluppo economico. Anche il trend positivo sull’export è un altro segnale notevole, perché l’export è un indicatore di competitività. Questo dimostra che la Calabria ha un tessuto produttivo diversificato, che può essere competitivo sui mercati internazionali. Ora questi segnali di speranza devono essere sostenuti con politiche e azioni concrete. Per quanto riguarda il turismo, è necessario investire nella promozione della Calabria come destinazione turistica, sia in Italia che all’estero. È indispensabile migliorare l’infrastruttura turistica, sia fisica che digitale. Per quanto riguarda l’export, è necessario sostenere le imprese calabresi nell’internazionalizzazione, fornendo loro formazione, assistenza e finanziamenti. È anche necessario migliorare la competitività delle imprese calabresi, attraverso ricerca e sviluppo con l’adozione di tecnologie innovative. È altresì importante puntare sulla formazione del personale. Le imprese hanno bisogno di manodopera qualificata. Questa mancanza, unita alla forte migrazione dei nostri giovani, indebolisce i livelli di competitività. Con politiche e azioni concrete, è possibile sostenere questi segnali di speranza e creare le condizioni per una crescita economica sostenibile della Calabria».   

Ma l’innalzamento del livello di competizione passa anche da internet e dai processi di digitalizzazione delle aziende. Cosa fare sotto questo fronte?
«Questo è un aspetto importante da affrontare, perché non si deve commettere l’errore di scambiare il supporto alla digitalizzazione con il commercio online. È necessario infatti mettere le imprese nella condizione di essere al passo con i tempi, digitalizzando i processi e migliorando le dinamiche di vendita. Allo stesso tempo è importante favorire il negozio fisico. Da sempre ci battiamo perché vengano attuate politiche di tutela e salvaguardia dei negozi di vicinato che sono il cuore pulsante delle nostre città. Lo abbiamo visto con la pandemia. Se i negozi chiudono, le nostre città muiono. Quindi bene la digitalizzazione, ma vanno fatti investimenti per supportare i doppi canali di vendita fisici e online. Come Confcommercio, in termini di servizi di digitalizzazione delle imprese sarà un anno importante. Questo perché, nell’ambito del PNRR, siamo stati indicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come uno dei sei poli di innovazione digitale per l’erogazione dei servizi di first assessment digitale ed orientamento alle imprese. Un progetto che ci permetterà di mettere a disposizione delle nostre imprese, servizi all’avanguardia e personale dedicato per le esigenze in materia di digitalizzazione».

Nonostante questi ritardi che ancora sconta la nostra regione, è ottimista per quello che avverrà nel corso del 2024?
«Sì, sono ottimista per il futuro della Calabria. Dobbiamo esserlo tutti. Il vittimismo e l’autocommiserazione non ci portano da nessuna parte. Credo che la regione abbia le potenzialità per crescere e svilupparsi, ma è necessario affrontare i problemi strutturali che la affliggono e soprattutto dobbiamo cominciare a ragionare in ottica di rete, abbandonando le logiche individualiste. I piccoli segnali di speranza del 2023 sono un buon inizio. Ma ribadisco, per sostenerli è necessario investire in infrastrutture, formazione e ricerca e sviluppo. Se la Calabria riuscirà a investire in queste aree, potrà creare le condizioni per una crescita economica sostenibile e inclusiva». (r.desanto@corrierecal.it)

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