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Regione, la dimensione “prudenziale” delle spese: le “maglie strette” della Legge di Stabilità

Il provvedimento approvato dal Consiglio: il “grosso” è rappresentato dal rifinanziamento di norme esistenti (fin dagli anni ’70 e ’80)

Pubblicato il: 08/01/2024 – 8:36
Regione, la dimensione “prudenziale” delle spese: le “maglie strette” della Legge di Stabilità

CATANZARO Al tirar delle somme le nuove autorizzazioni di spesa si contano sulle dita di unga mano e valgono essenzialmente soltanto degli “spiccioli”. La ridottissima consistenza delle risorse autonome in libera disponibilità del Bilancio della Regione Calabria emerge plasticamente dai contenuti della Legge di Stabilità 2024 allegata, approvata prima di Natale dal Consiglio regionale.

I contenuti della Legge di stabilità

Tra vincoli nazionali e obblighi nei confronti dello Stato e limiti imposti da vecchie e nuove emergenze, c’è davvero poco spazio di manovra per programmare interventi espansivi: la Legge di Stabilità – in tutto 8 articoli – è stata infatti varata «in una dimensione normativa estremamente prudenziale» e di fatto prevede come unica voce “nuove autorizzazioni di spesa” la cifra di 1,5 milioni in favore di Ferrovie della Calabria «al fine di garantire il funzionamento degli impianti di risalita, rientranti nel patrimonio della Regione o di enti strumentali, nonché la fruizione dei relativi beni immobili e mobili pertinenziali». Il resto viene assorbito dalla spesa per il finanziamento di leggi che «si prevede» possano essere approvate nel 2024 (1,5 milioni), per il rifinanziamento di un centinaio di leggi regionali, per il cofinanziamento a carico del bilancio regionale del Programma operativo regionale-Fondo sociale europeo (Fse) 2021-27 per complessivi 29,5 milioni da spalmare fino al 2029, per il contributo alla finanza pubblica dello Stato per 15,6 milioni all’anno fino al 2026.

Il rifinanziamento delle leggi regionali

Ovviamente, la voce più “grossa” della legge di stabilità riguarda il rifinanziamento di leggi regionali approvate negli anni precedenti, praticamente dagli albori del regionalismo ad oggi: in totale, oltre 325 milioni per il 2024 per rifinanziare un lungo elenco di leggi regionali, alcune delle quali risalenti agli anni ’70 (due), agli anni ’80 (5) e agli anni ’90 (14). Su queste risorse si fa leva per intervenire su settori strategici della pubblica amministrazione, come il diritto allo studio (4,5milioni dal 1985), la forestazione (56 milioni dal 1992), le politiche attive per l’impiego in Calabria (quasi 39 milioni dal 2001), l’attuazione del diritto allo studio universitario (4,5 milioni), i servizi sociali (15 milioni), il reclutamento del personale – Presidi idraulici (9,7 milioni), la ricollocazione dei lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali (5 milioni, trasporto pubblico locale (oltre 40 milioni), l’Arsac (33 milioni9 e Arcea (3,3 milioni), gli stipendi del personale delle Comunità montane (7,5 milioni), la Protezione civile (500mila euro), il nuovo Consorzio unico di bonifica (7 milioni), le Province (3,2 milioni). Ma c’è anche il rifinanziamento di leggi regionali che prevedono provvidenze di vario genere, a esempio quelle per fasce e categorie deboli come invalidi, ciechi e sordi, per i calabresi nel mondo (50mila euro), per gli enti di sottogoverno e perfino per gli enti di sottogoverno in liquidazione (come i 71mila euro per la liquidazione di Calabria Etica, disposta nel 2017), per l’indennizzo delle vittime di fenomeni estorsivi (80mila euro). Nel complesso, si potrebbe fare sicuramente di meglio, ma forse al momento non si può fare di più. (a. c.)

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