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la riflessione

Una democrazia senza popolo

Facilmente balza agli occhi, non solo dall’astensionismo, la distanza siderale della comunità civile dai giochi di potere della classe politica dominante a tutti i livelli. Non è certo populismo a…

Pubblicato il: 08/01/2024 – 18:28
di Bianca Rende*
Una democrazia senza popolo

Facilmente balza agli occhi, non solo dall’astensionismo, la distanza siderale della comunità civile dai giochi di potere della classe politica dominante a tutti i livelli. Non è certo populismo ammettere che la discussione pubblica si innesta quasi esclusivamente su questioni nominalistiche, avulse da un pensiero riconoscibile, senza alcun riguardo alle carenze comuni ed ai percorsi necessari per soddisfarle. Siamo di fronte ad una involuzione in cui si sono persi i legami con i diritti, i bisogni sociali, dove è evidente l’affermazione di una “democrazia senza popolo”.
Da mesi, ad esempio, in maniera stucchevole persino per gli addetti ai lavori, si parla di segretari autosospesi, autocandidature ad una città che ancora non esiste, toto-nomi in giunta comunale. Dei cittadini, del loro benessere, della qualità dei servizi che renderebbero più sopportabile vivere in una realtà economicamente arretrata come la nostra, quasi nessuno parla.
A leggere le tristi cronache dei partiti in Calabria, in particolare, c’è da constatare che la fine delle ideologie ottocentesche con la caduta del Muro non ha prodotto alcuna svolta. Anche la innovazione tecnica delle “primarie” ha finito nell’irrisione degli apparati che l’hanno inghiottita con qualche vampata, nel caso Schlein, cui non è seguito alcun reale processo di partecipazione dal basso.
Così le cronache riferiscono di crisi nei rapporti interpersonali e di intolleranza anche nei confronti dei Sindaci eletti direttamente da metà degli elettori che già vennero definiti “cacicchi” dalla pungente satira Dalemiana e che si ripercuotono sulla buona amministrazione della cosa pubblica.
Da Reggio a Catanzaro e anche a Cosenza, la elezione diretta del Sindaco ha prodotto più tensioni che partecipazioni e la rappresentazione dello stato di avanzamento lascia presagire tutt’altro che campi aperti che servirebbero per creare una vera alternativa alla destra tardo populista.
La salvezza privatistica è l’ultima illusione che alimenta candidature e protagonismi personali, alimentati da gruppi di interessi, ben lontani da qualsiasi coinvolgimento popolare di partecipazione dal basso e traccia un geroglifico illeggibile nonché anacronistico. È una vicenda che ricorda l’affondamento della nave Concordia davanti al Giglio, dove la regola era diventata quella della salvezza individuale, capitano compreso.
Il campo del centro sinistra, dopo l’insufficiente risultato delle ultime politiche, con una rappresentanza parlamentare ridotta all’osso, evidenzia un deconsolidamento democratico in cui gli eletti sono fuori dal contesto territoriale ed ha appena registrato un’altra débâcle alle provinciali di Cosenza, con soli 4 consiglieri eletti che certo non impensieriranno la maggioranza Succurro, nella quale figura addirittura, per la prima volta, un esponente della Lega!
Si è capito che per qualcuno “piccolo è bello”, ma qui il piccolo consente di salvaguardare solo poche, pochissime carriere e non certo di presagire scenari di futuri governi regionali, per i quali servirebbero politiche meno autocratiche e più inclusive.
Scendendo alle principali realtà comunali, a Reggio c’è ormai uno scontro frontale tra il Sindaco e il suo partito, il PD, che sembra frutto di un litigio tra correnti interne e che rischia di favorire una coalizione figlia dell’alleanza delle “due sponde” sotto i primi, già cospicui, “finanziamenti tecnici” del Ponte.
A Catanzaro, il Sindaco Fiorita naviga in un tormentato equilibrio, con alleanze “civiche” e il centrismo civico di Talerico che è riuscito a rifondare un Centro dopo gli inutili tentativi di Tassone e altri.
A Cosenza, il PD è spaccato almeno in quattro gruppi, che si faticherà molto a tenere insieme perché la contesa è sulla sostituzione della vice Funaro, già defenestrata dal Sindaco Caruso, che rivendica giustamente la sua autonomia nelle scelte, che però finora hanno premiato un “apprendistato” pubblico che non fa registrare grandi progressi alla qualità del governo cittadino, con le eccezioni dovute e già da noi riconosciute in Consiglio.
Lo scenario è ormai quello di un “tutti contro tutti” in cui piccoli organigrammi vincono sui grandi aggregati.
C’è dunque da chiedersi: l’autonomia finora responsabile e già determinante delle Liste civiche anche a Cosenza fino a quando riuscirà a impedire lo scioglimento del Consiglio? Come si affronterà la prossima sfida elettorale con un PD dilaniato – già largamente perdente nelle ultime elezioni senza l’aiuto delle liste civiche, ormai imprescindibile dovunque in Italia – e con la prospettiva del probabile rientro di un Sindaco di Forza Italia o FdI corroborato dal presidente Occhiuto come già a Crotone premiata dal Capodanno TV?
Il bilancio politico dell’anno appena chiuso lascia aperti interrogativi inquietanti per troppi giovani e donne escluse da una cooptazione machiavellica che compromette il futuro anche dei figli e nipoti dei resilienti… sotto l’incombenza di una longeva Destra presidenzialista e di tutt’altro che una città “europea”.

* consigliere comunale Cosenza

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