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“Reset”, Roberto Porcaro invia una lettera anche al Tribunale di Cosenza. «Ho detto menzogne»

L’ex pentito aveva inviato una missiva, simile nei contenuti, al gup Giacchetti nel processo con rito abbreviato a Catanzaro

Pubblicato il: 09/01/2024 – 11:16
di Fabio Benincasa
“Reset”, Roberto Porcaro invia una lettera anche al Tribunale di Cosenza. «Ho detto menzogne»

LAMEZIA TERME L’ex pentito Roberto Porcaro prende (di nuovo) carta e penna e dal carcere di Terni dove è recluso invia una missiva al Tribunale di Cosenza, che in composizione collegiale è chiamato a giudicare gli imputati che hanno optato per il rito ordinario nel processo che segue l’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Reset”. Lo stesso ex reggente del clan degli “Italiani” aveva inviato una missiva, simile nei contenuti, al gup Giacchetti e depositata agli atti del procedimento, in corso in aula bunker a Catanzaro con imputati tutti coloro che hanno optato per il rito abbreviato. Questa mattina, la presidente del Collegio giudicante Carmen Ciarcia ha dato notizia dell’arrivo della missiva.

La lettera

L’ex collaboratore di giustizia giustifica il suo passo indietro con i magistrati della Dda e ribadisce di aver inventato tutto. Nessuna dichiarazione resa sarebbe veritiera e Porcaro auspica che la missiva – datata 16 dicembre 2023 – «venga acquisita al fascicolo». «In circa nove anni sono stato raggiunto da nove ordinanze. La pressione psicologica dovuta a queste ingiustizie e angherie, hanno scaturito in me un calo di serenità, di umore e salute. Avevo pensato che l’unica soluzione per risolvere queste ingiustizie era scegliere quel percorso per essere lasciato in pace», dice Porcaro. «Io certamente nella mia gioventù sono stato un po’ esuberante, ma non sono la persona che descrive la procura. Iniziando da quel percorso mi sono accorto che si devono dire tante bugie, ma dopo circa due mesi mi sono accorto che dire bugie non è mestiere che fa per me». Porcaro poi cita due pentiti Francesco Greco Ivan Barone che – con le loro dichiarazioni – lo hanno tirato in ballo negli affari della mala cosentina. «Loro sanno bene che le cattiverie e bugie dette su di me sono frutto di lettura di atti e di giornali».


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