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Faida di ‘ndrangheta, disposta una nuova perizia sull’impronta digitale che incastra Paolo Alvaro

Avrebbe partecipato all’omicidio di Giuseppe Gioffrè, ucciso nel 2004. Il legale al Corriere della Calabria: «lacune nelle accuse»

Pubblicato il: 10/01/2024 – 16:48
di Fabio Benincasa
Faida di ‘ndrangheta, disposta una nuova perizia sull’impronta digitale che incastra Paolo Alvaro

TORINO Giuseppe Gioffré, ucciso l’11 luglio 2004 a San Mauro, alle porte del capoluogo piemontese. La vittima originaria di Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria) paga con il sangue una faida risalente agli anni Sessanta. Le ordinanze di custodia vengono eseguite a Parma e Reggio Calabria dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino nei confronti di Paolo Alvaro, 57 anni, originario di Sinopoli, e di Giuseppe Crea, 44 anni, di Rizziconi. Entrambi i destinatari, secondo gli inquirenti, risultano presunti appartenenti alla cosca Alvaro, intesa “Carni i cani” di Sinopoli.

Le indagini

Nella ricostruzione degli inquirenti, la faida risale agli anni Sessanta, quando Gioffré, al termine di una disputa per ragioni commerciali uccise due esponenti della cosca Dalmato-Alvaro (ne abbiamo parlato qui). Che si erano presentati nel bar-panetteria gestito dall’uomo per risolvere un problema commerciale. L’attività di Gioffrè faceva ombra a quella di suo suocero, protetto dalla cosca Dalmato-Alvaro. Il tentativo di farlo desistere dai propositi di ampliare i proprio affari finisce in un duplice omicidio. La scena macabra viene registrata dalle forze dell’ordine arrivate sul posto per i primi sopralluoghi. Un gesto che il gip del Tribunale di Torino – nell’ordinanza che dispone l’arresto per l’omicidio di Gioffrè di Paolo Alvaro, 57 anni, e Giuseppe Crea, 44 anni – definisce «sinistro e carico di conseguenze».

Avv. Francesco Siciliano

Rocco Salvatore Alvaro, cognato di una delle vittime del 1964, si accosta al cadavere del proprio parente e ne beve il sangue pronunciando parole di vendetta: «Con questo gesto ti vendicherò». Le prime indagini, svolte nell’immediatezza dell’omicidio, portarono alla condanna (21 anni di carcere) di Stefano Alvaro, considerato uno dei tre componenti del gruppo di fuoco. Nel maggio del 2021 i Ris di Parma si sono serviti di nuove tecnologie informatico-dattiloscopiche per analizzare alcuni reperti trovati vicino all’auto, bruciata, che era stata adoperata per l’agguato. E’ una bottiglietta recuperata e analizzata dai Ris diventerà fondamentale per le indagini e per gli arresti di Crea e Alvaro. Il difensore di quest’ultimo, Francesco Siciliano del Foro di Cosenza, annuncia battaglia contestando le risultanze del Ris su un’impronta dell’indice della mano sinistra rintracciata su una bottiglietta arsa dalle fiamme ad alta temperatura.

I nuovi sviluppi

Nella giornata di ieri, il presidente della Corte d’Assise di Ivrea ha ritenuto inutilizzabile la ricostruzione dell’impronta digitale fatta nel Ris di Parma e ha disposto una perizia con un docente universitario a cui conferirà l’incarico il prossimo 23 gennaio. «Esprimo soddisfazione per avere evidenziato la presenza di lacune nelle accuse nei confronti di Paolo Alvaro, siamo riusciti insieme al mio collega (l’avvocato Gaetano Galluccio del Foro di Roma) a ridimensionare fortemente il quadro accusatorio», sostiene l’avvocato Siciliano al Corriere della Calabria. «Finalmente – continua – si agisce nell’ambito delle regole e del cosiddetto superamento del ragionevole dubbio della colpevolezza».
(f.benincasa@corrierecal.it)

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