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la riflessione

La bontà dopo San Luca

Chissà se i tantissimi che hanno espresso buoni sentimenti dopo l’incidente che si è portato via i nostri di San Luca manterranno la bontà nel corso dell’anno o la metteranno da parte e inarcheran…

Pubblicato il: 13/01/2024 – 15:26
di Gioacchino Criaco*
La bontà dopo San Luca

Chissà se i tantissimi che hanno espresso buoni sentimenti dopo l’incidente che si è portato via i nostri di San Luca manterranno la bontà nel corso dell’anno o la metteranno da parte e inarcheranno frecce d’odio che ci infilzano da decenni per colpa di mancanze individuali che vengono collettivizzate e poste in capo all’intera comunità.
Siamo rimasti in poco più di 100mila, la Locride intera corrisponde a un quartiere di una grande città. Ci conosciamo, se non personalmente, per parenti, amici in comune, incroci di storie o di sentimenti. Le tragedie di alcuni fanno presto a diventare di tutti.
C’è sempre retorica nei lutti, i lutti non possono mai passare del tutto, allentano la morsa. Dopo l’alluvione del dolore si ragiona. E per ogni morte si fa una promessa.
La promessa del 6 gennaio è stata quella di aver rispetto per chi si cura dei detenuti, di mettere a posto le strade. Un disastro che ha imposto una presa d’atto. Bisogna, quindi, spiegare, perché il dolore non sia illuso.
Dirlo che il sistema punitivo, nei fatti, punisce chi assiste chi si ficca in un guaio giudiziario. Colpevolizza chi va a far visita ai carcerati, li associa allo sbaglio.
Se no finisce tutto in una nuvola d’ipocrisia.
Né il sistema né la società aiutano chi assiste, gli rendono i viaggi meno scomodi, meno lunghi, gli accorciano i disagi. Gli mettono meno mani addosso.
Tutto è concepito perché i carcerati vengano abbandonati, lasciati alla deriva. Andare e tornare da un colloquio sono tempeste emotive che nemmeno si possono spiegare. Tensioni, ansie, del prima e del dopo. La gente che per i lutti si commuove, a quel mondo fatto di migliaia e migliaia di persone che va su e giù per l’Italia, in macchina o in corriera, che le carceri stanno per lo più in luoghi irraggiungibili. A quel mondo, la gente normale, di solito dedica un’alzata di spalle. Fatti vostri.
Dirlo che la 106 è della morte quanto lo siano le centinaia e centinaia di Statali che formano il sistema viario nazionale. Tutte più o meno malmesse, destinate a peggiorare con la scarsità dei soldi. Che, anzi, la 106 non è fra le prime né per incidenza dei morti né per sinistri.
E non va assecondato un allarmismo interessato magari al lucro di interventi in urgenza sotto spinta emotiva. La 106 e tutte le altre strade calabresi sono pozzi senza fondo di spese che avrebbero potuto mettere in sicurezza i tracciati. E mettere in sicurezza significa sempre e solo limitare le conseguenze degli errori che tutti facciamo.
La bontà che resiste dopo il lutto è solo la bontà vera, frutto di sofferenza, ragionamento, letture e discussioni, convincimenti profondissimi, d’intimità d’anima.
È facile profezia, ma la bontà nei confronti di quelli che stanno in un angolo dura lo spazio di un pianto, dopo gli si torna a voler male.

*scrittore

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