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la riflessione

La scuola che non si scorda

Oggi ho sentito al telefono il mio vecchio (ma non ancora vecchio) professore di diritto, Nini Napoletani. Ho pensato alla bellezza dei miei giorni di scuola ma questo potrebbe semplicemente esser…

Pubblicato il: 13/01/2024 – 12:46
di Mario Campanella*
La scuola che non si scorda

Oggi ho sentito al telefono il mio vecchio (ma non ancora vecchio) professore di diritto, Nini Napoletani. Ho pensato alla bellezza dei miei giorni di scuola ma questo potrebbe semplicemente essere un rimpianto per l’età della giovinezza.
Ciò che invece sembra assai diverso, rispetto a quanto accade ai giovani di questo tempo, è la poca empatia che si realizza con il corpo docente. Come se tutto si racchiudesse nel concetto di nozione e di apprendimento, senza creare quella fusione necessaria che diventa complicità e funzione pedagogica.
Per i ragazzi, lo è stato per noi e lo è adesso, il tempo impiegato a scuola e con i compagni di classe è di gran lunga superiore a quello trascorso con i genitori e con la famiglia.
Eppure oggi si pensa che l’apprendimento scolastico sia essenzialmente quello del sapere e non dell’essere .
E invece la Scuola è una magia irripetibile, oltre che una palestra di vita necessaria per crescere e condividere. Condividere le ansie e i problemi, abbattere i pregiudizi, puntare a una consapevolezza di libertà di pensiero rispettando quello altrui, sono meccanismi che si realizzano se esiste una convergenza di anime e non solo il completamento di un programma.
È vero e giusto che la Scuola debba premiare il merito ( così come dovrebbe accadere nella società) ma al contempo privilegiare i bisogni. E questo dipende in gran parte dall’investimento emotivo che tutte le componenti scolastiche profondono. Non c’è differenza mai tra un ragazzo bravo e dotato e uno meno vocato se si realizza la convergenza di animo. Ma quello che resta indelebile, se esiste, è la traccia di bellezza che un docente riesce a trasmettere. Perché più delle traduzioni perfette o della partita doppia, ciò che deve rimanere è l’educazione alla solidarietà. Quello che in parte oggi manca, in un mondo dominato da troppe divaricazioni e da una logica che guarda solo alla realizzazione economica futura. Come se dovessimo costruire solo monadi e non gruppi in cui la reciprocità diventi invece un motivo per sostenersi insieme. Educandosi reciprocamente a non sopravvalutare i propri talenti e i propri limiti. Come accade a ogni essere umano.

*giornalista

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