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sette giorni di calabresi pensieri

Rifletta chi ha sempre snobbato Paola, luogo accogliente, ospitale e anche molto bello

Da Gottlob che ha demolito un luogo comune di una Calabria arretrata ai mosaici strepitosi di Casignana fino alle considerazioni del vescovo di Cassano

Pubblicato il: 20/01/2024 – 7:00
di Paride Leporace
Rifletta chi ha sempre snobbato Paola, luogo accogliente, ospitale e anche molto bello

Oltre quattro milioni di italiani giovedì sera dopo il Tg1 hanno visto “Cinque minuti” di Bruno Vespa con ospite il professore Georg Gottlob dell’Unical, celebre autorità internazionale dell’Intelligenza Artificiale che ha scelto di insegnare tra i cubi di Arcavacata. Ne abbiamo spesso scritto in questa rubrica, ma il passaggio televisivo riteniamo che vada segnalato per la creazione di un nuovo senso comune su una Calabria molto cambiata.
«Posso chiederle perché lascia Oxford per la Calabria?» dice il conduttore e l’accademico rispose: «Perché penso che la Calabria sia il posto ideale per lavorare con l’Intelligenza Artificiale… l’Unical ha lavorato su questo e mi attira molto… ho già lavorato molto con l’Unical, e la Calabria è bellissima, un posto fantastico, di grande accoglienza. Abitiamo a Paola».
Ribadiamo che abbiamo un ateneo di grande qualità, che la Calabria è bella lo sappiamo, ma che sia un posto molto vivibile fa bene sentirselo dire da un cattedratico internazionale che può decidere dove è meglio lavorare. Sui social la clip in questione ha sollevato indignazione per un molto presunto stupor Vespa alla risposta. Non sono fan sfegatato di Bruno dai tempi del “mostro” Valpreda fino ai servilismi dei giorni nostri, ma evidenzio che il conduttore ha detto: «Noi siamo orgogliosi che il Sud possa dare queste soluzioni miracolose». Pur con i suoi molti difetti, Vespa è uno dei giornalisti italiani più autorevoli. Ha formulato una buona domanda e il professore ha demolito un luogo comune di una Calabria arretrata. Questo è il miracolo, quello di un cattedratico che vive sul mare e che prendendo un treno arriva in15 minuti al posto di lavoro. Vespa merita “dieci” per quella domanda. E riflettano i calabresi, soprattutto i cosentini, che per vicinanza hanno sempre un po’ snobbato Paola, luogo accogliente e ospitale e anche molto bello.

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A proposito di raggiungibilità calabresi, una buona notizia. A Casignana, nella Locride, sorge una splendida villa romana con dei mosaici strepitosi che da tempo cresce per attrazione e interesse grazie all’impegno della famiglia Crinò molto legata al genius loci del proprio paese. È stato raggiunto un accordo con Trenitalia per un biglietto integrato che da qualsiasi parte d’Italia permette di raggiungere la Villa con un bus che attende la coincidenza del treno che proviene da Reggio Calabria. Sulla piattaforma di Trenitalia è già disponibile la località “Casignana Villa Romana” per acquistare biglietto e conoscere itinerario e arrivi. Ora bisogna aumentare la comunicazione dedicata e iniziare a pensare allo sviluppo di un piccolo indotto adeguato alla buona novità. La caparbia dei Crinò sia d’esempio per estendere il servizio anche agli scavi di Locri e di Sibari non facilmente raggiungibili per i turisti che adoperano il treno.

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Urso-Occhiuto-Mantovano

Bella scena quella del presidente Roberto Occhiuto che con vistosa fasciatura al braccio causa incidente autostradale si è recato lo stesso al Miur a Roma per perorare una vertenza di lavoro. Abbiamo anche appreso dalla sua testimonianza che Veronica Rigoni sta bene e che dopo la convalescenza ritornerà alle sue funzioni. Tutto è bene quel che finisce bene.

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Bandecchi e Ripepi

Stasera a Reggio al teatro Cilea in pompa magna il consigliere Massimo Ripepi, pastore di una chiesa cristiana autocefala, accoglie il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ma per presentare la sua adesione al movimento politico.
Fin qui nulla di strano se non che Ripepi rispolvera l’identità reggina, non in salsa boia chi molla, ma addirittura greca, chiamando i suoi sostenitori “soldati” e rifacendosi alla data fondativa della colonia Rhegion che lui ribattezza Rheggio con traduzione abbastanza farlocca.
A Reggio Bandecchi, dopo aver tentato la strada del calcio, appare in nuovo fasciopopulismo in salsa locale; la sorpresa non è neanche il proprietario di Unicusano, le cui esternazioni violente e maschiliste sono a tutti note, quanto l’intervento previsto dell’ottimo cattedratico ed esperto dei Bronzi, il professore Daniele Castrizio, attuale pope ortodosso della chiesa greca reggina.
Come si coniugheranno università pubbliche e private, il Cristo ortodosso e quello ripepiano? Non ci resta che attendere stasera. Voto “dieci” per la maionese impazzita, “tre” a chi vende lauree online, “zero” a Bandecchi che ha affermato che è giusto spianare Gaza e che in tv ad Agorà ha aggredito la parlamentare calabrese Anna Laura Orrico affermando “la signora va abbattuta”, ricevendo per questo richieste di Daspo televisivo da deputati di tutti gli schieramenti parlamentari. Voto a Ripepi? Lasciamo perdere.

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Ritengo che equiparare il fascismo all’Autonomia differenziata come ha fatto il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, non sia una buona idea. Butta tutto in caciara e non se ne sente proprio il bisogno. Molto più segnante l’azione del suo collega di Catanzaro, Nicola Fiorita, primo firmatario di un documento che sta mobilitando sindaci e coscienze in tutto il Sud sullo stesso tema. Metto in evidenza sul tema anche il recente intervento del vescovo di Cassano e vicepresidente della Cei monsignor Francesco Savino, che intervenendo a Rende alla presentazione del bel libro di Franco Petramala dedicato alla sanità calabrese ha dichiarato: «Sono seriamente preoccupato per disegno di legge sull’autonomia differenziata. Se dovesse passare questa legge, diventeremo ancora più poveri. E l’ora di non fare silenzio, è l’ora di osare. È l’ora del popolo delle beatitudini. Popolo basta con la paura». Considerato che si parlava soprattutto di sanità, il monsignore le ha dette chiare, chiare le sue parole: «La questione sanità in Calabria è cruciale per la democrazia. Se ne parlo e perché non voglio essere complice e neutrale. Non è più tempo di equilibrismi, mi preoccupa il menefreghismo e il silenzio degli onesti, come diceva il giudice Rosario Livatino. Così come, sono preoccupato della crisi della politica e dei partiti. I calabresi meritano di più. La prima questione è la riorganizzazione della rete ospedaliera. Quando nel 2016 venivano chiusi gli ospedali dove eravamo? Senza la mappatura dei bisogni non si va da nessuna parte. Chi fine ha fatto la medicina territoriale. Le case di comunità che fine hanno fatto? Tutto il comparto socio assistenziale che fine ha fatto? Ci vuole una cabina di regia che non obbedisca ai soliti noti. Vogliamo aprire una riflessione sul rapporto tra sanità pubblica e privata? La politica deve stare fuori dalla gestione della sanità». Qualcuno si sente di dargli torto? “Dieci” a Savino che va nel merito con parole dirette come solo i preti sanno proferire.

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Quindi il Ponte lo pagheremo con soldi calabresi e siciliani scippati per oltre due miliardi dai Fondi di Coesione. Mentre Salvini cambia in continuazione il numero dei posti di lavoro previsti, dal Parlamento rimbalzano notizie abbastanza curiose sull’infrastruttura. Il sottosegretario Bignami rispondendo al question time al deputato rossoverde Bonelli ha detto che «la relazione di aggiornamento del Ponte sullo Stretto è stata presentata il 30 settembre. In pratica 24 ore dopo la firma dell’atto negoziale tra Stretto di Messina e il consorzio Eurolink». Ha sbottato Bonelli: «Ma davvero hanno aggiornato un progetto vecchio di 12 anni in sole 24 ore? Sembra uno scherzo». Comunque la relazione di aggiornamento richiesta dalle associazioni ambientaliste non è stata ancora stranamente consegnata. Invece dal sito nella sezione “Trasparenza” si è appreso che l’amministratore delegato di “Stretto di Messina”, Pietro Ciucci, ha un compenso di 240000 euro e non più di 25000. Quasi dieci volte in più. Anche per il presidente Giuseppe Rechi un ritocco che porta lo stipendio a 97mila euro. Secondo “Il Fatto Quotidiano” la deroga è stata bypassata grazie a una norma del decreto “Asset e investimenti” approvato alla vigilia di Natale. Visti i precedenti non potevano aspettare almeno l’inizio dei lavori? (redazione@corrierecal.it)

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