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Quanto siamo motivati, come calabresi rimasti, a capitalizzare le peculiarità dei nostri territori?

Secondo Sergeyev e Gottlob dell’Unical, il «niente» interno e il «tutto» esterno sono invertiti rispetto al giudizio negativo di tanti residenti in Calabria

Pubblicato il: 09/02/2024 – 7:00
di Emiliano Morrone
Quanto siamo motivati, come calabresi rimasti, a capitalizzare le peculiarità dei nostri territori?

Il verso «torneremo a vivere come dei barbari» preannunciò la scomparsa dell’animale politico e sociale dall’uomo? Franco Battiato, che lo concepì, alluse proprio all’estinzione dello «zoon politikon» e dell’«ein geselliges Tier»? Il cantautore intravide da lontano la perdita del senso di comunità e la solitudine dell’individuo digitale del ventunesimo secolo, incapace di coltivare rapporti personali, di cogliere, ricercare e promuovere la bellezza del mondo vero, il valore della pace con sé e dell’armonia con gli altri?
L’artista siciliano fu profetico nel brano – che contiene quel presagio – “Tramonto occidentale”, scritto nel 1983 e costruito sull’antitesi fra la creatività di Nietzsche e Wagner e la monotonia asfittica del cittadino urbano del Novecento, con un rifiuto dell’imperio della psicanalisi e un rimando all’opera storico-filosofica “Tramonto dell’Occidente”, di Oswald Spengler, edita e poi rivista nel primo quarto del Novecento.
La pandemia da Covid-19 ha acuito, per attualizzare la ricordata canzone di Battiato, «la moda sedentaria dei viaggi immaginari e delle masturbazioni», anche intese come chiusure mentali, pensieri deliranti, ossessioni, fobie; come fughe e rifugi nell’universo deresponsabilizzante del web, specie nello spazio atemporale dei social; come immersione della psiche nelle app dello smartphone, ripiego sensoriale nel Metaverso o isolamento nell’esotismo degli schermi intelligenti domestici. Già nel 1985, in un suo celebre pezzo, Battiato – oppresso dal «troppo traffico» del mattino, innervosito dai semafori e dagli stop, stressato dal caos urbano e affranto da «malesseri speciali» – aveva indicato la cura: «non servono tranquillanti o terapie», ma «ci vuole un’altra vita».
Dove e quale potrebbe essere codesta «vita» nuova nell’esistenza umana, breve e caduca, minacciata – nell’era dei Big data, dell’IA e della Quantum technology – dalle guerre, dalla crisi economica, dall’inquinamento ambientale, dall’impennata dei prezzi dell’energia, dalla speculazione sui prodotti agricoli, dagli Ogm e dai cibi sintetici, dai grassi idrogenati, dalla frenesia e dalla cappa di smog, indifferenza e insicurezza delle città postindustriali?
Con i borghi, monti, boschi e litorali che possiede; con le luci vive delle sue stagioni nel cuore del Mediterraneo, lo spettro vasto dei loro colori, l’odore dell’aria pura del mare, della campagna e della foresta che la caratterizzano; con i propri beni, usi e retaggi del passato; con l’agricoltura incontaminata e la cultura da fertilizzare; con l’accoglienza e la solidarietà identitarie resistenti al capitalismo ubiquitario, la Calabria potrebbe essere un luogo in cui voltare pagina, superare la quotidianità ansiogena delle metropoli e conurbazioni occidentali, ripartire da capo, risiedere per rigenerarsi in rapporto con la natura, le persone e un orizzonte dischiuso?
Alla domanda molti calabresi risponderebbero di no, perché – si sente spesso dire – «non c’è niente», mentre «fuori c’è tutto». Altri, magari giovani emigrati, esalterebbero angoli e tipicità della regione come gli affetti e i vissuti personali, ma concluderebbero che la carenza di lavoro e servizi primari impedisce di (ri)stabilirsi in Calabria. Altri ancora accuserebbero il settore pubblico di errori, omissioni, mali e vizi capitali, rammenterebbero lo spopolamento dei territori, specie dell’interno, e rimarrebbero in attesa di qualcuno o qualcosa in grado di cambiare le sorti collettive: un condottiero, un evento, un eroe.
Secondo i professori Yaroslav Sergeyev e Georg Gottlob, informatici nell’Unical, il «niente» interno e il «tutto» esterno sono invertiti rispetto al giudizio negativo di tanti residenti in Calabria, che i due accademici ritengono meravigliosa, ideale per la riflessione e la ricerca nella quiete del tempo rallentato; una terra piena di autenticità, umanità generosa, prelibatezze gastronomiche e ispirazioni intellettuali. Perciò, a loro avviso, la Calabria è un polo attrattivo; anzitutto per la scienza, che reclama concentrazione, calma e, per dirla con Battiato, «attimi di silenzio».

Ginevra dell'Orso
Ginevra dell’Orso

Che cosa ci suggerisce la storia di Ginevra dell’Orso, trasferitasi dalla Milano della Borsa e finanza nel piccolo borgo di Badolato, in provincia di Catanzaro, che la nostra Benedetta Caira ha raccontato di recente sul Corriere della Calabria? Essa traduce il fascino magnetico della vita genuina che si può condurre nella regione più indietro d’Italia, stando ai dati economici e sociali di Istat o Svimez? Può spingere, l’esempio di dell’Orso, ad analoghe immigrazioni, se in Calabria lo stato dell’assistenza sanitaria, dalla prevenzione alla specialistica, dalla diagnostica alla chirurgia, determinano – insieme al marketing incontrollato di operatori privati e alla minore disponibilità di risorse statali a fronte dei fabbisogni di cure – una mobilità passiva da quasi 300 milioni all’anno, con i Lea insufficienti e indici di morbilità e di mortalità più elevati della media nazionale?

albergo diffuso belmonte
L’albergo diffuso di Belmonte

Quanto i fondi pubblici già stanziati hanno inciso nel recupero e nella rivitalizzazione dei borghi calabresi – tra cui diversi di origine greca, albanese, monastica –, ricchi di monumenti, storia e tradizioni, in faccia al mare come Diamante, terrazze sulla costa come Belmonte Calabro e Gerace, arroccati sopra alture come Roghudi o Santa Severina, circondati da montagne come San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno oppure Soveria Mannelli? E si può ancora pensare che debba gravare soltanto sugli enti del sistema pubblico la preoccupazione che questi Comuni non si svuotino, anche alla luce delle statistiche e delle inquietanti proiezioni sul calo demografico nei prossimi decenni? Ci sono, in Calabria, un’imprenditoria e un’offerta creditizia che possano giocare un ruolo attivo per corroborare la cosiddetta «restanza» e concorrere al ripopolamento delle aree interne? Quanto è robusta e diffusa, in Calabria, l’idea che per crescere è preferibile collaborare, piuttosto che litigare? Quanto siamo motivati, come calabresi rimasti, a conoscere, valorizzare e capitalizzare le risorse e peculiarità dei nostri territori?

Durante la pandemia vi fu un rientro massiccio di lavoratori fuori sede, favorito dalle possibilità di lavoro a distanza, che sembrava destinato a radicarsi. Terminata l’emergenza sanitaria, si è compreso che occorrono norme e strumenti adeguati perché ciò accada. Intanto, il collegamento a Internet è ancora problematico in Calabria: la copertura della rete mobile non raggiunge larga parte delle aree interne e la fibra ottica da 100 Mega serve il 15,78 per cento del territorio regionale, mentre quella da 30 Mega è garantita al 100 per cento della popolazione.
Per riportare a casa i giovani calabresi emigrati, servirebbero allora due misure urgenti: Banda Ultralarga nelle zone interne e incentivi dedicati, finanziari e fiscali. Uno dei possibili scenari del futuro è, infatti, l’abbandono delle città più invivibili, sia per i ritmi giornalieri massacranti che per l’innalzamento delle temperature provocato dai cambiamenti climatici; senza escludere la probabilità che si ripeta una pandemia, benché al momento sia – secondo uno studio dell’Università di Padova, pubblicato su Pnas – intorno al 2 per cento ogni anno, con la tendenza a triplicare nei decenni a venire.
Al di là degli interventi legislativi e amministrativi, però, c’è bisogno di un’altra mentalità; di consolidare una cultura delle vocazioni territoriali; di stimolare, anche a mezzo stampa, un rapporto di cooperazione tra gli attori locali; della coscienza che la sfida del rilancio delle aree interne è forse la più importante per lo sviluppo economico, sociale, culturale e civile della Calabria. (redazione@corrierecal.it)

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