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Cure palliative, «il domicilio diventa il luogo privilegiato del paziente»

La rete regionale della Terapia del dolore cambia approccio. Amato: «Trasferiamo la tecnologia ospedaliera a casa del paziente»

Pubblicato il: 24/02/2024 – 12:43
di Fabio Benincasa
Cure palliative, «il domicilio diventa il luogo privilegiato del paziente»

COSENZA Che cos’è il dolore? Non è un sintomo, ma è una malattia che interessa trasversalmente tutta una serie di patologie e rientra nel concetto di cronicità. In Calabria è possibile curarsi, ricevere la giusta assistenza. Il Centro hub regionale di Terapia del dolore, unità operativa complessa, è dotata di posti letto di degenza ordinaria più quattro di day hospital. La terapia del dolore si occupa di pazienti di natura oncologica e non, ed ospita uno spazio dedicato alle cure palliative.
Non solo, il centro presente all’ospedale Mariano Santo di Cosenza recentemente ha attivato una piattaforma informatizzata dotata di una serie di funzionalità che consente di collegare tutti i reparti dell’azienda ospedaliera di Cosenza ma anche il territorio. E’ questa, in estrema sintesi, la vera rivoluzione nel concetto di rete che nasce per ridurre gli accessi inappropriati sia per quanto attiene la terapia del dolore e sia per le cure palliative. Solo così è possibile consentire il miglior percorso possibile al paziente, dal momento in cui entra in ospedale fino a quando poi viene dimesso e assistito a domicilio.

L’accesso di un paziente nel reparto di Terapia del dolore

Il paziente viene sottoposto ad una prima visita e poi indirizzato nei vari percorsi: dalla degenza, al ricovero fino ad una serie di trattamenti antalgici mini invasivi che si effettuano all’interno dell’Uoc. Il percorso è garantito da un «centro coordinatore di tutte le unità di offerta, che governa la presa in carico: un istituto che certifica la complessità delle patologie, soprattutto croniche, e la cui risoluzione del problema non è riconducibile ad una semplice riparazione del danno», dice al Corriere della Calabria il dottore Francesco Amato, direttore dell’Uoc Centro Hub di Terapia del Dolore della Regione Calabria.

La cronicità

La cronicità non è la somma di più patologie e per questo motivo «i pazienti devono essere gestiti», dice il dottore Amato. D’altro canto, l’Italia è uno dei Paesi più longevi insieme a Giappone e Svizzera e di conseguenza aumenta il rischio una condizione di malattia cronica. «La logica della presa in carico funziona solo se esiste una rete gestita da un centro coordinatore che a sua volta coordina le unità di offerta». Il new deal in campo sanitario si sposa con la logica di rete, «un modo nuovo di fare sanità e l’Italia – prima al mondo – si è dotata di una legge (la numero 38) che ha sancito il diritto ad accedere alle cure per dare il ristoro all’incurabilità e per dare sollievo alla sofferenza», sostiene Amato. Che aggiunge: «La cronicità è caratterizzata da condizioni di disabilità e soprattutto da condizioni di dolore».

La stratificazione del bisogno del paziente

Esistono sei livelli che determinano lo stato di benessere di un paziente. L’ultimo è quello di «terminalità», un «concetto che il mondo scientifico ormai ha abbandonato ma per formularne un altro: il concetto del fine vita. La presa in carico avviene fino alle estreme conseguenze quando il paziente non essendo più guaribile rimane ancora curabile, nel rispetto del diritto di civiltà sanitaria e come identità di un percorso di cura».

Innovazione e tecnologie nella terapia del dolore

I sistemi sanitari hanno una grande sfida da cogliere, l’innovazione. «È innovazione ciò che cambia profondamente il sapere dominante medico in un determinato settore», aggiunge Amato che si sofferma sulla innovazione organizzativa, «come dimostrato dalla logica di rete, cambia il modo di approcciare al paziente che non appartiene a nessun medico ma ad un percorso di cura». Il nuovo percorso è garantito da un funzionante e funzionale sistema di informatizzazione. «Certamente, parliamo di reti, digitalizzazione, gestione dei dati», risponde Amato. «Il Dm 77 stabilisce che con queste malattie, con i cronici in particolare, non è più l’ospedale il luogo adatto ai processi di cura ma il domicilio diventa il luogo privilegiato. Questo è un cambiamento epocale, una innovazione fondamentale a patto che noi a domicilio trasferiamo la tecnologia ospedaliera attraverso la telemedicina, la teleassistenza, il teleconsulto. Un altro tassello determinante è rappresentato dai dati. «Sono necessari per governare questo tipo di processi. I dati servono a noi, al ministero, ad Agenas per determinare il governo clinico, oltre che per fare ricerca ed orientare le scelte di programmazione».
(f.benincasa@corrierecal.it)

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