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‘ndrangheta a cosenza

Le preoccupazioni di Patitucci: la «punizione» dei Forastefano e lo scontro tra Porcaro e Piromallo

Il boss viene informato di «un’azione particolare» decisa dal clan degli Zingari di Cassano. E confessa tutto a Michele Di Puppo

Pubblicato il: 27/02/2024 – 7:05
di Fabio Benincasa
Le preoccupazioni di Patitucci: la «punizione» dei Forastefano e lo scontro tra Porcaro e Piromallo

COSENZA A casa di Francesco Patitucci, ritenuto reggente del clan degli “Italiani” – oggi ristretto in carcere al 41 bis – sarebbe giunto anche Michele Di Puppo. La squadra mobile di Cosenza ascolta alcuni colloqui consumati nell’abitazione del presunto boss e si parla anche di uno «scontro tra Porcaro e Piromallo». A fornire i dettagli dell’attività investigativa svolta, è Rocco Francesco Silvestri: ispettore della Polizia di Stato in servizio alla Squadra Mobile di Cosenza e chiamato a testimoniare nel processo ordinario scaturito dall’inchiesta “Reset“. Secondo il racconto fornito in aula. «Mario Piromallo ha aggredito Alessandro Morrone, soggetto vicino a Roberto Porcaro e agli Zingari-Banana, questo è avvenuto il 13 Settembre 2019». Perché? «Morrone si era comportato male nei confronti di un sodale di Piromallo» e quest’ultimo «aggredisce Morrone (classe ’72)». «C’è un’azione da parte di Renato Piromallo per far vedere la sua forza, e una risposta di Roberto Porcaro, poi le cose si calmano».

La preoccupazione di Di Puppo

Gli agenti monitorano l’abitazione di Patitucci e registrano «l’arrivo di Di Puppo». I due «parlano chiaramente del traffico di droga, di estorsioni e delle difficoltà connesse». ma a parte le beghe legate all’attività criminale, «Patitucci riferisce a Di Puppo di essere stato contattato per un probabile progetto, forse di un’azione particolare che il clan Forastefano, avrebbe dovuto fare su Cosenza». Chi ascolta non riesce a capire di cosa si tratti, ma la captazione consente di intercettare la richiesta che avrebbero fatto a Patitucci «per chiedere l’autorizzazione o per metterlo a conoscenza». «Era stato informato che la famiglia Forastefano e il clan degli Zingari di Cassano volessero portare a termine un qualche punizione». L’ex reggente degli “Italiani”, a quel punto, mette a conoscenza il suo «sodale luogotenente Michele Di Puppo».

Lo stipendio a Silvia Guido

Le captazioni proseguono e chi indaga intercetta altri incontri a casa Patitucci. In una circostanza «Di Puppo ha portato dei soldi a Patitucci, lo capiamo perché l’appuntamento era previsto dal giorno prima, infatti c’è anche Rosanna Garofalo (la moglie all’epoca di Patitucci), che dice “I dolci li avevamo comprati ieri, perché noi ti aspettavamo ieri”, quindi questo è anche sinonimo di Rosanna Garofalo che è a conoscenza, è partecipe all’attività illecita del marito», dice l’ispettore della Polizia. I due continuano a parlare e Patitucci «dice chiaramente al suo sodale, Michele Di Puppo, che avrebbero dovuto pagare uno stipendio a parte solo a Silvia Guido, che Patitucci quantifica in 2 mila euro mensili, mille doveva darli Patitucci e mille Michele Di Puppo». Quest’ultimo nel corso del colloquio si mostra titubante «però accetta con malumore questo nuovo stipendio, perché comunque da quello che emerge non è solo la moglie di Roberto Porcaro, ma Silvia Guido partecipa attivamente alle attività illecite anche portando o continuando a mantenere quelle attività illecite che erano del marito. Nel corso di questo colloquio sono sempre quelli i discorsi, soldi, estorsioni, droga».

Il controesame

L’avvocata Laura Gaetano interviene per la posizione di Patitucci e Garofalo. E’ mai capitato che qualcuno dei soggetti che voi individuate come, diciamo, sodali di Patitucci si recasse a casa quando Patitucci non c’era? «No, spesso e volentieri arrivavano, citofonano e se Patitucci era assente Rosanna di Garofalo diceva “No, non c’è” e i sodali vanno via». Patitucci di solito quando parlava a casa sua utilizzava. cioè, mi pare di capire da quello che ha detto finora che parlava liberamente a casa, anche di affari illeciti? «Allora, c’erano dei momenti in cui parlava liberamente e dei momenti in cui abbassava il tono della voce».
(f.benincasa@corrierecal.it)

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