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L’intervento

Caso Striano, Genchi: «Indagare sul sistema di cui lui era pedina»

L’avvocato a Radio Cusano Campus: «Vicenda più grave del semplice accesso di un maresciallo che sbircia nelle banche dati»

Pubblicato il: 04/03/2024 – 14:08
Caso Striano, Genchi: «Indagare sul sistema di cui lui era pedina»

«La privacy nelle indagini giudiziarie è come pretendere che un ginecologo visiti una paziente senza farla spogliare. È necessario un accesso diretto, altrimenti le indagini giudiziarie non si possono fare, le facciamo fare all’intelligenza artificiale, che sta facendo un grosso progresso, anche se le posso garantire che la deficienza umana rimane sempre la stessa». A parlare è l’avv. Gioacchino Genchi intervenuto a ‘L’Italia s’è desta’, programma d’informazione di Radio Cusano Campus condotto dal direttore Gianluca Fabi e Roberta Feliziani. Durante la trasmissione si è parlato a lungo del caso Striano: «Si tratta di un reato molto grave – ha continuato l’avvocato Genchi – l’aggravante del fatto è che è stato commesso da un pubblico ufficiale sulla banca dati d’interesse pubblico».

«Striano dovrà spiegare il motivo delle interrogazioni»

E sulla possibilità che Striano non si muovesse da solo «la legittimità dell’accesso sta nel presupposto della delega – ha proseguito l’avvocato Genchi – quindi dovrà spiegare nell’ambito di quale delega ha fatto questa interrogazione. Difficilmente potrà motivare le interrogazioni su Conte mettendole in relazione con quelle di un noto calciatore o di un personaggio dello spettacolo, perché non mi pare che ci possa essere un collegamento tra i due soggetti. Però lui sarà tanto bravo da spiegarlo, così come è stato bravo a fare le interrogazioni. È la contestualità che mi lascia un po’ sospetto – ha proseguito – perché guardi che gli investigatori italiani, finanza, carabinieri, polizia, interrogazioni nelle banche dati ne fanno milioni di milioni» ha ribadito Genchi. «Si interrogano le cose più disparate per cercare un soggetto, è un continuo di interrogazioni alla banca dati. Se si dovessero cominciare a criminalizzare tutti gli investigatori che in Italia svolgono il loro lavoro in maniera zelante, intaseremmo le procure di migliaia di processi».

«La vicenda sembra più grave di un semplice accesso di un maresciallo»

Ha poi precisato «Le devianze alla procura nazionale antimafia non sono le prime che riguardano anche autorevoli magistrati. Un procuratore aggiunto della Procura Nazionale Antimafia qualche anno fa è stato dichiarato non idoneo a quelle funzioni ed è stato trasferito d’ufficio, è stato sanzionato dal Consiglio Superiore della Magistratura per determinate condotte che non erano conformi a quelli che erano i doveri di un magistrato. Magari di questo non se ne parla perché non fa più comodo. Bisognerebbe fare una riflessione un po’ più estesa sull’istituzione di cui quel soggetto, che era una pedina, faceva parte», ha evidenziato Genchi. «Il fatto che Cantone e Melillo, due persone assolutamente per bene e magistrati di altissimo livello, abbiano chiesto di poter riferire intanto al Consiglio Superiore della Magistratura e poi al COPASIR, mi lascia pensare che la vicenda sia un po’ più grave del semplice accesso del maresciallo della finanza che sbircia nelle banche dati. Non capita tutti i giorni che una cosa del genere accada», ha concluso l’avv. Gioacchino Genchi.

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