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Corte d’appello di Reggio Calabria

La nomina (discussa) di Chiaravalloti e il voto decisivo dell’avvocato leghista Pinelli

Ancora una volta il vicepresidente del Csm non si è astenuto, come invece imporrebbe la prassi istituzionale

Pubblicato il: 18/04/2024 – 8:47
di Francesco Veltri
La nomina (discussa) di Chiaravalloti e il voto decisivo dell’avvocato leghista Pinelli

COSENZA E’ la quarta volta, dall’insediamento del Consiglio, che il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli non si astiene sulle nomine di vertice di un ufficio giudiziario, come invece imporrebbe la buona prassi istituzionale. Ha votato infatti per la nomina del procuratore di Firenze, per quella del procuratore di Napoli, il 20 marzo scorso per i presidenti delle Corti d’Appello di Napoli e Catanzaro e ieri, in ultimo, per la nomina di Caterina Chiaravalloti (in foto di copertina insieme a Pinelli) come nuovo presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria. Come nel caso delle Procure di Firenze, Napoli e Catanzaro il voto del vicepresidente è risultato decisivo. A Catanzaro lo scorso marzo a spuntarla fu Concetta Epifanio con 17 voti (Mazzola, Paolini, Nicotra, Scaletta, Cilenti, Marchianò, D’Ovidio, laici: Giuffrè, Bianchini, Eccher, Natoli, Bertolini, Aimi, Ernesto Carbone, Presidente Cassazione Cassazione e vicepresidente (il voto del vicepresidente vale doppio). La proposta B in favore di Gabriella Reillo (rel.Cosentino) aveva ricevuto invece 16 voti (Cosentino, Chiarelli, Basilico, Carbone Maurizio, Abenavoli, Morello, Miele, Fontana, Mirenda, D’Auria, Bisogni, Laganà, Forziati, laici Papa e Romboli, Procuratore Generale).
Dunque nella scelta tra Epifanio e Reillo, e ieri tra Chiaravalloti e Oga Tarzia, il voto del vicepresidente Pinelli è risultato fondamentale in quella che in molti hanno definito una scelta politica. In entrambi in casi, infatti, la nomina è stata assegnata per un voto (17 voti contro 16).

Chi è Caterina Chiaravalloti

Caterina Chiaravalloti, 60 anni di Catanzaro, è la figlia dell’ex governatore calabrese Giuseppe Chiaravalloti (Forza Italia). Addirittura il suo nome nel 2019 per un brevissimo periodo venne inserito tra i papabili per candidatura alla presidenza della Regione Calabria in area centrodestra, prima che la scelta ricadesse su Jole Santelli. Precedentemente Caterina Chiaravalloti era stata pm a Catanzaro dal 1990 al 2002, dove aveva svolto anche funzioni giudicanti in tribunale e in Corte d’appello. Dal 2009 al 2013 era stata fuori ruolo per svolgere l’incarico di consulente giuridico al ministero degli Esteri, e, dopo il rientro in magistratura nel 2013, aveva guidato il tribunale di Castrovillari fino al gennaio 2018, quando venne nominata presidente del tribunale di Latina. Quest’ultima nomina, come emerso in alcune delle chat sequestrate a Luca Palamara (ex membro del Csm finito in uno scandalo sulla gestione delle nomine a Palazzo Bachelet, radiato dalla magistratura), sarebbe stata sponsorizzata dall’attuale ministro delle Riforme, nonché ex presidente del Senato Elisabetta Casellati.

Chi è Fabio Pinelli

Fabio Pinelli, nato a Lucca nel 1966, è stato eletto nel gennaio 2023 vicepresidente del Csm superando la concorrenza del laico del Pd Roberto Romboli. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Milano, è un avvocato penalista. Età stato eletto consigliere laico in quota Lega. In passato ha difeso diversi esponenti leghisti come Matteo Salvini, Luca Zaia, Luca Morisi e Armando Siri. È stato scelto dal Senato per il ricorso introduttivo e per il patrocinio, davanti alla Consulta, nel conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato con i pm di Firenze sulle chat sequestrate a Matteo Renzi nell’inchiesta sulla Fondazione Open. Durante il dibattito in plenum prima del voto di ieri, diversi consiglieri avevano spinto per la nomina di Olga Tarzia per la sua approfondita conoscenza del territorio reggino avendo svolto, a differenza di Chiaravalloti, tutta la sua carriera in Calabria. Immediata la replica del vicepresidente Pinelli che aveva evidenziato come «il radicamento sul territorio per moltissimi anni, soprattutto nei territori caratterizzati da profili di sensibilità di criminalità organizzata, ha sicuramente un lato positivo ma anche un lato negativo, che riguarda le potenziali interferenze nell’esercizio delle funzioni, che sono frutto di convivenze sociali non certo di volontaria cessione a forme di indebita collusione. E’ la diversità delle esperienze che fa costruire in modo corretto la capacità di svolgere funzioni direttive e non la persistente attività professionale prestata presso lo stesso distretto». Pinelli aveva inoltre aggiunto quanto sia «limitativo pensare di circoscrivere la realtà criminale della ‘ndrangheta al territorio calabrese», sottolineando come «la funzione prima del presidente di Corte d’Appello è di carattere organizzativo e non investigativo». (f.veltri@corrierecal.it)

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