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operazione “recovery”

Il narcotraffico a Cosenza. I ruoli, i fornitori reggini e la cocaina degli “Zingari”

Francesco Patitucci assume «la guida e la direzione del narcotraffico». I canali di rifornimento e i gruppi “autonomi”

Pubblicato il: 14/05/2024 – 9:30
di Fabio Benincasa
Il narcotraffico a Cosenza. I ruoli, i fornitori reggini e la cocaina degli “Zingari”

COSENZA L’operazione della Dda di Catanzaro, eseguita questa mattina e denominata “Recoveryscaturisce da una complessa e articolata attività investigativa. Diversi i reati contestati, ma il cuore dell’inchiesta è il traffico di droga e il presupposto dell’esistenza di una associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Marijuana, hashish, eroina e cocaina, il presunto sodalizio criminale avrebbe trafficato qualsiasi tipo di sostanza.

Le posizioni e i reati contestati

Tra i soggetti coinvolti nell’ipotesi di reato contestata, Francesco Patitucci nelle vesti di «dirigente, promotore, organizzatore e finanziatore dell’associazione», considerato «riferimento principale della confederazione di ‘ndrangheta operante a Cosenza e nei territori limitrofi». Per l’accusa assume «la guida e la direzione del narcotraffico», occupandosi anche della «gestione degli approvvigionamenti di stupefacente (…) demandando per i compiti organizzativi ai suoi principali referenti Michele Di Puppo, Mario Piromallo, Roberto Porcaro, Salvatore Ariello, Antonio Illuminato».
Nel blitz è finito anche Michele Di Puppo ritenuto vicino a Patitucci e con un ruolo ben preciso – secondo l’accusa – nella scelta «dei canali di rifornimento della sostanza stupefacente, acquista grosse partite di stupefacente da destinare all’illecito mercato cosentino, presidiando significative aree di spaccio». Stessi ruoli quelli assunti anche da Mario Piromallo conosciuto negli ambienti criminali come “Renato”, Roberto Porcaro, Antonio Illuminato, Adolfo D’Ambrosio e Salvatore Ariello. Meno compiti, ma altrettante responsabilità – secondo l’accusa – nel traffico di droga per un altro indagato, Gianfranco Sganga.

Gli altri membri del sodalizio

L’approvvigionamento di eroina e cocaina era affare di Filippo Meduri, questo quanto contesta la Dda di Catanzaro, mentre Antonio Caputo avrebbe costituito un gruppo autonomo dedito allo spaccio di cocaina, marijuana e hashish. Quest’ultimo viene arrestato il primo aprile 2021, ed a sostituirlo negli affari sarebbe stata Angelina Presta. Un’altra donna, Silvia Guido (ex moglie di Roberto Porcaro) avrebbe svolto il ruolo di organizzatrice dell’associazione dopo l’arresto dell’ex coniuge avvenuto il 13 dicembre del 2019, coinvolta «nei traffici illeciti di Antonio Illuminato». La donna si sarebbe adoperata, in alcune occasioni, al recupero dei proventi dello spaccio con l’ausilio di Antonio Basile. Per chi indaga, Michele Rende avrebbe fornito un contributo all’associazione ponendosi come «canale di collegamento tra i maggiorenti dell’associazione cosentina ed esponenti di altre consorterie» come il reggino Giuseppe Violi (finito ai domiciliari). Il percorso criminale di Marco Lucanto, invece, è segnato da un primo «legame con il gruppo di Adolfo D’Ambrosio, per poi diventare collaboratore di Antonio Illuminato». Carlo Bruno sarebbe «fornitore e grossista» del sodalizio, «referente dell’articolazione autonoma facente capo ad Antonio Illuminato». Per la Dda un «anello di congiunzione tra l’associazione dedita al narcotraffico e quella di matrice ‘ndranghetista di cui Illuminato è esponente apicale» e di cui «lo stesso Bruno fa parte». Francesco Marchiotti avrebbe fornito «un contributo indispensabile lavorando in stretta collaborazione prima con Marco D’Alessandro e poi con Gianfranco Sganga». I fratelli Alberto Turboli e Danilo Turboli (quest’ultimo ex collaboratore di giustizia) avrebbero seguito le direttive impartite da Porcaro, occupandosi di acquisto e rifornimento dello stupefacente. Nelle carte dell’inchiesta compare anche il nome del neo pentito Francesco Greco detto “Checco”, anch’egli avrebbe seguito le direttive di Porcaro. Secondo l’accusa, Manuel Esposito sarebbe «il principale spacciatore dell’articolazione del sodalizio, facente capo ad Illuminato e Carlo». Viene ritenuto «anello essenziale della catena di distribuzione delle sostanze stupefacenti».

I fornitori reggini

Salvatore La Cava, Giuseppe La Cava, Francesco La Cava avrebbero contribuito all’attività di narcotraffico. Provenienti tutti dal territorio reggino, da Africo Nuovo, si sarebbero posti come «fornitori di cospicui quantitativi di eroina dell’associazione con riferimento al gruppo diretto da Filippo Meduri».

Gli “Zingari”

Nell’inchiesta compaiono i nomi di tre uomini ritenuti appartenenti al clan degli “Zingari”, sia di Cassano allo Ionio e sia di Cosenza. Si tratta di Cosimo Abbruzzese detto “Cocchino”, Antonio Bevilacqua alias “Il topo” e Leonardo Bevilacqua. Il loro è un ruolo di fornitori di cospicui quantitativi di “cocaina” con riferimento al gruppo diretto da Filippo Meduri». (f.b.)

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