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Da Crotone alla “lotta armata” per la Turchia: la cattura del super ricercato Baris Boyun

L’indagine, coordinata dalla Dda di Milano, ha acceso i riflettori su una serie di “cellule” attive in Italia e in Europa tra armi, droga e attentati

Pubblicato il: 22/05/2024 – 12:37
di Giorgio Curcio
Da Crotone alla “lotta armata” per la Turchia: la cattura del super ricercato Baris Boyun

LAMEZIA TERME È un supericercato in Turchia, già stato protagonista di una querelle giudiziaria tra Ankara e Roma, per via di una richiesta di estradizione da parte dell’autorità turca che era stata respinta prima dalla corte d’appello di Bologna e poi, nel giugno dell’anno scorso, dalla Corte di Cassazione. Il protagonista è Baris Boyun, classe ’84 nato in Turchia, finito in manette questa mattina nel blitz eseguito a Bagnaia, frazione di Viterbo, scattato alle prime luci dell’alba in via Cardinal de Gambara e coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano.

Il “capo” della lotta armata

Boyun, dunque, non è affatto un soggetto qualunque: sarebbe lui, secondo gli investigatori, il capo indiscusso di un’associazione criminale collegata ad altre straniere sparse sul territorio europeo. Un gruppo di “cellule” radicate in parte in Italia come nei territori di Milano, Alba, Asti, Vetralla e Crotone, in parte all’estero e in Paesi quali Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Belgio, Croazia, Slovenia, Kosovo e Bulgaria: tutte collegate tra loro in grado di supportarsi logisticamente soprattutto garantendo armi uomini e mezzi di ogni tipo. Secondo la ricostruzione, dunque, Baris Boyun “Il Fratello maggiore” viene riconosciuto ed è indiscutibilmente il “Capo” quindi «mandante di omicidi, stragi ed attentati dinamitardi», riporta il gip nell’ordinanza.
Per l’accusa sarebbe lui a movimentare le armi, a coordinare il traffico di armi sfruttando i canali all’estero e le sue conoscenze in Turchia e sarebbe sempre lui a coordinare il trasporto dei migranti, a definire le tariffe, a stabilire la tratta per l’arrivo dei migranti. Il 40enne turco avrebbe anche coordinato l’attività di importazione di sostanze stupefacenti e, in particolare, l’azione dei suoi uomini al porto. E poi avrebbe orientato la strategia del gruppo dal contrabbando di sigarette a quello, ben più lucroso, di stupefacenti e farmaci, disponendo del denaro del gruppo.

Il gruppo

Gli altri, definiti “fratelli” e “sostenitori” sarebbero soggetti che «promuovono organizzano e ideologicamente sostengono “la lotta armata” in Turchia per la quale molti di loro hanno costituto e dirigono una vera e propria banda armata con finalità terroristiche ma diffusa anche sul territorio europeo dove hanno posto le proprie basi logistiche nei vari Paesi dell’Europa tra cui l’Italia da dove continuano a programmare organizzare e dare esecuzioni ai loro programmi criminali e che hanno individuato soprattutto quale “luogo protetto” da cui dirigere la lotta armata», annota ancorai il gip nell’ordinanza. 

Le origini

Tutto è partito dall’arresto, avvenuto il 5 ottobre 2023, di tre soggetti, Tolga Gueltepe, Fikri Fatih Cancin e Kerem Akarsu, per detenzione e porto di due armi ovvero una pistola Glock e una SIG Sauer, e quasi 70 grammi di marijuana. Come ricostruito dagli inquirenti, i tre erano partiti dalla Calabria e, in particolare, da Crotone mentre a bordo della Honda sulla quale viaggiavano sono stati ritrovati e sequestrati il passaporto turco, la carta di identità turca e il permesso di soggiorno del Montenegro di Ozge Buyukkaplan (cl. ’87 nata in Turchia), nonché un faldone contenente documentazione cartacea riconducibile a Baris Boyun e alla stessa Buyukkaplan. Ma, soprattutto, sui supporti informatici sequestrati sono state trovate diverse fotografie ritraenti Boyun con un atteggiamento da leader: fotografato dietro una scrivania di un sontuoso studio privato, ad esempio, e altre immagini e video di uomini con armi pesanti, aggressioni di uomini mediante armi da sparo e armi improprie, nonché materiale propagandistico di vario genere. Inoltre, dal verbale di perquisizione e di sequestro redatto dalla volante della Questura di Como, è emerso che tra gli oggetti rinvenuti sulla Honda vi era anche un giubbotto antiproiettile di colore bianco, privo di marca, cucito all’interno di una t-shirt. Secondo la prospettiva accusatoria, avvalorata peraltro dal gip del Tribunale di Milano, gli elementi «renderebbero evidente come i tre arrestati fossero, di fatto, la scorta dell’autovettura di Boyun, tanto che sulla stessa auto è stata rinvenuta documentazione riguardante quest’ultimo, che le due auto hanno varcato il confine in simultanea e i numerosi collegamenti tra i tre arrestati e lo stesso Boyun». (g.curcio@corrierecal.it)

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