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l’analisi del dopo voto

In 10 anni metamorfosi della Lega che ora è sempre meno Nord

“Il Post” evidenzia la trasformazione del partito di Salvini, che si consolida al Sud anche se con percentuali non alte

Pubblicato il: 11/06/2024 – 14:05
In 10 anni metamorfosi della Lega che ora è sempre meno Nord

ROMA “La Lega ha perso il Nord mentre si consolida, anche se con percentuali non alte, al Sud”. E’ questa l’analisi de “Il Post” sul voto alle Europee per il Carroccio: “il partito di Matteo Salvini, accantonata la causa federalista, vale ora meno di un terzo di Fratelli d’Italia nei territori dove nacque”, mentre trova terreno più fertile nelle regioni meridionali, sostiene la testata. Il Post ricorda gli albori dell’era Salvini alla guida della Lega, con una trazione antimeridionalista abbandonata poi via via, a partire dal 2014, per una impostazione più nazionalista, anche se – si legge – «la Lega ha sempre mantenuto negli anni il proprio elettorato e il proprio centro di gravità degli interessi politici ed economici nelle regioni settentrionali. Quelle stesse regioni garantivano al partito il maggior consenso anche nelle fasi più difficili, affidandosi al cosiddetto “zoccolo duro” fatto di attivisti e militanti, e fornivano la stragrande maggioranza di eletti e di dirigenti nazionali. Alle ultime elezioni nazionali a cui la Lega di Salvini si presentò col nome “Lega Nord”, le europee del 2014, nelle due circoscrizioni del Nord ottenne 1,49 milioni di voti sul totale degli 1,68 milioni di voti, cioè poco meno dell’89 per cento. A questo giro, dieci anni dopo, quelle stesse due circoscrizioni garantiscono circa il 65 per cento del consenso totale del partito: 1,3 dei 2 milioni di voti». Queste elezioni europee – è l’analisi de “Il Post” – «mostrano quindi un’erosione del consenso della Lega al Nord, e allo stesso tempo grazie al contributo degli elettori del Sud, un piccolo avanzamento rispetto ai risultati di due anni fa. Quest’ultimo dato è raccontato in un report elaborato dall’Istituto Cattaneo, un centro di ricerche specializzato nell’analisi dei flussi elettorali. Stavolta, invece, tanto al Nord quanto al Sud, il grosso delle preferenze è andato a un candidato indipendente come il generale Roberto Vannacci, che ha ben poco da spartire con le istanze tradizionali della Lega e anche per questo è stato contestato e sopportato con fastidio dai dirigenti storici del partito. Tolto Vannacci, con le sue 532mila preferenze, la sola candidata leghista che nelle circoscrizioni settentrionali ha ottenuto più di 50mila preferenze è la milanese Silvia Sardone (75mila). Al Sud sono invece in due a superare quella soglia: il leccese Roberto Marti (59mila) e soprattutto Aldo Patriciello, entrato nella Lega solo dal febbraio scorso, con poco meno di 70mila preferenze. C’è dunque una sorta di livellamento tra i candidati più votati del Nord e quelli più votati del Sud. Ma soprattutto, ciò che rende lo scenario elettorale diverso rispetto al recente passato è il fatto che in molte regioni settentrionali dove la Lega era tradizionalmente la forza egemone della destra ora è nettamente distaccata da Fratelli d’Italia e in certi casi indietro anche rispetto a Forza Italia… Un po’ ovunque al Nord e in maniera ormai piuttosto stabile la Lega vale tra un quarto e un terzo di Fratelli d’Italia. Un fatto impensabile solo fino a tre o quattro anni fa, e che avrà ripercussioni politiche ancor più evidenti nei prossimi mesi, quando molte delle regioni del Nord andranno al voto e Fratelli d’Italia non avrà difficoltà a indicare i candidati presidenti che preferisce… In questo contesto di «progressiva erosione dei consensi al Nord e di marginale ma stabile radicamento al Sud» per “Il Post” «anche l’agenda del partito è un po’ cambiata. Salvini si è battuto molto per promuovere il disegno di legge sull’autonomia differenziata (approvato al Senato ma non ancora alla Camera, e soggetto ancora a qualche incognita procedurale che potrebbe ritardarne ancora il voto definitivo) che attribuisce maggiori poteri alle regioni e darebbe parziale compimento a uno dei progetti originari della Lega; ma al tempo stesso ha posto come obiettivo prioritario del suo mandato da ministro dei Trasporti la proibitiva realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina»

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