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La storia di Marta, precaria della scuola: «Insegno in Lombardia e faccio il Tfa in Calabria»

«Viaggio ogni settimana, scendo e risalgo. Perché ho scelto Reggio? Pensavo di poter passare da casa mia ogni tanto, ma è impossibile»

Pubblicato il: 13/06/2024 – 15:53
di Francesco Veltri
La storia di Marta, precaria della scuola: «Insegno in Lombardia e faccio il Tfa in Calabria»

«Io lo so cosa si prova, perché l’ho vissuto anche da figlia». Marta ci racconta la sua storia con un po’ di commozione, trattenuta a fatica ma chiara nei suoi occhi grandi. Parte parlando della sua esperienza di bambina che, a soli 10 anni, è stata costretta a vivere lontana dalla mamma per questioni lavorative. Lo scenario è sempre lo stesso. Si riempie la valigia di lacrime, sospiri e speranze e si parte, lasciando indietro l’amara Calabria.
È stato il papà che l’ha convinta a partire dopo la laurea, «perché ogni genitore – ci dice Marta – spera il meglio per i propri figli».
Di Pianopoli, nel Catanzarese, laureata in scienze economiche, Marta ha provato a restare in Calabria, ma dopo una serie di colloqui («sessisti», ci rivela) che finivano sempre con le stesse domande sulle intenzioni personali («hai figli?», «sei sposata?»), ha deciso di prendere un master per andare a insegnare geografia alle scuole superiori. Il primo incarico arriva nel 2017 sul sostegno a Torino. Dopo il covid e un periodo di pausa, Marta si sposta in una provincia della Lombardia per avere più possibilità di lavorare. Arrivano gli incarichi annuali sulla materia. Si trasferisce e comincia a lavorare su più scuole contemporaneamente: materia complicata la sua, le ore di geografia nelle scuole sono ormai talmente poche che, per farne 18, si è ritrovata a insegnare anche in quattro istituti contemporaneamente. Ma lei non ha mai mollato, neanche di fronte alla stanchezza e alle difficoltà.
Poi arriva di nuovo il sostegno. Si rende conto che il rapporto speciale che un’insegnante di sostegno istaura con gli alunni la riempie di entusiasmo e la arricchisce quotidianamente. Dopo due anni, decide di frequentare il Tfa (il corso di specializzazione per le attività di sostegno). Ci riesce a Reggio Calabria ma i risultati delle prove di accesso arrivano quando lei ha già preso servizio ed è tornata dai suoi ragazzi nel Nord Italia. Tra mille dubbi e valutazioni sul da farsi, si rende conto che quel percorso le serve per formarsi, per avere qualche speranza in più di entrare di ruolo, per riuscire a dare risposte sempre più esaustive alle esigenze dei suoi alunni. L’occasione è unica, non può rimandare.
E allora Marta si imbarca in un’avventura pazzesca. Decide di non lasciare i suoi ragazzi e il suo posto di lavoro accettando di viaggiare ogni settimana dalla Lombardia alla Calabria. Parte ogni giovedì pomeriggio, prende prima un treno e poi un autobus che la porta da Bologna a Lamezia Terme, poi lì ne prende un altro per raggiungere Reggio Calabria, prenota la sua stanza in un B&B e dal venerdì pomeriggio alla domenica segue le sue lezioni. Finite le lezioni riprende un autobus che, dopo un viaggio durato una notte intera, la riporta al punto di partenza.
Arriva nella sua casa del Nord il lunedì mattina alle 8 e, alle 11 entra in servizio, riprende la sua vita, fino al giovedì successivo quando ricomincerà il via vai.
«Ho scelto di farlo a Reggio – ci spiega – perché pensavo di poter passare da casa mia per stare qualche ora con la mia famiglia, pensavo mi potesse venire comodo e invece, presto, mi sono resa conto che casa mia non l’avrei vista neanche da lontano».
Quando si sofferma sul lato economico ci dice chiaramente, con amara ironia, che avrebbe fatto meglio a comprare il titolo all’estero, viste anche le ultime decisioni del ministero nei confronti di chi ha conseguito un titolo estero: sarà inserito regolarmente in graduatoria e potrà concorrere sia per le supplenze annuali che per i posti di ruolo. Ancora una volta una decisione che premia la furbizia di alcuni e penalizza i sacrifici di molti.
Marta comunque non si arrende, è decisa ad andare fino in fondo con il suo sorriso contagioso. «Questa esperienza mi è servita a lavorare su me stessa – afferma – è stata fondamentale per imparare a gestire l’ansia e a mantenere l’equilibrio». Ha un sorriso contagioso Marta, la sua valigia è carica di speranze: riuscire ad entrare di ruolo e coronare il sogno di avvicinarsi alla sua famiglia e alla sua casa di Lamezia Terme.
Una storia normale, ormai scontata, non banale ma come tante altre. L’ennesima storia di sacrifici e precarietà, una storia del Sud che non si libera da un sistema che fa acqua da tutte le parti. Una storia da riporre in un luogo sicuro. (f.veltri@corrierecal.it)

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