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E’ colpa delle stelle se la gente muore in mare

«Perché una costellazione non era ancora tramontata e un’altra stava subentrando – effettuavano, infatti, la navigazione fra la levata di Orione e quella del Cane». Così naufragarono 300 e più nav…

Pubblicato il: 19/06/2024 – 14:02
di Gioacchino Criaco

«Perché una costellazione non era ancora tramontata e un’altra stava subentrando – effettuavano, infatti, la navigazione fra la levata di Orione e quella del Cane». Così naufragarono 300 e più navi romane di ritorno dalla guerra a Cartagine. Un tempo si finiva in fondo al mare perché non si rispettavano le dinamiche del cielo: mai mettersi in acqua durante la successione delle costellazioni. Intraprendere la navigazione dopo che una fosse interamente tramontata e un’altra interamente sorta. Valeva per tutti, attraversassero il Mediterraneo per fare la guerra, per commerciare, per pescare, per trovare una nuova casa. Ora, le imbarcazioni moderne, le loro strumentazioni, se ne sbattono del cielo, dei suoi meccanismi divini: porti la guerra, trasporti merci, vai in cerca di pesci, difficilmente andrai di sotto perché un pizzico di Orione occupa ancora il campo al Cane. Solo se cerchi casa, se il mare Antico lo attraversi per sottrarti a una sorte infame, se in acqua ti ci metti dopo aver assaggiato lo scudiscio libico; allora ci devi porre cura nello sguardo in alto, devi conoscere in profondità le successioni stellari. Rischi il capovolgimento, un’agonia di ore, inghiotti il sale con un’ultima imprecazione. Dopo cali a picco, lentamente ti gonfi e torni a galleggiare, quasi sempre a pancia in giù. Solo se fuggi da un pericolo così grande che la morte ti sembra un male minore, devi badarci al cielo. Perché solo il cielo potrà mettere mano al cuore. Salvarti. Solo il cielo non si girerà da un’altra parte, mentre l’altra parte della terra non lo ha un cuore per andarlo a trovare. 60 o 90, ancora non si sa quanti siano nell’ultimo naufragio, quanti avranno a breve facce saponificate da nascondere fra le onde. Quanti siano ad aggiungersi a una quantità indeterminata di vite trasformate in mare dal sale. Gocce, gocce infinite di esistenze già appannate. Lacrime di coccodrillo di chi non vuole averne la colpa: che quella è di chi strumentalmente li indirizza alla tragedia; che quella è di chi annega perché dovrebbe stare sulla forca con la corda al collo e attendere diligentemente che i burocrati ne compulsino le pratiche.L’Europa è un posto specializzato in alibi, ne ha sempre pronto uno per sentirsi sollevata. L’Italia è campione di alibi, ne ha sempre pronti almeno due per dire che la colpa è di qualcun altro. E invece la scelta è di tutti, una scelta identica qualunque sia il Governo, chiunque sia il ministro dell’interno. Che hanno sempre lo stesso popolo intorno che frequenta i giochi di ruolo e si presenta ora magnanimo ora intransigente a seconda del colore e del nome di quelli da cui si fa comandare. La colpa vera delle tragedie in mare è dei migranti. Troppo ignoranti. Facessero un corso di astronomia prima di navigare, eviterebbero di farsi annegare dalle stelle.

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