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La Camera penale di Cosenza proclama lo stato di agitazione

«Preso atto della condizione della giustizia nel Tribunale di Cosenza e nel Distretto di Corte d’Appello di Catanzaro»

Pubblicato il: 22/06/2024 – 10:30
La Camera penale di Cosenza proclama lo stato di agitazione

Riceviamo e pubblichiamo

Il Consiglio direttivo della Camera penale di Cosenza, preso atto della grave condizione in cui versa la giustizia nel Tribunale di Cosenza e comunque negli uffici giudiziari del Distretto di Corte di appello di Catanzaro così riassunta:
il maxi-processo, da eccezione tollerata dal codice di rito penale è divenuta regola nella Calabria giudiziaria: centinaia di ordini di cattura e migliaia di ipotesi di reato e incolpazioni ritenute mafiosamente connesse riversate in un unico contenitore, il maxi-processo, affidato a sezioni penali di Tribunali (Riesame, Gip-Gup, Collegio) composte da un numero di giudici a dir poco inadeguato; le cosiddette “piante organiche” del Tribunale di Cosenza e comunque degli uffici giudiziari dell’intero distretto di Corte di appello di Catanzaro solo formalmente conformi a legge: la dotazione organica è riferita a carichi giudiziari “normali” che non prevedono l’abnorme congestione degli “affari di giustizia” determinati dal maxi-processo; considerate le relative gravi conseguenze: dinanzi al Tribunale della libertà di Catanzaro, la difesa di centinaia di presunti innocenti, con il loro carico di migliaia di ipotesi di reato, è di fatto falcidiata della componente più incisiva e persuasiva, l’oralità della discussione, di cui lo sparuto numero di giudici del riesame chiede una sintesi sempre più … “sintetica”, postulando che il contingentamento dell’esercizio del diritto di difesa sia l’unico modo per esercitare tempestivamente (!) giurisdizione negli stringenti termini dettati dal codice di rito penale, che, in questo modo, da garanzia divengono nocumento per i diritti del presunto innocente cautelato; nei giudizi cautelari di appello, sempre dinanzi al Tribunale di Catanzaro, l’abnorme sproporzione tra giudici e casi da giudicare sta determinando un ulteriore sfacelo della presunzione di non colpevolezza: le udienze fissate per la trattazione di tutte le impugnazioni de libertate diverse dal “riesame”, persino gli appelli conseguenti ad annullamenti della Suprema Corte, sono rinviati, in blocco, di mesi e mesi; una giustizia negata -di cui anche la magistratura è ”vittima”- che determina la trasformazione della misura cautelare in pena preventiva; nel Tribunale di Cosenza, l’intera sezione penale è, di fatto, sotto assedio a seguito del processo n° 3804/17 RGNR DDA CZ, volgarmente denominato “Reset”, che sta portando fuori dal palazzo di giustizia di Cosenza, con cadenza settimanale, nell’aula bunker di Lamezia Terme, un intero ufficio giudiziario; nonostante l’impressionante sforzo organizzativo che unanimemente riconosciamo a magistrati e cancellieri della sezione penale del Tribunale, assistiamo alle inevitabili riassegnazioni di processi “monocratici” ad altri giudici con rinvii delle udienze anche di diversi mesi in pregiudizio delle prerogative delle parti offese; mutamenti delle composizioni dei collegi in processi con istruttoria già in fase avanzata, in tal caso con pregiudizio del principio dell’oralità. E riteniamo che questo “assedio” diverrà insostenibile con il recente maxi-procedimento n° 3942/22 RGNR DDA CZ, volgarmente denominato “Recovery”, a carico di quasi duecento presunti innocenti; ritenuto, per altro verso, fatto indegno di un Paese democratico la recente vicenda che ha riguardato intercettazioni e trascrizioni di sessioni professionali tra un imputato e il proprio legale, avvocato penalista iscritto alla Camera penale di Cosenza, effettuate nell’ambito dell’assistenza difensiva ed eccentricamente commentate dalla polizia giudiziaria; considerato che l’ascolto di conversazioni tra avvocato e assistito fa parte di quella distorta e ignorante concezione della Toga – ancora oggi presente in alcuni ambiti giudiziari- con cui si tenta di fare apparire socialmente l’Avvocatura come complice del delitto anziché tutore e custode del diritto; ritenuto che Magistratura e Polizia giudiziaria devono tenere, sempre, ben presente che le prerogative del difensore -se non possono tradursi in garanzia di immunità- non devono essere trasformate in fonte di sospetto dell’Avvocatura, perché la cultura della giurisdizione NON APPARTIENE solo a pubblici ministeri e giudici, ma è, per Costituzione, l’essenza della cultura liberale dell’Avvocatura.all’esito dell’Assemblea degli iscritti che si è tenuta lo scorso 17 giugno e dei relativi lavori, nello specifico: della relazione tenuta dal Presidente della Camera penale di Cosenza, che ha denunciato tutti i suddetti fatti; degli interventi degli iscritti; dell’intervento del Presidente della Camera penale di Castrovillari, che ha rappresentato sentita vicinanza ai penalisti cosentini, e del Coordinatore delle Camere penali della Calabria, che, in rappresentanza di tutte le Camere penali calabresi, ha manifestato pubblica adesione all’iniziativa della Camera penale di Cosenza; preso atto della delibera dell’Unione delle Camere penali italiane con cui è stata proclamata l’astensione da tutte le attività giudiziarie nei giorni 10, 11 e 12 luglio, manifestazione che – se, di fatto, inibisce, per espressa previsione del Codice di autoregolamentazione (art. 2 co. 4), ogni analoga iniziativa nei giorni precedenti e successivi – consente comunque la proclamazione di uno stato di agitazione propedeutico ad altra iniziativa che adotterà la Camera penale di Cosenza;

Il Consiglio direttivo della Camera penale di Cosenza

Il Segretario avv. Gabriele Posteraro – Il Presidente avv. Roberto Le Pera

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