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Gli occhi della ‘ndrangheta sull’Africa: il narcotraffico in Libia e la rotta verso il porto di Gioia Tauro

È attualmente l’organizzazione più influente nel traffico della cocaina. Nel mirino anche Costa d’Avorio, Ghana e Guinea-Bissau. Fondamentale il porto calabrese “porta d’entrata” verso l’Europa

Pubblicato il: 24/06/2024 – 11:03
di Giorgio Curcio
Gli occhi della ‘ndrangheta sull’Africa: il narcotraffico in Libia e la rotta verso il porto di Gioia Tauro

LAMEZIA TERME La ‘ndrangheta oggi si propone, con ritmi incalzanti, particolarmente minacciosa per l’ordine economico e democratico, come un sistema attrezzatissimo, moderno, polivalente policentrico, capace di cogliere e «creare, qualsiasi impulso economico e/o finanziario in grado di agevolare le operazioni di “money laundering” (riciclaggio di denaro) e di reimpiego di beni ed altre utilità di provenienza illecita». È uno dei passaggi più rilevanti dell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia relativa al primo semestre del 2023.

I contatti con il Centro e il Sud America

Secondo gli ultimi dati, infatti, la disponibilità di ingenti capitali derivanti dal ruolo rilevante della ‘ndrangheta nel narcotraffico internazionale, unita ad una spiccata capacità di gestione dei diversi segmenti e snodi del traffico, hanno permesso ai clan di consolidare rapporti con le più importanti reti criminali internazionali. Ed è in questo scenario che il Porto di Gioia Tauro riveste una grande importanza, all’interno di dinamiche che interessano il settore degli stupefacenti. L’interesse della ‘ndrangheta verso questo scalo portuale è legato alle enormi potenzialità di arricchimento che ne derivano, trasformando i clan in partner di solida affidabilità per le organizzazioni criminali omologhe del Centro e del Sud America, fornitrici della sostanza stupefacente, così come dimostrato dall’esito di numerose indagini anche molto recenti.

I rapporti con l’Africa Occidentale

In questo scenario, dunque, riveste un ruolo sempre più importante anche il continente africano e, soprattutto, la zona occidentale, tappa sempre più importante per i traffici della ‘ndrangheta. Occhi puntati sulla Costa d’Avorio, la Guinea-Bissau e il Ghana, i primi Paesi a finire nel mirino delle mafie, diventando cruciali basi logistiche per i narcos. A questi Paesi si aggiunge di recente anche la Libia. Citando gli ultimi dati della DCSA (direzione centrale per i servizi antidroga) risalenti al 2022, riveste un ruolo di assoluta centralità il porto di Gioia Tauro, nel quale si concentra l’80,35% dei sequestri di cocaina effettuati alla frontiera marittima, con un’incidenza del 61,73% sul totale nazionale.
E, in questo complesso scenario, si rafforza il ruolo egemone della ‘ndrangheta calabrese, l’organizzazione mafiosa italiana più insidiosa e pervasiva, caratterizzata da una pronunciata tendenza all’espansione sia su scala nazionale che internazionale ed una delle più potenti e pericolose organizzazioni criminali al mondo. Grazie alla presenza di propri esponenti e broker operativi, stabilitisi nei luoghi di produzione e nelle aree di stoccaggio temporaneo delle droghe, non solo sul territorio nazionale, ma anche a livello europeo, rappresenta l’organizzazione più influente nel traffico della cocaina proveniente dal Sud America.

I traffici dalla Libia

Secondo il report, inoltre, la disponibilità di ingenti capitali di provenienza illecita ed una spiccata capacità di gestione dei diversi segmenti e snodi del traffico le hanno permesso, nel tempo, di consolidare un ruolo rilevante nel narcotraffico internazionale, a cui altre reti criminali fanno riferimento per l’approvvigionamento dello stupefacente da destinare ai mercati di consumo.
La Relazione della DCSA mette, inoltre, in evidenza il ruolo assunto dai Paesi nordafricani negli ultimi anni, tra cui la Libia e la rotta verso Gioia Tauro. In Libia, negli ultimi 5 anni, sono stati centinaia i sequestri di sostanze stupefacenti, in particolare hashish, cocaina, eroina e soprattutto droghe sintetiche e psicofarmaci (nello specifico proprio il tramadolo). La grande maggioranza delle droghe sequestrate era destinata ai porti ed aeroporti europei, in particolare italiani, come quello di Gioia Tauro, ritenuto dai gruppi criminali dediti al narcotraffico, la “porta d’entrata” verso l’Europa. (g.curcio@corrierecal.it)

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