«La situazione di nostra figlia, Cecilia Sala, chiusa in una prigione di Teheran da 16 giorni, è complicata e molto preoccupante. Per provare a riportarla a casa il nostro governo si è mobilitato al massimo e ora sono necessari oltre agli sforzi delle autorità italiane anche riservatezza e discrezione. In questi giorni abbiamo sentito l’affetto, l’attenzione e la solidarietà delle italiane e degli italiani e del mondo dell’informazione e siamo molto grati per tutto quello che si sta facendo».
Lo affermano in una nota i genitori di Cecilia Sala. «La fase a cui siamo arrivati è, però, molto delicata e la sensazione è che il grande dibattito mediatico su ciò che si può o si dovrebbe fare rischi di allungare i tempi e di rendere più complicata e lontana una soluzione – proseguono -. Per questo abbiamo deciso di astenerci da commenti e dichiarazioni e ci appelliamo agli organi di informazione chiedendo il silenzio stampa. Saremo grati per il senso di responsabilità che ognuno vorrà mostrare accogliendo questa nostra richiesta».
Lunedì 6 gennaio alle 11 a Roma davanti all’ambasciata dell’Iran, in via Nomentana 361, il Partito Radicale convoca una manifestazione a sostegno della liberazione di Cecilia Sala, la giornalista detenuta nel carcere di Evin. «Dopo aver manifestato per quasi due anni davanti all’ambasciata iraniana contro il regime oppressivo, violento e misogino degli Ayatollah nei confronti del suo popolo – sottolineano in una nota Maurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriere del Partito Radicale – non possiamo rimanere inermi nei confronti di una nostra concittadina ostaggio di pericolosi criminali. Abbiamo piena fiducia nel lavoro che sta svolgendo la Farnesina con il Ministro Antonio Tajani ed è proprio in quest’ottica che intendiamo supportare il prezioso lavoro che si sta svolgendo in queste ore».
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